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Pensieri critici e fuori dal coro sulla tecnologia

Pensieri critici e fuori dal coro sulla tecnologia

03 Aprile 2016 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Sviluppare una riflessione critica sul ruolo che la tecnologia sta avendo nella vita individuale di ognuno non è semplice. Il rischio è di essere etichettati immediatamente tra gli apocalittici e i tecnocritici, tra coloro che guardano al passato e rigettano innovazione e cambiamento o come novelli tecno-luddisti. Se la grande narrazione tecnologica è fatta da tecno-entusiasti impegnati nella celebrazione della nuova religione Tecno, adottare una posizione scettica, agnostica o neutrale è già di per sé motivo di accusa e di segregazione. Ai tecno-entusiasti e tecno-dipendenti sfugge l’urgenza di una riflessione critica e la validità di una parola contraria.

Forse non è un caso che Leonard Kleinrock, di 81 anni e uno dei padri di Internet (sviluppo della famosa ARPANET), abbia sostenuto che oggi “Internet è il peggior nemico del pensiero critico perché si finisce per appoggiarsi al computer invece di dare forma ed elaborare idee nella propria mente” e perché “facciamo ricorso a Google per sostituire la nostra capacità di pensare in silenzio”. Kleinrock non ha smesso di amare la tecnologia ma neppure di elaborare pensiero critico, un’attività che gli permette di valutare Internet ancora come un’adolescente proiettata verso nuove e per il momento incomplete evoluzioni e ancora incerta sulle direzioni da prendere. In questa incertezza risiede la possibilità che a emergere sia il suo lato oscuro, malvagio, illiberale e anti-democratico e si impone la necessità di mantenere alto il senso critico e autocritico.

Apocalittici e integrati, tecno-entusiasti e tecnocritici

La recente morte di Umberto Eco ha riportato l’attenzione dei media sulla sua opera e riportato alla luce un suo testo del 1964 dal titolo Apocalittici e integrati che fu un grande successo internazionale, un successo che persiste e non si è consumato nel tempo. Le due categorie di apocalittici e integrati sono oggi usate per parlare delle promesse o degli effetti negativi del Web, dei tecno-entusiasti e dei tecno-critici o tecno-apocalittici o per interpretare affermazioni di Umberto Eco come quella riferita ai social network come frequentati da legioni di imbecilli.

Gli apocalittici di Eco sostengono che i mass media (i media sociali di oggi) portassero a un livellamento dell’offerta e a una visione conformista dei consumi, dei valori culturali, dei principi sociali e delle tendenze politiche, favorendo una visione passiva e acritica della realtà con l’assoggettamento delle esperienze personali a circuiti consumistici e commerciali.Gli integrati sono al contrario convinti che la storia è guidata dalle masse, dai loro comportamenti e dalla loro cultura, decantano il ruolo innovativo dei media (tecnologici) come strumenti di innovazione linguistica, percettiva, comunicazionale e relazionale.

“Il pensiero critico è caratterizzato dai processi mentali di discernimento, analisi, e valutazione. Comprende processi di riflessione su aree tangibili ed intangilbili con l'intento di formare un giudizio solido che riconcilia l'evidenza empirica con il senso commune. Il pensiero critico trae informazioni dall'osservazione, l'esperienza, il ragionamento o la comunicazione. Il pensiero critico si fonda sul tentativo di andare al di là della parzialità del singolo soggetto: i suoi valori fondamentali sono la chiarezza, l'accuratezza, la precisione e l'evidenza.” Wikipedia

La distinzione di Umberto Eco è stata reinterpretata e ridefinita in modo interessante da Lelio Demichelis sull’Almanacco 2016 di Alfabeta2 usando termini più attuali legati alle nuove tecnologie e dando forma a nuove categorie contrapposte di “libertari e solitari o sempre connessi ma isolati (gli Insieme ma soli del libro di Sherry Turkle), amanti della profondità o surfisti indefessi, cercatori instancabili (dubito, ergo sum) o app-isti semplificatori (credo, ergo-sum), lenti e riflessivi o impulsivi/compulsivi, laici o integralisti”.

Il dibattito associato alle due categorie contrapposte, frutto di una semplificazione di una realtà molto più complessa, vede la posizione dei cosiddetti apocalittici o tecno-critici continuare a rimanere più difficile, tendente alla marginalizzazione da  parte di una maggioranza diffusa di tecno-entusiasti che sembrano avere sposato i progressi tecnologici e le promesse della tecnologia, in termini di connettività e mobilità ma anche di flessibilità del lavoro e pervasività.

