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La tecnologia ci rende poveri!

La tecnologia ci rende poveri!

04 Febbraio 2014 Carlo Mazzucchelli
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La crisi economica morde e continuerà a farlo per anni. Siamo nel mezzo di grandi rivoluzioni e non ce ne rendiamo completamente conto. Una di queste è forse più determinante di altre. E' la rivoluzione tecnologica e digitale che con i suoi dispositivi hardware, il software applicativo e di rete, sta facendo saltare vecchi paradigmi e cambiando la nostra società. A racconracelo è un libro, di recente pubblicazione dal titolo The Second Machine Age. Autori due pensatori di riferimento come Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee.

Il libro 'The Second Machine Age' (Work, Progress, and Prosperity in a Time of Brilliant Technologies) è appena uscito (gennaio 2014) e se ne parla già molto per alcune riflessioni irrituali e provocatorie che contiene oltre che per i suoi autori, nomi noti di pensatori e accademici che hanno fatto la storia della tecnologia come Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee.

L'idea di fondo è che l'impatto delle tecnologie digitali è maggiore di quanto si possa immaginare ad un livello individuale. L'evoluzione tecnologica degli ultimi trent'anni ha trasformato la nostra produttività personale con strumenti di personal computing sempre più innovativi, ha arricchito le nostre vita fornendoci di una infrastruttura tecnologica di rete che ha globalizzato le menti prima ancora che il mercato , ha reso obsolete professioni e carriere e ne ha create di nuove ed ha infine obbigato le aziende al cambiamento e all'innovazione per evitare il fallimento e di perire.

Queste trasformazioni indotte dalla tecnologia non sono nulla in confronto a quanto ha causato a livello economico e sociale.

La crisi attuale con la conseguente perdita di reddito e aumento della ineguaglianza non è solo conseguenza diretta del fallimento di politiche economico e finanziarie di stampo liberiste ma della vittoria della tecnologia che negli anni ha contribuito ad aumentare produttività ed efficienza ma ha al tempo stesso spazzato via posti di lavoro e intere filiere produttive, ha ridotto salari e capacità di spesa, ha divorato la classe media e fatto sparire migliaia di piccoli negozi, e ha reso obsolete e fuori mercato molte aziende che avevano fatto la storia del secondo millennio.

Questa la tesi di fondo dei due autori. Una tesi che negli Stati Uniti ha già scatenato un grande dibattito perchè mette al centro il progresso tecnologico nella sua veste di rivoluzione di tecnologia dell'informazione e digitale. Buona parte della discussione verte sulle considerazioni fatte al rigurado del reaganesimo e del liberismo come causa dell'aumento della diseguaglianza che ha trovato nello slogan 'we are 99%' la sua più chiara denuncia. Gli autori non negano il ruolo e l'influenza delle politiche economico-finanziarie sulla società e il benessere dei cittadini del mondo ma evidenzino il ruolo specifico che la tecnologia ha avuto nel produrre effetti simili. Lo fanno richiamando l'attenzione sul fatto che perdita di posti di lavoro, disuguaglianza, calo del reddito, ecc. sono avvenuti anche in paesi come quelli del nord europa dove la politica liberista non ha mai preso piede come la Svezia, la Germania, la Danimarca, ecc.

Seondo gli autori la prima stagnazione economica con conseguente diminuzione dei redditi della classe media è iniziata proprio in quella California che ha dato il via alla rivoluzione tecnologica digitale. Lo ha fatto introducendo sul mercato nuovi prodotti, strumenti, tecnologie che sono servite a modificare processi produttivi, filiere di distribuzione, fabbriche e posti di lavoro. Per la prima volta una rivoluzione tecnologica, invece di produrre più posti di lavoro e aumentare il lavoro, ne ha creto meno. Con un paradosso, che è aumentato il benessere personale, frutto dei benefici tecnologici e della disponibilità di innumerevoli gadget personali capaci di semplificare la vita di tutti i giorni, ma è diminuito il benessere 'sociale' ed economico di una massa crescente di persone. Felici come consumatori di possedere un tablet iPad e uno smartphone Samsung di ultima generazione, infelici per dover dare fondo a budget calanti, per non dire insufficienti a causa di redditi di lavoro in ritirata.

Il libro (sintesi dettagliata dei contenuti) propone numerosi casi di studio che illustrano bene cosa è avvenuto e sta accadendo e quanto sia valida la denuncia dello slogan dei molti 'Indigandos' del mondo. Uno degli esempi citati è quello della Kodak, un'azienda che è arrivata ad avere 150.000 dipendenti e che è stata resa obsoleta da una società di quattro persone fondata nel 2010 con il nome di Instagram (ora proprietà di Facebook). I fondatori di Kodak si sono certamente arricchiti ma hanno creato posti di lavoro, favorito carriere professionali per generazioni intere e contribuito all'arricchimento della classe media americana. Facebook al contrario ha reso immensamenti ricche pochissime persone ma ha distribuito ricchezza soltanto su 5000 dipendenti e così è per molte altre realtà tecnologiche che stanno caratterizzando con le loro proposte il mercato digitale e mobile del momento.

Senza trascurare le numerose opportunità create dalla evoluzione tecnologica, la riflessione del libro è tutta incentrata sui suoi effetti economici e sociali in termini di trasformazioni di interi mercati e di impoverimento generalizzato, soprattutto della classe media. La seconda età delle macchina ha trasformato le nostre vite rendendole pià semplici ma ha complicato il nostro vivere quotidiano ridudendo la nostra capacità di spesa. Ad essere penalizzati sono stati finora i lavori meno qualificati come quelli nei servizi e nella grande distribuzione ma oggi interessa anche attività e professionalità qualificate come i medici, i dentisti, gli avvocati, i responsabili marketing, ecc. Considerato che non tutti hanno la possibilità di lavorare in aziende leader di mercato e che i posti disposnibili sono comunque pochi, ne derivauna situazione di maggiore e diffusa povertà nella quale a trarre vantaggio sono le macchine rispetto agli esseri umani.

Chi acquisterà il libro non deve illudersi che ue accademici innamorati della tecnologia offrano soluzioni e riproste al problema da essi rilevato. Dopo aver analizzato e raccontato con numerosi esempi quanto sta succedendo sembrano anzi alzare bandiera bianca di fronte ad una rivoluzione tecnologiac che sembra diventata inarrestabile perchè capace ormai di auto-generarsi imponendosi sia come prodotto che come struttura portante dell'intero sistema economico e sociale attuale.

 

 

Brynjolfsson e McAfee un suggerimento sembrano comunque proporlo. La loro idea è che la politica potrebbe fare molto per incanalare nel modo più socialmente utile i vantaggi e i benefici della tecnologia ma soprattutto per introdurre programmi di formazione e istruzione utili a preparare le persone ad affrontare le novità e le innovazioni tecnologiche in modo da sfruttarne le potenzialità traducendole in nuove opportunità di lavoro e di benefici, individuali e sociali.

Il panorama futuro è sicuramente molto tecnologico. Quanto possa essere sociale e umano dipenderà molto dalle scelte delle persone, come consumatori, come cittadini e come individui capaci di riflettere su sè stessi e sulla loro condizione di vita per fare scelte più appropriate e utili al benessere personale.

In attesa di conoscere quale futuro è destinato ad emergere, ci si può godere la lettura di The Second Machine Age, un libro fondamentalmente ottimistico anche se con le sue riflessioni può alterare la percezione che molti hanno della tecnologia e dei suoi effetti sociali ed economici oltre che di progresso futuro.

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