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Si parla di privacy, si riflette sugli effetti della tecnologia!

Si parla di privacy, si riflette sugli effetti della tecnologia!

17 Aprile 2013 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Un articolo pubblicato sul Guardian mette in guardia dall’invasività e dall’uso della tecnologia che aziende private e agenzie pubbliche fanno, per avere accesso alle nostre informazioni private e personali. Un avvertimento che il filosofo francese Paul Virilio sta lanciando inascoltato da molti anni e che conviene ricordare.

L’articolo del Guardian sulla privacy mi ha riportato alla mente alcuni degli scritti del filosofo Paul Virilio da me letti in passato e tutti incentrati su una ipocondria tutta 'filosofica' verso la tecnologia e i suoi effetti negativi per lo sviluppo dell’umanità.

Molte visioni e opinioni di Virilio sono anacronistiche e non sempre condivisibili, soprattutto da chi come me, ama la tecnologia, ma tutte obbligano ad una riflessione non superficiale sulla nostra assuefazione a gadget tecnologici ed a tecnologie che si stanno appropriando di spazi privati e privandoci di diritti, di cui non percepiamo neppure più la necessità. La privacy è uno di questi diritti ma non è il solo.

L’evoluzione della tecnologia e i suoi effetti culturali, sociali, economici, ecc. possono generare emozioni e sensazioni diverse a seconda del nostro essere ottimisti o pessimisti, innovatori o conservatori, tecnofobi o tecnofili.

Molte persone guardano al mondo in modo innocente e sono sempre propense alla meraviglia di fronte a qualsiasi novità o innovazione capace di sorprendere. La meraviglia e la sorpresa sono due emozioni forti e ricorrenti nella nostra scoperta quotidiana del potere della tecnologia e della sua capacità di semplificare la nostra vita. Meraviglia e sorpresa ci impediscono di sviluppare un pensiero critico e di valutare  criticamente i cambiamenti nei comportamenti, nelle abitudini, nelle relazioni e nel modo di pensare indotti dalla tecnologia.

 

Fonte: www.baekdal.com

I benefici e i vantaggi percepiti sono così numerosi che, come degli idioti, abbassiamo la guardia e non ci interroghiamo sul perché ci vengano proposte ed offerte così tante opportunità e sulle conseguenze da esse derivanti in termini di perdita di controllo e protezione dei nostri dati e della nostra vita privata e personale. Questo atteggiamento, un pò irresponsabile e non meidtato,  fa sì che non ci interroghiamo sull’uso che dei nostri dati viene fatto da Facebook, Linkedin, Google, ecc. e neppure sul modo in cui questi dati vengono utilizzati per scopi marketing e commerciali.

I nostri dati personali non sono usati solo online ma anche per altri fini. L’articolo del Guardian ad esempio cita l’esempio di una segnaletica attiva al bordo della strada capace di indicare il superamento dei limiti di velocità ma anche di visualizzare con la segnalazione i dati della targa ( presto anche della  patente ) del responsabile dell’effrazione. Una modalità sicuramente efficace per controllare la velocità, ma anche una indicazione di quanto abbiamo perso il controllo dei dati che ci riguardano. Dati sui quali, il suggerimento del giornalista è di difendere sé stessi prendendo pieno controllo dei nostri dati personali.

Fonte: www.baekdal.com

La tecnologia che fa uso di dati personali ha ormai invaso la nostra vita di tutti i giorni.

Ci sono auto capaci di memorizzare i nostri comportamenti alla guida prima di un incidente  ( i dispositivi di rilevazione diventeranno presto obbligatori, soprattutto perché imposti dalla società di assicurazione). Ci sono dispostivi tecnologici per automobile dotati di videocamera, altri che sono integrati con l'accelerometro e i sensori GPS e sono in grado di raccogliere informazioni dettagliate sul dove, il quando e il come. E si potrebbe continuare con centinaia di altri esempi.

