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La spending review del mercato ICT

La spending review del mercato ICT

30 Gennaio 2013 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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In fase di avvicinamento alle elezioni del 24/25 di febbraio e abbacinati dalle promesse elettorali di tutti (più o meno) i candidati alla presidenza del consiglio, possibile che molti abbiano dimenticato la spending review, la riforma delle pensioni e la riforma del mercato del lavoro. Chi tra i molti non ci si ritrova può tranquillamente fare i conti con la realtà della realtà e verificare che non c'è trippa per gatti. Neppure per coloro che operano in un mercato che negli anni ha garantito lauti stipendi ed esaltanti provvigioni commerciali.

Punto di partenza di questa breve riflessione è l'indagine, condotta da Assintel, sulle competenze nell'ICT italiana che ha evidenziato come il colore predominante sia ancora il rosso e che l'unico orizzonte sereno sia per il momento quello delle tecnologie digitali. Una riflessione utile, credo, anche per quanti visitano il nostro portale, siano essi operatori del mercato ICT o del mercato del digitale, giovani in cerca di idee su dove investire le loro conoscenze e competenze o persone, non più giovani e non ancora pensionabili, alla ricerca di una seconda giovinezza (in Fornero they trust).

Cominciamo dai dati raccolti da Assintel e così riassumibili:

  • il mercato, composto nel 2012 da 132.000 aziende con un totale di 612.000 (6 per azienda? ) addetti è in contrazione
  • le persone impiegate continuano a vivere situazioni di sofferenza con stipendi calanti, sia perchè non reggono l'inflazione, come tutti gli altri stipendi italiani, sia perchè in calo costante
  • le retribuzione sono calate complessivamente del 2.8% a cui andrebbe aggiunto il valore dell'inflazione e non reggono il passo delle retribuzioni degli altri comparati aziendali non ICT
  • ci sono delle eccezioni per persone con competenze web e analisi dei dati ma anche queste figure professionali stanno semplicemente un pò meno peggio

"In questo ciclo economico insistentemente negativo, la nostra maggior preoccupazione è il progressivo depauperamento di ciò che è più prezioso per le aziende ICT: i talenti e la capacità innovativa. Il contesto politico-normativo non sembra però rispondere efficacemente al nostro allarme, mediamente inefficace nel rilanciare il mercato, e ancor di più nell'agevolare e sostenere imprese ed imprenditori." -
Giorgio Rapari, Presidente di Assintel

  • non diminuiscono gli addetti ma, una analisi attenta dei dati indica come il fenomeno reale vede un deflusso consistente e costante, in modo particolare nel mercato dei servizi, del software e del canale,  da posizioni di lavoro dipendente a forme contrattuali atipiche, pagate meno e con minori garanzie individuali
  • la situazione contingente è resa problematica dalla mancanza di investimenti adeguati in ricerca, sviluppo e innovazione che si traduce in una obsolescenza e inadeguatezza delle infrastrutture ICT esistenti ma anche in una carenza (52% in alcune realtà e ambiti) cronica di nuove competenze utili per aggiornamenti e implementazioni di nuove tecnologie
  • la situazione è critica anche per i liberi professionisti che devono convivere con una situazione di mercato nel quale calano ancora i valori delle tariffe professionali, un trend che si manifesta da circa dieci anni e che non sembra incanalarsi verso un recupero consistente nel tempo ( quello dell'anno scorso rispetto al 2011 è stato minimo, con valori comunque sempre negativi )
  • drammatica sembra essere la situazione dei giovani e dei neolaureati in discipline informatiche: le loro retribuzioni sono inferiori del 5.2% rispetto alla media dei giovani occupati, e anche il recupero che avviene dopo i primi tre/quattro anni non serve comuqnue a chiudere il gap differenziale
  • stanno meglio i diplomati ma con i laureati condividono una percezione del mercato in cui operano che illustra bene la situazione dell'intero mercato, non solo ICT, italiano: la carriera non dipende da skill, competenze ed esperienze ma principalmente da raccomandazioni e conoscenti, da fortuna e dalla disponibilità a lavorare duramente
  • si stanno aprendo nuove frontiere e nuovi orizzonti sul fronte del digitale
  • l'unico orizzonte sereno sembra essere quello llegato alle nuove tecnologie e alle tendenze note come Cloud Computing, Web, Big Data, Social, Collaboration e Mobile; tutti questi ambiti sono in forte evoluzione e stanno gettando le basi per una esplosione di investimenti e opportunità future, appena la crisi attuale sarà superata
  • sui nuovi mercati tecnologici vorrebbero muoversi rapidamente quasi tutte le aziende, ma a rallentare il pecorso è la mancanza di risorse (40%), di competenze adeguate (30%) di percorsi formativi adeguati (40%)
  • questa carenza spinge alla ricerca di nuove risorse, ricerca che coinvolge per il momento il 17% delle aziende intervistate