La difficoltà e il ruolo dei tecnocritici

La debolezza di quanti stanno elaborando una riflessione critico-problematica sulla società tecnologica attuale  non ne pregiudica il ruolo e la loro importanza nel contrastare la tendenza dei tecno-entusiasti e tecno-ottimisti ad erigersi a sacerdoti di una nuova religione o tecno-religione che punta a essere l’unica e alla egemonia della fede ma anche sociale, culturale e politica. Il fatto di essere tacciati come legati al passato nel loro essere antimoderni ha dell’irrazionale e dell’ideologico, impedisce lo svolgersi di un dibattito ampio e approfondito, laico e pragmatico sempre più necessario perché il dibattito non può essere sulla tecnologia ma deve tornare a focalizzarsi sulla realtà e le sue molteplici forme, siano esse sociali, culturali, politiche, democratiche, economiche e sistemiche.

«Sopra ogni cosa», dice Alfred North Whitehead in The Aims od Education «dobbiamo fare attenzione a quelle che chiamerò 'idee sterili', cioè idee che vengono semplicemente ricevute dalla mente senza essere utilizzate, o sottoposte a verifica, o usate per ottenere nuove combinazioni»

La difficoltà del pensiero critico sulla tecnologia non è casuale. A essere sotto attacco è il pensiero critico in generale, la capacità socratica (metodo socratico descritto da Platone nel Teeteto come basato sul dialogo tra maestro e allievo e consistente nell'aiutare l'allievo ad argomentare in modo corretto individuando il proprio punto di vista e riconoscendone la fallibilità) di sviluppare pensiero e ragionamento come utile antidoto e anticorpo nei confronti di qualsiasi tipo di autoritarismo, politico, economico o tecnologico.

L’attacco al pensiero critico è condotto su più fronti compreso quello scolastico (La buona scuola nasce dal pensiero critico) e dell’istruzione che non a caso vede in difficoltà le discipline umanistiche rispetto a quelle tecnologiche e scientifiche. L’attenzione è tutta rivolta alle seconde per le loro maggiori performance economiche denotando così il venire meno di una visione complessa della società della conoscenza attuale e una visione dicotomica e semplificatrice della realtà che crea una frattura tra la cultura umanistica e quella scientifica creando una nuova gerarchia di valori lacunosa perché riduttiva e incompleta.

La tante promesse disattese non impediscono il tecno-ottimismo e il conformismo

Nonostante il tecno-ottimismo abbia dato origine storicamente a grandi fallimenti e danni sociali come quelli dello sboom della new-economy (l’era decantata come caratterizzata da una crescita continua e oggi sfociata nella crisi più lunga della storia e nella stagnazione) o il più recente sboom delle APP (pochissimi hanno guadagnato, alcuni guadagnato, tutti gli altri hanno investito senza alcun tipo di ROI), la storia degli ultimi trent’anni è tutta un susseguirsi di nuovi innamoramenti tecnologici che hanno coinvolto masse di integrati del mondo predisposti al conformismo (tutti connessi, tutti con un muro delle facce, tutti con uno smartphone, tutti a cinguettare) perché l’integrazione sociale è una necessità individuale e di ogni sistema.

Il bisogno è tanto grande da fare dimenticare che l’integrazione offerta dai mezzi tecnologici è sempre ambigua perché fortemente condizionata dalle reali finalità di molte soluzioni tecnologiche, sempre più orientate e gestite a scopi commerciali e finalizzate a creare un unico e grande sistema consumistico e desiderante, feticistico e tutto centrato sull’avere (una spiegazione delle affollate file davanti ai punti vendita di Apple per l’acquisto dell’ultimo modello di iPhone). Nulla di negativo in sé, ma insufficiente a dare risposte concrete ai reali bisogni delle persone nella società fluida e flessibile attuale.

“The contemporary sedentary is someone who feels at home everywhere, thanks to cellphones, and the nomad is someone who does not feel at home anywhere, someone who is excluded, ostracized.”
Paul Virilio, The Administration of Fear

Nessuno può oggi mettere in discussione i vantaggi e le opportunità offerte dalla Rete, dai social network, dai dispositivi mobili e molte altre soluzioni tecnologiche. Ciò che servirebbe fare però è riflettere in modo critico sull’uso personale che viene fatto dei mezzi tecnologici, sulla consumerizzazione e commercializzazione di ogni aspetto della Rete, sulla crescente spazzatura informativa in circolazione, sul crescente controllo degli spazi tecnologici da parte di pochi protagonisti, sulla falsa socialità dei social network, sulle false utopie di Internet e sulle proprie credenze sul ruolo benefico della tecnologia.