Queste tecnologie offrono opportunità dai vantaggi evidenti ma indicano anche il livello di sorveglianza onnipresente a cui siamo tutti  sottoposti  e al rischio di vedere i nostri dati personali scaricati dalla nostra vettura, attraverso un semplice download o trasferimento file tecnologico, da chiunque fosse dotato dello strumento adeguato per farlo.  Per non parlare delle informazioni ( solitamente un semplice SMS) che vengono passate dal dispositivo di apertura alla nostra auto e che possono essere intercettate dai ladri desiderosi di impossessarsene.

L’elenco non termina qui. Bisogna tenere conto dei dati che Google, Facebook e altri social network raccolgono su di noi e che poi vendono a società ineteressate a costruirsi i nostri profili e stili di vita per inondarci di proposte commerciali e colonizzarci la mente con messaggi marketing e promozionali. Bisogna tenere conto delle informazioni sulla nostra salute che vengono raccolte da società di assicurazione con l’obiettivo di ricalcolare il rischio da ssociare alle nostre polizze assicurative. Ed infine bisogna ricordare che siamo costantemente filmati e registrati in strada, in ufficio, ecc. e che le nostre facce sono fotografate e registrate come immagini in archivi per essere usate in futuro per evetuali riconoscimenti fisiognomici.

Fonte: springinparis.wordpress.com

Per tutti questi motivi l'autore dell'articolo suggerisce al lettore di riflettere sulla perdita di controllo e sulla cessione di potere alla tecnologia. Lo fa, forse per ragioni di brevità, senza indicare soluzioni, comportamenti o strumenti. Il tema della privacy è costantemente dibattuto in rete e sollecita punti di vista contrastanti e alternativi. Senza entrare nel merito del dibattito in corso vorrei prendere a pretesto il tema della privacy per richiamare l'attenzione sull'opera di Paul Virilio, un filosofo francese che leggo da tempo e che dei temi della tecnologia ha fatto una battaglia senza per questo essere mai stato molto ascoltato e seguito. La sua è una visione apocalittica ma profetica e che ha sempre rifuggito ogni tipo di giudizio morale (Virilio è un cattolico devoto e praticante) sulla tecnologica e le sue conseguenze.

Nel suo libro forse più apocalittico e nichilista, “L’università del disastro”, edito da Cortina, Virilio ha illustrato i rischi che l’uomo postmoderno sta correndo a causa del predominio della tecno-scienza. Rischi legati alla mancanza di strumenti di difesa e di prevenzione nei confronti dei disastri che la scienza stessa può provocare nel vivere quotidiano ma specialmente in un futuro nemmeno molto lontano (il medioevo prossimo venturo?).

I temi principali del testo sono quelli del neuromarketing, dell’immagine e della televideofonia ma soprattutto dei processi legati alla sicurezza che vedono l’installazione negli spazi urbani di chip di identificazione a radiofrequenza (RFID) finalizzati a decrittare i processi decisionali delle persone ( se utilizzati all’interno di contesti commerciali quali supermercati e ipermercati) ma anche a controllarne e a monitorarne spostamenti, atteggiamenti e comportamenti.

Il rischio paventato è quello di esseri umani che rischiano di diventare automi-cyborg fotosensibili, magari grazie a chip di identificazione a radiofrequenza di nuova generazione impiantati nel nostro cervello ( il primo a sperimentare l’impianto di un chip sul proprio corpo fu lo scienziato Kevin Warwick durante il suo esperimento noto con il nome di "Captain Cyborg") o in altre parti del corpo così come già avviene ad esempio in alcune discoteche di Amsterdam e Barcellona per facilitare l’ingresso veloce ai clienti VIP.

Scatole nere, trasnponder e cellulari

Gli utilizzi di queste tecnologie sono già molteplici e toccano ambiti di applicazione molto diversi. In Gran Bretagna, ad esempio, chip e software ad essi collegati vengono già utilizzati all’interno di scatole nere, collegate a sistemi di geo-sorveglianza satellitare e sensori GPS,  installate sulle auto di conducenti che posseggono la patente da meno di tre anni.

