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Prima di regalare un MiPiace leggi quello che stai recensendo o apprezzando

Prima di regalare un MiPiace leggi quello che stai recensendo o apprezzando

12 Gennaio 2018 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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A chi abita a Milano può capitare frequentemente, spostandosi con la metropolitana o l'autobus, di assistere incuriositi e rapiti alle pratiche tecnologiche di nativi digitali impegnati nella loro interazione con il dispositivo mobile, alla ricerca spasmodica di senso con cui rivestire e giustifiare la loro vita sociale online.

Le loro pratiche d'uso del terminale tecnologico, soprattutto se collegato al mondo chiuso di Facebook sono tutte tra loro simili. Consistono nello scorrimento veloce dei contenuti pubblicati o condivisi da amici, contatti e persone sconosiute, nel condividere immediatamente una reazione, spesso senza neppure avere completato la lettura. La velocità del MiPiace è tale da essere impraticabile e impossibile ai più e un'esperienza stressante e ansiogena per il livello di urgenza che sempre impone. La velocità rende improbabile anche ogni forma di approfondimento di quanto è stato visualizzato, visto, apprezzato e valutato.

A guidare la scelta sembra essere l'immagine allegata, il titolo, il mittente, la reazione emotiva suscitata, il numero di MiPiace già espressi ma anche la tirannia del Like. È una tirannia che si manifesta nella forma di narcisismo, mancanza di tempo, velocità di reazione ma anche di affanno, stress, superficialità, ubriachezza, vendetta e assenza di approfondimento. L'affanno nasce dalla necessità performativa di arrivare prima di altri ad esprimere un commento, un giudizio o una condivisione. Il MiPiace assume la cadenza accelerata (al ritmo del Tip Tap) e senza pause delle dita che scorrono sul display del dispositivo impedendo ogni forma di rallentamento, indugio o lettura.

La tecnologia e le sue piattaforme sociali sono come una giostra che non può più fermarsi e continua a girare impedendo ai suoi viaggiatori di scendere. La sua velocità è volutamente accelerata in modo da obnubilare la vista e impedire azioni diverse da quelle necessarie per stare legati al seggiolino/seggiolone. Imprigionati e impossibilitati a scendere assumiamo la velocità e l'accelerazione come l'unica alternativa possibile e ci asserviamo alla gestione del tempo tecnologico come se non esistessero altre possibilità.

Un'alternativa in forma di via d'uscita però esiste sempre, anche nei labirinti della tecnologia, ed è praticabile da tutti ("Stavo pensando - disse Alice gentilmente - qual è la via migliore per uscire da questo bosco? Si sta facendo buio. Me lo direste voi per favore?" - Alice attraverso lo specchio di Lewis Carrol). Il recupero e la ricerca di un'alternativa non prevede scappatoie, inizia con la lentezza (un passo per volta indugiando sulle cose), la pazienza, il rifiuto delle apparenze. Solo così si può posticipare l'apposizione di un MiPiace facendolo dipendere dalla lettura, dalla comprensione del testo e dalla conspaevolezza del gesto. Leggere alimenta il cervello e sviluppa la mente, mette in contatto con una miriade di realtà che altrimenti non potrebbero mai essere incontrate o conosciute (Proust), permette di capire l'altro, le sue intenzioni, motivazioni, linguaggi e narrazioni, creare nuove analogie fonte di nuova conoscenza e ricchezza cognitiva, allargare il bagaglio del proprio sapere a cui fare riferimento per la ricerca di informazioni e rinunciare a Google, andare oltre il testo e l'autore.

Terminata la lettura ogni MiPiace assumerà una valenza forte, si tradurrà in un giudizio ponderato da cui potrebbe scaturire un commento o una email, un contatto o una telefonata ma soprattutto una maggiore consapevolezza delle realtà frequentate, una loro contestualizzazione (cosa saranno mai 1000 MiPiace per un selfie nel quale si è mostrata la propria sensualità dopo ore di trucco?) e una maggiore conoscenza e autostima. 

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