Si può vivere il rapporto con la tecnologia come gli abitanti della caverna di Platone o come i residenti nella Caverna di Saramago, uniformandosi alla minore libertà e sottomettendosi al potere dei media sociali tecnologici e alle loro narrazioni. Oppure si può diventare autocritici sviluppando la capacità di dirsi il vero anche quando è un vero diverso da quello predominante. Ad esempio riconoscere quanto sia grande la solitudine individuale che emerge dalla frequentazione sincronica (unicamente legata al tempo presente e che non presta attenzione alle esperienze passate e alle conseguenze future) di social network nei quali si hanno migliaia di follower ma ci si sente sempre più soli, nei quali si crede di avere trovato l’anima gemella e si finisce per ritrovarsi nelle pagine di cronaca nera come vittime di abusi o di trappole mediatiche ben congegnate o nei quali si crede di conversare e dialogare umanamente e ci si trova a dover gestire attacchi di troll informatici (nel gergo di Internet il troll è un soggetto che opera all’interno di comunità virtuali, social network e forum postando messaggi o commenti provocatori, irritanti o fuori tema con l’obiettivo di fomentare gli animi o attaccare qualcuno) che sembrano avere come unico obiettivo la fine di ogni comunicazione e dialogo

Non basta pensare criticamente alla tecnologia

Sviluppare pensiero critico sulla tecnologia, sul suo ruolo e sulla sua volontà di potenza significa guardare con occhi diversi anche altre realtà, oggi molto connesse e interrelate con la tecnologia come quella politica ed economica.

A livello sociale significa riflettere su quante delle nostre azioni siano fondamentalmente libere e non dettate, al contrario, da motivazioni indotte da un sistema tecnocratico che per autoriprodursi sa come farci fare quello che gli serve, e sa farcelo percepire come se lo avessimo desiderato o voluto.

Significa guardare con occhio critico e non accondiscendente al ruolo della cosiddetta tecno-finanza o del tecno-capitalismo nell’affermazione di modelli di vita sempre più flessibili ma in realtà più precarizzati, più liberi ma in realtà più controllati (come ha svelato Snowden con la sua azione solitaria frutto di molto pensiero critico), più condivisi (sharing economy) ma in realtà condivisi in modo completamente ineguale tra pochi che hanno moltissimo e i più che hanno molto meno o quasi niente, significa infine, come ha scritto Eugeny Morozov in suo libro recente, fare i conti con la retorica e la ideologia liberista che ispira il capitalismo nella sua fase attuale di evoluzione e i suoi principali protagonisti, banchieri e grandi corporation tecnologiche, capaci di dominare con la loro forza la politica indirizzandone le scelte

Verso orizzonti allargati

Allargare l’orizzonte significa oggi osservare molti fenomeni sociali e politici alla luce di quanto avviene nelle molteplici realtà virtuali che abitiamo. Fenomeni come i movimenti di protesta alla Occupy Wall Street che ha avuto l’esistenza di una meteora così come meteore sono molti fuochi che animano e illuminano improvvisamente la Rete per poi spegnersi e diventare introvabili altrettanto rapidamente. Fenomeni come le primavere arabe, tanto decantate come prova delle democraticità degli strumenti tecnologici e sfociate in sconfitte catastrofiche dominate che hanno dato origine a regimi autoritari come in Egitto o alimentato il fondamentalismo di DAIISH (Al Dawla Al Islamiya fi al Iraq wa al Sham - داعش). Fenomeni come le molte proteste che in questi mesi stanno caratterizzando la vita politica italiana e che scivolano nell’ombra mediatica e nell’indifferenza dei più (tutti integrati o imbecilli?). Proteste come quelle degli esodati che da anni attendono risposte, dei correntisti delle Banche toscane e umbre a cui erano stati promessi interventi rapidi sempre dilazionati, dei ricercatori precari sempre in bilico tra l’assenza di investimenti nella ricerca e la fuga verso lidi più tranquilli ma fuori dall’Italia. I protagonisti di queste proteste si muovono nella realtà fattuale ma diventano reali solo quando diventano pedoni di realtà virtuali che trovano spazio su un display, meglio se quello di uno smartphone.