 

Fonte: www.interthree.it


Fin qui la fotografia di Assintel fatta con l'aiuto di IDC. Una fotografia non esaltante che non deve ingannare. I numeri si prestano infatti ad alcune considerazioni. Se non diminuisce il numero degli addetti ( 612.000 ), di essi non viene fornita alcuna cifra di quanti sono coloro che, per scelta (per sopravvivere) o per forza maggiore (nessuna alternativa), sono passati da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato ad uno atipico, a progetto e a tempo determinato. Per non parlare di quanti sono gli addetti imprigionati nelle modalità di lavoro associate al manpower e akl body rental.  Assente anche una quantificazione delle persone costrette ad operare in questo mercato come semplici partite IVA.

La situazione del mercato del lavoro nel settore ICT non è diverso da quello generale ( vedi ad esempio i dati pubblicati e analizzati in una ricerca eseguita dal professor Ricolfi ) . A fronte di un costo medio per dipendente che è tra i più bassi in Europa, la pressione fiscale è tale da ridurre drasticamente anche il salario più ricco, salario che comunque rimane nella zona Euro relativamente più basso.

L’indagine Assintel non prende in considerazione e non fa emergere la realtà che molti operatori del settore ben conoscono da anni. Il mercato ICT è composto prevalentemente da realtà aziendali dalle piccole dimensioni che sono proliferate per due motivi principali, la pratica del manpower, ossia il ricorso costante a personale esterno e generalmente sottopagato e la fuoriuscita di personale considerato anziano che è rientrato nel mercato con una offerta concorrenziale che ha finito per incidere sull’occupazione stabile e ben retribuita.

Infine è utile sottolineare alcune problematiche di tipo strutturale quali  (1) la lentezza dell’università italiana nel dotarsi facoltà tecnico-scientifiche e corsi utili agli studenti per entrare con le conoscenze e competenze giuste nei nuovi mercati, (2) organizzazioni obsolete nelle quali continua a prevalere una logica gerarchica guidata da amicizie e da raccomandazioni più che dalla collaborazione, la capacità relazionale e la competenza. (3) incapacità della classe dirigente nel gestire in modo strategico l’IT aziendale predisponendo quanto serve per favorire cambiamento e innovazione,  (4) crescita dei costi a causa di un mercato dominato da un numero limitato di fornitori globali e dalla dipendenza di molti dipartimenti IT nei loro confronti per le scelte fatte in passato e per il timore di cambiare,  (5) smantellamento dei centri di ricerca e sviluppo interni all'aziende (riduzione dei costi e spending review) per trarre vantaggio, a livello di costi, da risorse esterne, non sempre adeguatamente competenti,  (6) diffusione del body rental e calo costante delle tariffe professionali.

Se la situazione non cambierà nel 2013, facile immaginare che molti professionisti con competenze, skill e professionalità di eccellenza possano cercare nuove opportunità in termini di carriera professionale e di compensi al di fuori dell'Italia. Uno scenario da scongiurare soprattutto nella fase attuale che prevede interventi importanti finalizzati al cambiamento e alla innovazione.


Sarebbe interessante sentire il parere di chi in questo mercato opera

Fonte: http://www.20centesimi.it/

 

 

 

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