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L'illusione di navigare in Rete

L'illusione di navigare in Rete

05 Giugno 2018 Carlo Mazzucchelli
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Chi ha sperimentato la navigazione di Internet alla sua nascita, l'entusiasmo che la caratterizzava e le piacevoli scoperte che faceva, oggi rischia di ritrovarsi frustrato, insoddisfatto e anche un pò arrabbiato. La curiosità che spinge alla navigazione può essere rimasta la stessa ma l'esperienza che se ne fa è ingannatrice e insoddisfacente. Sempre che si voglia vedere le cose come stanno e capire meglio i meccanismi della Rete.

La navigazione in Rete è cambiata e non tutti se ne sono accorti. Sicuramente si sta online molto di più di un tempo ma si naviga di meno o in modo molto diverso. Il tutto in un contesto Web nel quale i contenuti sono cresciuti esponenzialmente così come le opportunità di usarli e trarne vantaggio.

Interrogarsi sulla sparizione dell'esperienza della navigazione online è come chiedersi se Internet sia morto. Internet non è morto e non morirà, ma la navigazione del Web da tempo non è più la stessa. Un tempo navigare significava vivere un'esperienza da paradiso terrestre, scoprire nuove terre e superare nuovi confini. Oggi molte ricerche avvengono all'interno degli acquari applicativi di piattaforme come Twitter, YouTube o di Facebook (non a caso oggi proprietaria anche di Instagram e WhatsApp), molto attente a non far evadere i contenuti in esse raccolti e a impedire che motori diversi da quello interno possano trovarli.

Non molti anni fa, nel pieno dell'espansione della blogosfera, la navigazione regalava continue sorprese e novità, conoscenze e incontri culturalmente arricchenti. Oggi molti blog sono meno accattivanti e interessanti di un tempo, sono spariti o rintanati in spazi residuali che il motore di ricerca disdegna quasi fossero  comunità aborigine di mondi in via di estinzione.

L'esperienza online continua a essere ricca di opportunità ed eccitanti incontri ma non si naviga quasi più. A farlo provvedono gli algoritmi che, conoscendo praticamente quasi tutto dei naviganti della Rete, operano in vece loro aggregando e confezionando contenuti, link e siti web da visitare o alimentando nuove forme di comunicazione in versione di messaggio, cinguettio, immagine, video, ecc. Questi contenuti premasticati, preconfigurati e personalizzati non prevedono molte esperienze navigatorie ma solo e soltanto una'attività, quella del dito che scorre avanti e/o indietro su una lista di contenuti che scivolano sul display di uno schermo. Si scorre, si torna indietro, si attiva un video o ci si sofferma su una fotografia, qualche volta si clicca su un link per iniziare a leggere un testo che viene quasi subito abbandonato, ma non si naviga più. Forse l'unica esperienza vera di navigazione è quella che offre Wikipedia grazie ai numerosi link che propone.  

Più che un motore di ricerca Google Search è diventato un promotore commerciale al servizio di potentati che tutti conoscono con il nome di Booking, Tripadvisor, Trivago, Expedia, ecc. Quanti sono coloro che, alla ricerca di risposte per organizzare un viaggio turistico, vanno oltre le pagine riempite di contenuti e messaggi Tripadvisor? Quanta fatica richiederebbe il farlo?

Il vuoto di risposte percepito suggerisce a molti di affidarsi a quello che il Google ha presentato a video o a ricorrere ai motori di ricerca degli acquari sociali che frequenta accontentandosi di ciò che trova. E ciò che viene trovato potrebbe anche rappresentare una scoperta, sempre che tra le persone e gli account che si è deciso di seguire ci siano esperti e persone di spessore, piuttosto che persone alla ricerca costante di visibilità e di MiPiace o stelline.

Si naviga di meno anche perché è cambiato il dispositivo usato per farlo ed è aumentato il tempo a esso dedicato. Prima era principalmente un personal computer, in versione desktop, oggi sono smartphone e tablet. Dispositivi Mobile con attivi costanti meccanismi e applicazioni di messaggistica e di notifica che si fanno carico di trasmettere contenuti e input senza alcuna necessità per l'utente di chiederli o cercarli. La loro disponibilità sempre a portata di mano ma anche la loro capacità di coinvolgimento, la contestualizzazione, la personalizzazione e i servizi a essi associati rubano il tempo alle persone facendo diminuire la necessità e l'interesse per la navigazione di una volta.

La Rete è diventata così ricca di contenuti, di luoghi e di persone da poter essere paragonata a una giungla. Come tale, con il suo sovraccarico di informazione, può spaventare persone non esperte o che non hanno predisposto alcun piano organico di ricerca in modo da poter focalizzare tempo e risorse nel trovare risposte su temi particolari o domande. Più che lo spavento prevale però l'assenza di curiosità finalizzata a comprendere come si sia evoluta e quanto siano cambiate la ricerca e l'esperienza della navigazione online. Per navigare è necessario capire come i motori di ricerca operano online, da quali algoritmi sono governati e quali linguaggi utilizzare per interagire con essi. A fare la differenza sarà l'uso intelligente e tecno-consapevole del motore di ricerca in modo da comprendere, di volta in volta, se i luoghi e i contenuti da esso proposti sono parte di un viaggio esperienziale e autonomo o semplici programmi di viaggio già predisposti e personalizzati in base alle informazioni che di ogni utente ha l'algoritmo del motore di ricerca.

 

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