“There are eyes everywhere. No blind spot left. What shall we dream of when everything becomes visible? We'll dream of being blind.”
Paul Virilio

La pervasività della tecnologia non si manifesta solo nei milioni di gadget tecnologici che abitano le nostre vite ma anche negli automatismi algoritmici e linguistici che dominano la cognizione, governano i comportamenti e definiscono nuovi stili di vita, sia a livello individuale sia nella sfera sociale e politica. L’asservimento, nella forma di un’adozione percepita come espressione di libertà (l’obbligo di scegliere assume la forma di libertà di scelta) ai prodotti e alle forme della tecnologia, evidenzia la morte della politica e l’emergere di nuove forme di potere molto simili alle teocrazie di un tempo, che si manifesta come tecnocrazia ma conserva delle prime la dogmaticità e la violenza.

Rifiutare il credo tecnocratico significa essere fuori dal coro ed essere relegati all’interno di comunità di apocalittici tecno-pessimisti considerati per definizione perdenti e destinati all’infelicità. Un capovolgimento dei fatti e della prospettiva perché l’infelicità nella realtà tecnologica e fattuale interessa un numero ancora più grande di persone, in termini di aumentato impoverimento, precarietà del lavoro, anche di quello intellettuale e cognitivo, sparizione dei diritti e decadimento delle istituzioni che dovrebbero garantirli, inquinamento e crisi ambientale, crisi del modello di sviluppo fondato sulla crescita, aggressività generalizzata e potenziali guerre, fenomeni migratori e conflitti di civiltà.

Questa infelicità che per alcuni è diventata oggetto di analisi approfondite e di riflessioni non conformiste (apocalittiche) improntate alla ricerca di risposte diverse fondate sulla solidarietà, la lotta e la partecipazione, per molti si è tradotta in maggiore omologazione e conformismo come se per superarla fosse sufficiente non parlarne o parlarne in termini edulcorati e superficiali con il rischio di finire sedotti e abbandonati e trovarsi, prima o dopo, a dovere fare i conti con la dura realtà.

Una realtà che non è quella definita dalla connessione continua tra cervello-smartphone-social network ma quella più umana, complessa, problematica ed erotica che caratterizza la vita nei suoi rapporti intrapersonali (la relazione con noi stessi e l’intelligenza che usiamo per conoscere, capire e motivare noi stessi) e interpersonali (intelligenza usata per le relazioni con gli altri), intellettuali e emozionali, sociali e politici

Dove e chi sono i tecno-apocalittici

Il pensiero critico sulla tecnologia teso a problematizzarne e falsificarne promesse e successi per evidenziarne sia gli aspetti positivi sia gli effetti negativi, in modo laico e non te(o)cnocratico, può essere frutto di una riflessione individuale, di una crisi di rigetto da sempre connessi, di una presa di coscienza delle condizioni di vita da essa indotte o di scelte individuali finalizzate a recuperare la propria condizione di essere umano nella sua totalità.

Un altro modo per avvicinarsi al pensiero critico parte dalla conoscenza e dalla lettura dei testi dei sempre più numerosi autori di libri che offrono una visione problematica della rivoluzione tecnologica contestualizzata nella evoluzione dei sistemi umani attuali, siano essi sociali, culturali, economici o politici. Tra gli autori che stanno contribuendo a un nuova riflessione sulla tecnologia vanno sicuramente menzionati Eugeny Morozov (Silicon Valley: i signori del silicio, Internet non salverà il mondo), Jaron Lanier (La dignità ai tempi di Internet), Eli Pariser (Il filtro), Nicholas Carr (La gabbia di vetro), Paul Mason, Carlo Formenti (Utopie letali, Incantati dalla Rete), Sherry Turkle (Insieme ma soli, La vita sullo schermo), Douglass Roushkoff (Presente continuo, Programma o sarai programmato), Miguel Benasayag (Il cervello aumentato, l’uomo diminuito), John Zerzan (Il crepuscolo delle macchine), Paul Virilio (L'incidente del futuro, La catastrofe informatica), Zygmunt Bauman, Ivo Quartiroli (Internet e l’io diviso), Lelio Demichelis (La religione tecno-capitalista. Suddividere, connettere, Società o comunità. L'individuo, la libertà, il conflitto, l'empatia, la rete , Bio-tecnica. La società nella sua «forma» tecnica).  Questi gli autori i cui libri popolano oggi gli scaffali delle librerie fisiche e online e che meritano una lettura curiosa dalla quale scaturirebbe per alcuni la vogli di approfondimenti maggiori come Jacques Ellul, Herbert Marcuse, Martin Heidegger, Ivan Illich, Langdon Winner, Theodore Roszak, Günther Anders, Neil Postman e Lewis Mumford, Theodore Kaczynski (Unabomber).

Una BIBLIOGRAFIA allargata è disponibile su SoloTablet a questo LINK.

 

Bibliografia sul pensiero critico

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