L’installazione è richiesta dalle assicurazioni allo scopo di monitorare e controllare, in tempo reale, i percorsi stradali di questi conducenti, ma anche per rilevare la  velocità del loro veicolo, la durata di guida e gli itinerari scelti. Un’applicazione scientifica innovativa che, usata per altri scopi, potrebbe essere di grande utilità a tutti i conducenti (essere trovati i caso di guasto sperduti nelle high hills scozzesi o in un deserto) in questo caso diventa invece un possibile sistema di controllo che trasforma il conducente meno esperto in una specie di detenuto con transponder applicato al corpo.

Un paragone non esagerato e facile da comprendere. Pensate infatti al trasponder riproposto in Italia per risolvere il problema del sovra-affollamento delle carceri con l’obiettivo di mandare letteralmente a spasso i carcerati, dopo averli dotati di un sistema di rintracciamento e reperibilità geostazionaria costante,  attraverso braccialetti applicati alle loro caviglie.

Per rimanere nella realtà corrente, rintracciabili e reperibili sono ormai tutti (esclusi gli smemorati) coloro che, dotati di un telefonino cellulare, possono diventare destinatari passivi e soggetti attivi di attività promozionali finalizzate al marketing e alla vendita di prodotti al consumo. Il telefonino, in attesa che le nuove frontiere della scienza ci costruiscano addosso camicie e vestiti elettronici maggiormente invisibili e sofisticati, è diventato una specie di bussola cellulare pronta a reagire a qualsiasi telecomando marketing o ideologico ( campagne Tim e Vodafone ma anche uso degli SMS in campagna elettorale).

Da strumento espressivo e di comunicazione il telefono cellulare diventa, in questa visione, il veicolo principale per farci ‘imprimere’ ( troppo tardi per avere una vita privata?) da ologrammi e messaggi mediatici che accelerano in modo esagerato la comunicazione in tempo reale per obbligarci al qui e subito della realtà tecno-scientifica in cui viviamo.

Fonte: rt.com

Una visione in positivo

La visione in negativo di Virilio, utile alla riflessione e quindi non facilmente annullabile,  è compensata in positivo dai molti utilizzi che delle nuove tecnologie viene fatto dalle persone  ma anche da realtà quali banche, ospedali, istituzioni e organizzazioni in genere. Le nuove tecnologie MEMS, WiFi, RFID ecc. non manderanno  in pensione soltanto i codici a barre ma diventeranno in futuro ambiti e strumenti di sperimentazione per applicazioni sull’essere umano.

E’ recente la notizia dell’impianto di elettrodi o chip RfID nella corteccia cerebrale di pazienti ammalati di Parkinson e di epilessia o colpiti da paralisi. L’intervento permette ai medici di memorizzare su un computer i segnali neuronali del  paziente in cura ma anche di mandare stimoli neurali al cervello e di attivare nuovi sistemi di monitoraggio e supporto denominati come telediagnostica e telecaring.

Questo ulizzo fatto su malattie ancora senza risposte definitive è già largamente praticato, anche in Italia, per tenere sotto controllo il percorso diagnostico e terapeutico di un paziente generico. Il sistema prevede il ricorso a transponder (braccialetti) o a chip incapsulati in membrane apposite e iniettate sotto forma di capsule nelle parti grasse del corpo e capaci di comunicare in tempo reale il loro contenuto informativo (storia medica del paziente, situazione clinica, livello di temperatura corporea ecc.) alle strutture mediche di accoglienza in caso di urgenze o ricoveri.

Il ricorso a tecnologie di questo tipo si va diffondendo soprattutto in quegli ambiti presi in esame dal filosofo citato in questo articolo quali la mobilità, i trasporti, il marketing ma anche la logistica e i servizi nella pubblica amministrazione ( nel 2007 la crescita italiana complessiva si è attestata, secondo un’indagine del laboratorio RFID del Politecnico di Milano,  intorno al 20%) .

