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Per innovare bisogna innovare

Per innovare bisogna innovare

15 Giugno 2013 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Innovazione è diventata la nuova parola d’ordine per superare la crisi. Per crescere servono creatività e libertà rispetto ai vincoli impliciti ed espliciti che ogni realtà o contesto in cui si opera impongono. L’IT ha sempre prodotto molta innovazione, oggi è chiamata a nuove sfide. Cambiare e distruggere per innovare.

Per dirla con Lewis Carrol “quando uso una parola, il significato ad essa associato è esattamente quello che ho scelto come tale, nulla di più e nulla di meno”.

Innovare non è migliorare qualcosa che già esiste, aumentare l’efficienza di un processo, fare meglio ciò che si sta facendo. L’innovazione non è un processo lineare, gerarchico, pianificabile, legato ad un processo ma coinvolge le persone, i loro comportamenti, la loro creatività e le molte sorprese che da essa possono venire. L’innovazione non è prevedibile perché nasce dalla forza invisibile di individui che aspirano a realizzare speranze, sogni e aspirazioni e lo fanno cambiando il loro modo di pensare le loro esperienze lavorative muovendosi in terreni inesplorati con nuovi approcci e iniziative. L’innovazione va oltre il processo e accade quando in un’organizzazione nuove idee emergenti si connettono e si coagulano a formare qualcosa di nuovo.

L’innovazione nasce dall’esperienza di persone che mettono in discussione le loro conoscenze, credenze, attitudini e competenze per affrontare nuove sfide che portano a ridefinire il mondo così com’è con nuovi significati e situazioni da cui non si potrà più tornare indietro. Tutte le organizzazioni sono capaci di introdurre miglioramenti continui per rispondere più rapidamente e meglio a cambiamenti del mercato e a nuovi bisogni della clientela. Innovare non è da tutte. Richiede tempi lunghi, visione e soprattutto la capacità di creare contesti lavorativi nei quali gli individui, se forniti delle risorse necessarie, possano diventare protagonisti loro stessi di innovazione.

 

Fonte: http://www.mindmapart.com

Una lunga introduzione per contestualizzare l’argomento di un articolo che vuole parlare dell’esigenza attuale di una maggiore innovazione IT in azienda. L’information technology ha dimostrato negli anni la sua capacità innovativa dirompente con l’introduzione di tecnologie che hanno cambiato radicalmente il nostro modo di lavorare e di vivere. Dall’apparire dei primi word processor e fogli elettronici, ad Internet e ai dispostivi mobili attuali la tecnologia ha aperto infinite nuove opportunità di business e di crescita economica. Ma non sempre ai cambiamenti tecnologici seguono innovazioni nel modo in cui l’IT aziendale è pensata e praticata.

I rischi associati all’innovazione sono molteplici perché non esiste mai alcuna garanzia che un nuovo approccio o  un nuovo prodotto possa avere successo. Tuttavia ci sono rischi anche nel rinviare ogni innovazione. Un esempio su tutti, la sorte di RIM, azienda che, dopo aver innovato con il BlackBerry, si è addormentata ed è stata punita dal successo e dall’innovazione di una azienda concorrente come Apple. Apple sta ogni giorno incrementando profitti e market share, RIM è obbligata a ristrutturare, eliminare posti di lavoro e cercare nuove risorse per tornare a crescere innovando. I ritardi accumulati sono resi ancora più pesanti dal ruolo ‘disruptive’ che molte tecnologie oggi hanno, social, mobile, cloud computing e big data su tutte.

Innovare è diventato il nuovo imperativo ma per promuovere l’innovazione è fondamentale scegliere gli approcci più adeguati a partire dalle considerazioni fatte nell’introduzione di questo testo. Non tutte le aziende sono uguali perché le loro organizzazioni sono diverse, perché diversi sono i processi e le risorse disponibili, diverse sono la cultura e la predisposizione mentale al cambiamento, diversi sono gli ambiti aziendali nei quali l’innovazione è confinata e/o esperita.

 

 

Il primo passo verso l’innovazione è di aprirla al contributo di tutti, dipendenti così come partner, clienti e fornitori (stake holders). Questa innovazione può anche tradursi in processi formali e pianificati ma non deve chiudersi a nuove idee e contributi ed essere disponibile a cambiamenti radicali e repentini. Le persone coinvolte nell’innovazione devono essere sostenute nel modo adeguato perché si sono assunte grandi rischi legati a possibili risultati fallimentari ( chi lascia la strada certa per l’incerta sa quello che perde ma non sa quello che trova).

L’innovazione in azienda deve però essere accompagnata anche dall’innovazione tecnologica nel sistema paese. Le notizie su questo fronte non sono buone, anzi sono pessime, come confermato anche dal World Economic Forum che nel suo report annuale analizza la situazione di 138 paesi. Mentre nel 2006 eravamo posizionati alla trentottesima posizione, ora siamo scivolati verso la cinquantesima. Un declino che evidenzia il conservatorismo diffuso e la mancanza di capacità innovativa nel saper trasformare le tecnologie in vantaggi, per la vita quotidiana delle persone, per le aziende e per l’economia.

La realtà non è tutta in bianco e nero e nelle sfumature di grigio si nascondono molte iniziative che mirano al cambiamento e all’innovazione. Ciò che bolle in pentola di positivo non è però sufficiente. Alla declamazione della propria capacità di innovare che spesso accompagna il racconto di molti imprenditori italiani va ricordato, sempre parafrasando alcuni pensieri di Lewis Carrol che ‘per innovare bisogna innovare’.

Fonte: www.mindmapart.com

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