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Nuovo iPad, nulla di rivoluzionario. Eppure si!

Nuovo iPad, nulla di rivoluzionario. Eppure si!

08 Marzo 2012 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Svanito lo spirito visionario di Steve Jobs, in Apple è venuto il tempo degli ingegneri. Lo si è visto anche durante l'evento di presentazione del nuovo iPad. Cronisti e spettatori alla ricerca costante di qualcosa di rivoluzionario sono probabilmente rimasti delusi. Eppure se si guarda in profondità emergono una visione, una strategia e un piano con cui tutti i concorrenti dovranno fare i conti.

Al centro di questa strategia e visione c'è il Retina Display, una tecnologia che fa evolvere a livelli mai visti finora il display di un dispositivo introducendo una risoluzione più alta di quella per ora disponibile su uno schermo televisivo HD.

L'alta risoluzione delle immagini, finalizzata a costruire esperienze dell'utente sempre più accattivanti, immersive e coinvolgenti, serve a definire un nuovo contesto convergente futuro nel quale TV ( Apple TV), personal computing e Cloud si integrano per fornire all'utente la possibilità di usufruire dei contenuti scaricati sull'iPad in mobilità. Il tutto grazie alle caratteritische di leggerezza, trasportabilità e adattabilità nell'uso del nuovo dispositivo mobile ma anche a quelle tecniche in termini di potenza di calcolo, ora quattro volte superiore a quella del modello precedente, connettività (ora anche LTE ) e accessori vari.

In questo contesto la componente rivoluzionaria sta nel tentativo di Apple di realizzare un dispositivo nuovo da era post-computer e post-pc integrato che permette di superare concettualmente e praticamente il personal computer tradizionale ma anche il decoder televisivo. Obiettivo di questa strategia è la realizzazione di un mondo sempre connesso e interconnesso dominato da dispositivi mobili sempre più potenti, integrati e in grado di rispondere alle nuove esigenze del cittadino mobile, globalizzato, sempre online e sociale del terzo millennio.

 

Chi ha assistito in diretta all'annuncio del nuovo iPad può avere avuto l'impressione di un 'deja-vu' che anche nelle forme e nella ritualità ripresentava cose già viste in veste nuova. Una impressione condizionata anche dalle molte indiscrezioni che hanno reso tutte le novità introdotte non-novità per tutti coloro che nei mesi precedenti avevano contribuito e partecipato alle conversazioni sul nuovo prodotto della Apple online.

Le caratteristiche tecniche e il fatto che esse siano presenti in un dispositivo che nelle dimensioni, nella forma e nella struttura non si discosta dal modello precedente possono generare in alcuni una reazione di delusione e di tradimento rispetto alla tradizione 'rivoluzionaria' e visionaria associata al marchio della Mela.

Se però si va in profondità, si chiudono gli occhi e si dimenticano gli effetti visivi della comunicazione dello Yerba Buena Center di San Francisco si scoprirà che a rendere rivoluzionario l'iPad è la sua propensione a sostituire il personal computer e a costruire un dispositivo mobile sempre connesso capace di semplificare il nostro modo di interagire con il computer. Come scritto in altri articoli di questo portale l'iPad aspira a diventare la metafora perfetta dello schermo perché l’iPAD è lavagna, è specchio, è pagina, è televisivo, è cinematografico, è.....il MONDO.

Un mondo con il quale i concorrenti si troveranno a fare i conti, Ma non potranno farlo semplicemente introducendo sul mercato nuovi prodotti tecnologicamente avanzati ma definendo nuove strategie capaci di trasformarsi a sua volta in nuovi paradigmi e visioni del futuro.

Purtroppo come diceva molti anni fa Marshall McLuhan, "il futuro del futuro è il presente" e chi non se ne fosse ancora reso conto non riuscirà mai a raggiungere e superare chi invece di quella visione si è già fatto interprete da sempre.

PS: Interessato a conoscere pareri diversi, soprattutto sul tema dell'iPad come strumento capace di pensionare per sempre il personal computer......

 


 

"...l'evoluzione della tecnologia converge in maniera analoga all'evoluzione biologica. La comparsa di archetipi morfologici suggerirebbe che l'invenzione tecnologica ha una direzione, una inclinazione in una certa misura indipendente dai suoi inventori...." Kevin Kelly

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