Nella grande distribuzione i sistemi di rintracciamento e reperibilità delle merci hanno reso la logistica e la produzione più efficienti non soltanto nella gestione della mobilità dei prodotti ma anche negli assemblaggi, nell’automazione, nella manutenzione e nella soddisfazione delle esigenze della clientela.

Fonte: www.gordoncheung.com

Visibilità come asset

Merci e prodotti quindi, ma anche individui e comunità, attraverso le nuove tecnologie (Wi-Fi RFID, UWB-Ultra Wideband, GPS, passive RFID, Choke-Point ecc.) diventano maggiormente visibili (ma dove vai se il Tom Tom e l’iPhone non ce l’hai?) e in grado di fornire al mondo esterno informazioni di auto-identificazione che dovrebbero facilitare la comunicazione, lo scambio, le transazioni e le relazioni.

La visibilità in questione assume un’importanza particolare per le aziende intenzionate a monitorare innanzitutto i loro asset materiali, le postazioni e collocazioni geografiche di questi asset e il loro stato ( attraverso il ricorso a sensori e sistemi di telemetria). Peccato poi se la stessa tecnologia Choke-Point applicata ad un consumatore permette di identificare immediatamente il passaggio di un cliente ‘taggato’ (dotato di transponder)  attraverso un lettore apposito posto in un’area di accesso/porta e di raccogliere su di lui informazioni e conoscenze utilizzabili per scatenare nuovi eventi, segnalazioni di allerta e allarme, volti a modificare o a incidere sui suoi comportamenti, le sue interazioni con l’ambiente e i suoi processi decisionali.

La  rintracciabilità delle persone grazie alla visibilità che l’utilizzo congiunto di tecnologie RFID e tecnologie wireless garantisce, permette oggi al mercato dell’ospitalità, hotel ma anche bagni marittimi e parchi di divertimento alla ‘gardaland’, di rendere più efficienti i loro processi operativi e organizzativi e di offrire numerosi servizi ai loro clienti aumentando la loro soddisfazione.. Parliamo di servizi di salvaguardia della sicurezza delle persone, di servizi context-based e di monitoraggio degli asset materiali delle persone in viaggio.

Nel primo caso attraverso il monitoraggio dell’ambiente è possibile ritrovare dei bambini che si sono persi nella folla e riconsegnarli senza conseguenze ai loro parenti, nel secondo caso fornire servizi diversi e di qualità in base a dove un cliente si trova fisicamente, nel terzo caso monitorare e rendere sicure apparecchiature elettroniche quali personal computer, palmtop o cellulari in dotazione del professionista o manager in viaggio.

Nel retail con l’obiettivo di favorire esperienze all’acquisto sempre più attraenti e ridurre i costi operativi le nuove tecnologie vengono utilizzate per analizzare i movimenti, i comportamenti e le scelte di prodotto dagli scaffali del supermercato e  per modificare successivamente, sulla base delle informazioni raccolte, il layout e la disposizione dei punti vendita. Ma anche per comunicare ai clienti e a quelli potenziali informazioni utili ad indirizzare non soltanto i loro movimenti verso determinati spazi commerciali ma pure le loro motivazioni all’acquisto e le loro decisioni finali. Infine dotando di chip RFID i molti prodotti costosi in vendita la grande distribuzione ha iniziato a vincere alcune battaglie importanti nella guerra ai ladri professionisti e a quelli, forse più numerosi, occasionali.

