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Referendum terremotato

Referendum terremotato

02 Settembre 2016 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Il passo è lento ma ben misurato e destinato a portare lontano. E’ un passo molto studiato e ancor più pianificato, mai comunicato e ancora meno reclamizzato. Il piano è marketing e mediatico, perfettamente legittimo e politicamente corretto, oltre a essere anche ben gestito e agito. Lo strumento principe non è più il cinguettio, ormai usato solo dai politici, ma è tornato a essere il messaggio televisivo. Tutti possono infatti cinguettare ma pochi posseggono e/o controllano canali televisivi.

A rovine ancora in movimento, persone da salvare e scosse sempre attive non era certo il caso di rinfocolare la dialettica e lo scontro sul Referendum Costituzionale. Ora che i morti hanno un numero e tutti o quasi i terremotati una tenda, si può piano piano tornare alla situazione pre-terremoto e parlare anche di qualcosa di diverso. A riuscirci però, perché dalla scossa 6.0 del 24 di agosto a uscire terremotato è stato anche il Referendum, o almeno il suo esito, mai scontato ma indicante tempesta per i sostenitori del SI e del governo in carica.

Tutta l’attenzione dei media è stata giustamente catturata dall’evento e dalle sue drammatiche conseguenze. Ora l’attenzione si è rivolta anche alle cause di alcuni crolli e alla ricerca delle eventuali cause, responsabilità e colpe. Pochissima o nulla attenzione è stata invece dedicata a un altro fenomeno, mediaticamente interessante, la sparizione del presidente del consiglio dalla scena.

Non è che sia proprio sparito, anzi contando il numero di volte che è stato visto, è apparso in video molto di più di quanto non sia successo subito dopo la sconfitta alle amministrative. Dopo che, avendo sembra ascoltato il guru americano che lo segue e che gli aveva consigliato di volare basso se voleva cercare di vincere il referendum, aveva scoperto la pratica dello scomparire. Arte ben conosciuta da un suo predecessore, maestro e cerimoniere dei media televisivi e non solo.

Il terremoto ha permesso un’interpretazione diversa dello scomparire, tutta focalizzata sul secondo piano, sull’ologramma, sul trompe oeil  e il background, sull’esserci e il non esserci, sul fare finta di esserci nascondendosi in mezzo alla folla come è successo ai funerali di Amatrice (dove erano finite le guardie del corpo? Non se ne vedeva alcuna!). Una interpretazione piena di giustificazioni e di eccezioni, come quelle dei meeting europei e di altri eventi nazionali e internazionali, di politica e di economia.

Il tono della voce è cambiato, è sempre assertivo ma il volume è più basso e il ritmo lento e cadenzato. Cambiati sono anche linguaggio del corpo e comunicazione non verbale. Sempre rilassato e sicuro, tranne quando gli pongono domande sulla minoranza PD, sembra avere deciso di ostentare minore insofferenza alle domande e di portare a galla una timidezza celata, come a chiedere scusa dei comportamenti da bulletto di periferia precedentemente manifestati e che gli sono costati il distacco da buona parte del paese. Sul terreno corre di meno e stringe più mani ma  mostra il solito dinamismo che lo ha sempre caratterizzato, ricordando ad alcuni altre corse storiche del passato ma con camicie di colore diverso.

Nessuno potrebbe rilevare nel cambiamento in atto un’intenzionalità legata al referendum costituzionale. La sua mutazione può benissimo essere l’espressione e la rappresentazione del comune sentire di cittadini che non credono più ai politici e alla loro politica e che proprio per questo chiedono loro un passo indietro e il silenzio. Rimettersi in sintonia con i cittadini elettori è cosa normale e se il risultato è positivo tanto meglio. Meglio anche per il risultato del SI al referendum! E qui nascono i primi sospetti su una recita ad arte che non cerca applausi ma vuole raccogliere gratitudine, espressa attraverso una scelta di campo precisa al momento del voto. E’ una recita sempre ricca di gesti manipolatori usati per comunicare emozioni ma che tradiscono spesso una certa ansia e il timore che chi osserva possa cogliere l’arte del mentire.

Il cambio di strategia televisiva, se ne esiste effettivamente una, non sarebbe possibile se ne frattempo non fosse cambiata la composizione del panorama dei media, in particolare quelli televisivi, ora tutti o quasi allineati sulle posizioni governative. Il nuovo modo di mostrarsi in pubblico, apparire e gesticolare del presidente del consiglio è raccontato in questi giorni terremotati con numerosi servizi sulle zone colpite. Nessun servizio o quasi ha al suo centro Renzi ma in quasi tutti vi appare. Il tema del referendum è completamente sparito come se il referendum avesse mandato in frantumi il copione che era già stato preconfezionato con parti anch’esse già assegnate per preparare il voto. Tutta l’attenzione è posta sul terremoto ma finalizzata a uno scopo, vincere il referendum che verrà. Nel panorama televisivo di questi giorni un encomio a parte va probabilmente al TG3, capace di dedicare anche fino a 25 minuti dei 30 disponibili alle notizie sul terremoto. Una scelta editoriale non criticabile se non fosse evidente la strategia che la anima!

Il terremoto ha aperto una fase nuova. Per un attimo è sembrato che con il suo rumore che viene dalle profondità fosse riuscito a far tacere i professionisti specializzati della politica, poi si è capito che era solo una pausa alla quale hanno fatto seguito innumerevoli dichiarazioni per esprimere solidarietà, per chiamare all’unità e per dire la propria su come spendere i soldi che verranno stanziati per la ricostruzione. L’urgenza dettata dall’evento del terremoto è reale ma sarà usata in modo mirabile da chi cadenzerà fatti, notizie, eventi legati alla ricostruzione per mostrare la forza di una leadership, la sua capacità di mantenere le promesse e la validità delle sue strategie.

Non è detto però che tutto ciò funzioni. Il distacco tra classe politica e rappresentati, tra potere e cittadini è grande ed è probabilmente il vero terremoto che sta cambiando molte realtà politiche e nazionali. E’ un terremoto che viene da lontano alla ricerca di momenti di verità nei quali far capire che l’aria è cambiata. Uno di questi momenti di verità sarà il Referendum Costituzionale che sarà in ogni caso occasione per esprimere molto di più di un SI o di un NO. Sempre che esso però venga realizzato. Il terremoto di Amatrice ha infatti terremotato con la sua prima scossa anche il Referendum. Le scosse di assestamento in atto non sono prevedibili ma potrebbero portare anche allo spostamento del voto a data da destinarsi. Soprattutto se la nuova strategia mediatica non desse (in base ai sondaggi che probabilmente vengono eseguiti ogni giorno) i risultati perseguiti e desiderati.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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