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Namastè Smartphone

Namastè Smartphone

30 Marzo 2018 Carlo Mazzucchelli
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In un'intervista a la Repubblica Reinhold Messner racconta dei cambiamenti che il boom dell'alpinismo di alta quota e il turismo sta causando sulla cultura dei popoli insediati da sempre intorno agli ottomila dell'Himalaya. Tra i cambiamenti c'è anche la sparizione del gesto solitamente associato al saluto 'namastè' che da sempre caratterizza la cordialità e l'ospitalità dei popoli himalayani e la cultura buddista.

Viaggiando nei paesi himalayani, quando si incontra una persona è facile venire accolti con un'espressione di saluto, originaria dell'India, ma ora diffusa in molte regioni dell'Asia. Un saluto che si esprime nella parola "Namastè" (da Namas che significa prostrarsi, inchinarsi, salutare e Te che invece significa “a te”), ma anche declinato in "Namastè didi" (mi inchino a te sorella anziana), "Namastè dai" (mi inchino a te fratello anziano), "Namastè bhai" (mi inchino a te giovane fratello), "namastè bahini" (mi inchino a te giovane sorella), ecc. Il saluto  è solitamente accompagnato dal gesto di congiungere le mani all'altezza del petto, del mento o della fronte, accennando al contempo un inchino col capo.

E' un tipo di saluto sempre meno diffuso perché, come ha raccontato Messner in una intervista al giornale la Repubblica "nella mia ultima visita in Nepal, salendo da Lukla a Namche Bazar per la prima volta la gente non congiungeva più i palmi delle mani dicendo 'Namastè'. In mano tutti hanno il cellulare e osservano il mondo secondo i colossi del Web. Se hai le mani occupate non puoi unirle per salutare: l'addio a quel gesto è il congedo da una curiosità millenaria, sorgente della spiritualità. Anche il loro pensiero-sito è appiattito sull'istante, come il nostro, subito cancellato dal successivo. Questo succede in Mongolia come in Cile, in Congo e in Groenlandia. E' lo sterminio sistematico delle diversità, è la tragedia più sottovalutata del nostro tempo".

Viaggiare è sempre un'esperienza scioccante, culturale, educativa, capace di cambiare il modo di pensare e la vita stessa di chi viaggia. Superare barriere linguistiche, culturali, alimentari, ecc. non è mai semplice ma pur sempre molto stimolante e fonte di nuove opportunità. La difficoltà nasce dalla scarsa comprensione di ciò che si incontra, dalla scarsa conoscenza dei nuovi contesti nei quali ci si sta immergendo e dalla difficoltà a decodificare comportamenti, stili di vita e abitudini diverse dalle proprie. Nei paesi himalayani ad esempio il linguaggio del corpo e le espressioni facciali sono fondamentali per comunicare empatia, emozioni, gratitudine, e felicità ma anche curiosità e interesse.

L'arrivo dello smartphone

Anche nei paesi himalayani oggi tutti devono fare i conti con la pervasività della tecnologia e con i suoi effetti. L'arrivo dello smartphone ha ridotto il digital divide trasformando tutti in esseri tecnologici e mobili, dotati di display e protesi tecnologiche con le quali scrivere, comunicare ma anche muoversi e cambiare la realtà nella quale ci si è trovati a vivere.

Anche in paesi come il Nepal o il Tibet lo smartphone, le sue APP e la tecnologia in generale stanno producendo cultura e cambiando quella esistente.

La tecnologia è un agente di cambiamento capace di attrarre un numero crescente di persone e di modificare la loro vita intima e relazionale, la loro cultura, il rapporto con l'altro (il turista e non solo) e con l'autorità ma anche il concetto stesso di mobilità e di isolamento. Eliminando o riducendo le distanze il dispositivo mobile in qualche modo può far aumentare anche l'immobilità (mi siedo e aspetto, prima o poi il messaggio o la telefonata arriverà) e la stanzialità, in paesi che ospitano etnie nomadi per tradizione e cultura come le nepalesi Dolp-pa e Lo-pa dell'alto Himalya e i Raute o i Chepang delle colline.

Anche nei paesi himalayani, così come in ogni parte del mondo, lo smartphone è diventato una componente intima e fisiologica dell'esperienza di vita quotidiana. Passa così tanto tempo nelle mani delle persone da essersi trasformato in una protesi incorporata al resto del corpo. Una realtà tecnologica interiorizzata che ha certamente alcune conseguenze nelle abitudini delle persone, nelle forme di comunicazione e nel modo con cui ogni individuo dà forma alle realtà nelle quali è immerso.

Il viaggiatore e il turista

Lo sguardo posato sui display dei dispositivi tecnologici caratterizza le vie dello shopping delle città italiane così come molti itinerari turistici. Il viaggiatore incontra sulla sua strada un numero crescente di turisti impegnati a interagire con il proprio display invece di ammirare paesaggio e popolazioni. Ma sempre più spesso incontra indigeni locali anch'essi con lo sguardo intrappolato dal display del loro cellulare telefonico o smartphone. Partito con l'idea di sperimentare dal vivo l'esperienza spirituale di un saluto fatto di ritualità, rispetto ed emozioni, il viaggiatore si trova oggi a dover ricorrere a WhatsApp, a Twitter o a Facebook. Anche mentre è in viaggio tra paesaggi immacolati, punteggiati da villaggi di fiaba collocati ad altitudini impensabili e abitati da persone impossibilitate ad accogliere il visitatore con il tradizionale saluto namastè perché le loro mani sono intente a interagire socialmente attraverso un display.

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