 


Applicazioni di monitoraggio degli accessi e localizzazione di risorse vengono oggi utilizzate anche all’interno di scuole e università, dalla polizia e in ambiti militari. L’elenco è lungo e potrebbe continuare perché le tecnologie di rintracciamento, reperibilità e visibilità stanno facendo progressi continui. Per collegare la parte in positivo del mio articolo con quella iniziale, credo sia utile completare questo elenco illustrando un nuovo ambito di applicabilità delle tecnologie RFID illustrato nella prima metà di quest’anno al convegno RFID tenutosi a New York per il mercato della moda e per i produttori di prodotti di abbigliamento. La soluzione prevede, già nella fase di produzione, l’inserimento di chip nei vestiti con l’obiettivo di migliorare la gestione dell’inventario e prevenire la scomparsa/perdita/furto del prodotto. Sulla carta la soluzione presenta concreti benefici e vantaggi sia per i produttori sia per gli operatori della moda ma può incidere sulla privacy delle persone e sulle loro libertà di movimento personali.

Per questo motivo un folto gruppo di manifestanti ( collegati alle iniziative dell’esperta di consumi Albrecht Katherine  e al suo lavoro sui Spy Chips) hanno manifestato di fronte alla sede del convegno per sottolineare l’avversità ad un mondo composto da elementi, anche umani, sempre più geolocalizzabili e come tali maggiormente controllabili, raggiungibili e manipolabili.

Con autoironia i manifestanti hanno suggerito ai convegnisti di proporre l’adozione di tecnologie RFID anche per i pavimenti, le porte e le tegole dei tetti per assicurare così ad aziende e governi un controllo completo sulle persone. Mostrando scarso senso dell’umorismo il manager di un’azienda ha raccontato invece come funzionino i meccanismi RFID già attivati all’interno degli spazi commerciali del marchio da lui rappresentato. Questi meccanismi, associati a banche dati in grado di fornire informazioni utili a conoscere il profilo del cliente, non violerebbero alcuna privacy o libertà personale perché vengono disattivati appena il consumatore abbandona il negozio. Approccio interessante che permette all’azienda in questione di riattivare e risvegliare il chip o RFID in questione ogni qualvolta ne sentisse la necessità, ma anche senza che il cliente interessato ne possa venire a conoscenza diretta.

Fonte: mindcon.wordpress.com

Paul Virilio, letture consigliate

Virilio non possiede auto, televisore, computer ( eppure ha contribuito a lanciare internet in Farncia) e telefono cellulare ma, come sottolinea lui stesso, usa il telefono di casa, il gas e l’elettricità e qualche volta ascolta la radio.

“L’inventore della nave è anche l’inventore del naufragio” Paul Virilio

La critica principale di Virilio alla tecnologia è di avere introdotto il culto della velocità e della accelerazione e di avere omologato le nostre scelte in moto totalitario e impositivo. La velocità non è la soluzione, aumenta i rischi, come sanno coloro che, dotati di auto sportive e veloci, sperimentano l’ebbrezza dei 200 km orari e impedisce la visione laterale, la sola capace di avvertirci di pericoli incombenti e non percepiti dalla nostra vista frontale.

L’ubiquità e l’istantaneità uccidono la conoscenza!

Per saperne di più meglio leggere i libri del filosofo. Ecco i miei preferiti:

università del disastro

L'università del disastro
Virilio Paul, 2008, Cortina Raffaello
€ 13,60 (Prezzo di copertina € 16,00

bomba informatica

 

 

La bomba informatica
Virilio Paul, 2000, Cortina Raffaello
€ 12,32 (Prezzo di copertina € 14,50


Città panico. L'altrove comincia

Città panico. L'altrove comincia qui
Virilio Paul, 2004, Cortina Raffaello
€ 8,33 (Prezzo di copertina € 9,80

arte dell'accecamento

L'arte dell'accecamento
Virilio Paul, 2007, Cortina Raffaello
€ 7,22 (Prezzo di copertina € 8,50

procedura silenzio

La procedura silenzio
Virilio Paul, 2001, Asterios
a cura di Pagano F.
€ 8,50 (Prezzo di copertina € 10,00

strategia dell'inganno

La strategia dell'inganno
Virilio Paul, 2000, Asterios
a cura di Pagano F.
€ 8,50 (Prezzo di copertina € 10,00

 


 

 


 

 

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