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Lo Zuckerberg filantropico e la miopia colpevole dei mezzi di informazione

Lo Zuckerberg filantropico e la miopia colpevole dei mezzi di informazione

04 Dicembre 2015 Carlo Mazzucchelli
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Un tempo andava di moda la contro-informazione, poi è arrivata Indymedia a ricordare che il mondo non è sempre quello che viene raccontato, oggi siamo all’omologazione della superficialità. Sono bastati un cinguettio e un selfie del fondatore di Facebook per trasformarlo in benefattore dell’umanità e, nel silenzio dei media, in un potenziale evasore. Ai cinguettii siamo ormai assuefatti, forse anche alla credulità e all'eccesso di fiducia!

Possibile che dobbiamo affidarci ai miliardari della Silicon Valley americana per risolvere i problemi della povertà e della disuguaglianza economica nel mondo? Possibile che non esistano altre narrazioni alternative capaci di trovare maggiore spazio tra i mezzi di informazione e i media e capaci di suscitare reazioni diverse dalla semplice celebrazione e brodcasting delle notizie? Tutti ci dobbiamo augurare che il fondatore di Facebook mantenga e concretizzi la sua promessa ma probabilmente cambiare il mondo e affrontare i suoi problemi è molto più complicato che guidare una società di successo come Facebook.

A leggere frasi come questa "The internet is so important that for every 10 people who gain internet access, about one person is lifted out of poverty and about one new job is created … If our generation connects them, we can lift hundreds of millions of people out of poverty. We can also help hundreds of millions of children get an education and save millions of lives by helping people avoid disease." non si può non pensare che siamo di fronte a un personaggio dalla generosità infinita e dalla bontà ancora più grande.

Ciò che colpisce di più non è la generosità supposta di personaggi come Zuckerberg ma è la monetizzazione costante di qualsiasi problema o aspetto della vita e gli effetti collaterali che questo approccio ha sulle scelte politiche e sociali. Ad esempio la beneficienza dell'associazione di Bil Gates sul tema della scuola, che in Africa ha portato sicuramente molti benefici e aiuti concreti,  negli Stati Uniti ha finito per impedire una sana dialettica su come riformare la scuola americana e/o condizionandone la direzione. Il problema non sono i soldi o le intenzioni a essi legati ma l'idea che la semplice e unilaterale monetizzazione possa essere l'intervento più adeguato e la metrica da seguire. E' un approccio che ha preso piedi anche in Italia e che sta trasformando diritti e problemi in regali a pioggia e  indiscriminati. Fanno testo i 500 euro regaati agli insegnanti per l'acquisto di libri, gli 80 euro nello stipendio in sostituzione di un valore maggiore frutto di contrattazione e merito, i 500 euro promessi ai diciottenni da spendere anche in divertimento, ecc. ecc.

Ad abboccare all’annuncio para-filantropico di Zuckerberg è stata la stampa di mezzo mondo. La notizia è stata data in prima pagina dai telegiornali italiani così come internazionali. L’enfasi è stata posta sul gesto e sulla consistenza del valore economico a esso associato (45 miliardi di dollari). Poca o nessuna attenzione è stata posta al contrario a una investigazione attenta della notizia e sul perché di un gesto tanto eclatante. Difficile pensare infatti che un gesto di questo tipo non celasse qualche inghippo o verità non detta. Quale ad esempio la volontà, da sempre espressa anche in passato dal fondatore di Facebook, di farsi regali ma soprattutto di sfuggire ai vincoli legali e societari che la legge americana gli impone e a cui sembra particolarmente allergico. Questo almeno è quanto scrivono giornalisti attenti del mercato americano e delle azioni dei protagonisti della scena finanaizaria e tecnologica americana.

Nonostante l’annuncio, Zuckenberg non è tenuto in realtà a rinunciare a nulla dei dollari versati verbalmente in beneficienza. Non ha creato alcuna associazione come quella di Bill Gates. Se l’avesse fatto sarebbe chiamato per legge a dispensare dei soldi ogni anno per le cause sociali su cui dice di essere impegnata. L’annuncio non a caso è stato fatto in occasione della nascita dell’erede Zuckenberg, un fatto che di per sé è capace di attirare attenzione e sollecitare reazioni emotive. Nella realtà è probabile che faccia parte di un tentativo di eludere abilmente il fisco americano. Pratica a cui non è nuovo visto che si è ridotto lo stipendio a 1 dollaro per non pagare tasse ed è noto che ha spostato molti dei suoi utili in paradisi fiscali.

A dirlo sono alcuni giornalisti americani che da anni fanno un giornalismo d’inchiesta analizzando e facendo conoscere all’opinione pubblica le attività di molte aziende tecnologiche che usano alla grande il marketing e i media per comunicare una visione filantropica, ecologista e attenta al progresso sociale ma che nella realtà sono focalizzate in attività con obiettivi molto diversi.

Se avesse voluto far coincidere comunicazione e annuncio con la realtà, Zuckerberg avrebbe potuto comunicare una donazione dei 45 miliardi in beneficienza, le associazioni che ne avrebbero beneficiato e le date degli assegni.

Così non è avvenuto e meraviglia molto il clamore alimentato dai media sulla non-notizia e la poca contro-informazione fatta, anche da parte di testate nazionali importanti e di alcune loro grandi firme.

Per chi fosse interessato ad approfondire il tema e conoscesse la lingua inglese può farlo con gli articoli che seguono:

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