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Tecnoliquidi in una realtà sempre più solida e piena di muri

Tecnoliquidi in una realtà sempre più solida e piena di muri

06 Settembre 2017 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Per anni abbiamo tutti condiviso la metafora del sociologo Zygmunt Bauman sulla società liquida. Oggi di fronte ai numerosi muri che si ergono ovunque nel tentativo di proteggere e separare, rafforzare i confini e ridisegnare zone di influenza, la metafora della liquidità non sembra più essere adeguata a comprendere e a spiegare il nuovo che avanza. In questa realtà tutti devono fare i conti anche con il nuovo e pervasivo ruolo assunto dalla tecnologia. Un ruolo che ha avuto la sua parte importante nel generare liquidità e incertezza ma che ha contribuito anche alla formazione di una nuova categoria di persone, definibili come tecnoliquidi e testimonianza di una liquidità che forse non è ancora stata sconfitta.

Tecnoliquidi

Il neologismo nasce dalla fusione della parola tecnologia e del termine liquido nell'accezione usata dal sociologio Zygmunt Bauman per descrivere l'uomo digitale e 2.0 che caratterizza la società liquida. Il cittadino liquido descritto da Bauman vive una vita sociale caratterizzata da elevata instabilità degli eventi, da cambiamenti imprevedibili e da incertezza esistenziale. Molta parte di questa incertezza, inprevedibilià e frammentazione dell'identità individuale, dipende dalla diffusione e dal potere assunto dalla tecnologia nel mondo moderno. La tecnologia e la sua applicazione sistematica hanno globalizzato e interconnesso il globo terrestre. Hanno accelerato la mobilità e l'interazione, ma hanno anche deregolamentato e flessibilizzato il mercato, fatto aumentare povertà, disuguaglianza e disoccupazione e trasformato in virtuali le molte reti sociali che, con i loro solidi legami, costituivano la struttura portante della vita sociale e della tradizione. Il risultato è una società moderna percepita come priva di confini e barriere, recinti fortificati e posti di frontiera ma diventata liquida e friabile nella sua continua mutevolezza e virtualità da cui genera incertezza e provvisorietà.

La società tecnoliquida

La società tecnoliquida è una realtà reticolare e sempre connessa, in continuo mutamento di forma, nella quale tutti vivono realtà parallele e virtuali con identità digitalizzate e dipendenti dagli strumenti tecnologici usati per cinguettare, messaggiare, navigare e socializzare. I tecnoliquidi sperimentano realtà parallele nelle quali i confini e i limiti della realtà fisica scompaiono per assumere forme di realtà mutevoli e in continuo e veloce cambiamento. E' all'interno di quest'ambiguità tra realtà e virtualità che il tecnoliquido sperimenta le nuove relazioni tecnomediatiche e virtuali, vede nascere nuove emozioni e impara nuovi linguaggi di espressione utili a socializzare ma anche ad acquisire nuova conoscenza. Un'attività in cui esplora e sperimenta nuove tecnologie e nuovi media, facendovi affidamento crescente in tutti gli ambiti di vita, sia personale che professionale, individuale o sociale.I tecnoliquidi vivono un'esperienza individuale caratterizzata dalla presenza di molta tecnologia e dall'elevata fluidità. L'una e l'altra viaggiano veloci, non mantengono a lungo una forma fissa, non definiscono territori o spazi territoriali e non legano il tempo (cit. da un libro di Bauman 5) alle lancette di un orologio. Per Bauman, se l'evoluzione e le sue tendenze attuali dovessero proseguire, uomini e donne tecnoliquidi "...verrebbero riplasmati sul modello della talpa elettrica, l'osannata invenzione dei primi anni della cibernetica, prontamente acclamata come l'araldo dei tempi futuri: una spina a rotelle che si trascina alla disperata ricerca di prese di corrente a cui collegarsi". L'incertezza del cittadino tecnoliquido è quella del consumatore mobile preoccupato che la carica della batteria del suo dispositivo mobile non regga e di non trovare una fonte di alimentazione nelle vicinanze. In loro aiuto giungono le numerose distopie che raccontano mondi futuri senza batterie o con nuove batterie usa e getta, distopie perfette per sedare le paure emergenti ma insufficienti per tranquillizzare i tecnoliquidi moderni.

Tecnoliquidi alla ricerca di nuove esperienze

Consapevoli di vivere in un vuoto comunitario e praticanti di un individualismo, espressione esso stesso della società moderna, i tecnoliquidi sono alla ricerca costante di esperienze comunitarie, di spazi sociali e gruppi a cui aggregarsi. La loro 'voglia di comunità' si esprime nella frequentazione assidua degli spazi abitati della rete e di social network. Spinti dal desiderio di entrare a far parte in modo certo e duraturo nel tempo di reti sociali di contatti e nuove comunità, i tecnoliquidi cercano conferme alla loro identità nei contatti sociali con gli altri e nell'approvazione dei membri della comunità. Frastornati dalla globalizzazione derivante dal possesso e dall'uso delle nuove tecnologie, i tecnoliquidi sono alla costante ricerca di una casa (il ritorno alla caverna di Platone), confortevole e accogliente, nella quale rifugiarsi per ritrovare solidità, serenità e tranquillità, consapevoli sempre della transitorietà e momentaneità della loro esperienza.

Lavoratori tecnoliquidi

Tecnoliquidi sono diventati i molti lavoratori, resi disoccupati o esodati dal perdurare della crisi, dalla ristrutturazione corrente del turbo-capitalismo finanziario ma anche dall'applicazione delle tecnologie sul luogo di lavoro che ha visto l'intrudizone massiccia di robot, droni e altri prodotti tecnologici in grado di sostituirsi all'uomo nello svolgimento di numerosi ruoli e altrettante attività. Convinti sostenitori del progresso tecnologico, oggi i lavoratori tecnoliquidi scoprono che il progresso non premia tutti allo stesso modo e che le profezie di benessere crescente poggiavano su fondamenta a loro volta liquide e piene di lacune. La situazione che ne deriva vede l'impiego di migliaia di Robot, solidi nella loro struttura fisica e robusti in quella elettronica, nei magazzini di Amazon e nelle fabbriche di Foxconn, mentre i tecnoliquidi sono obbligati ad arrabattarsi quotidianamente alla ricerca di una solidità (pe ironia definibile come liquidità di denaro) economica in grado di garantire loro al sopravvivenza e la speranza.

Tecnoliquidi felici

Tecnoliquidi felici sono sicuramente i ricchi e i potenti, sia perchè dotati delle migliori tecnologie disponibili sul mercato, sia perchè insofferenti a qualsiasi cosa sia ritenuta durevole, storicamente ancorata e ricca di valori duraturi. Convinti che la società non esiste (citazione dalla Lady di Ferro) e propugnatori del potere dell'individualità, questi tecnoliquidi usano la tecnologia per affermare la loro identità e individualità (ruolo) sociale, si vantano nella loro ricerca costante di un benessere e tornaconto personale e sono silenti e amorfi nei confronti di un potere, di cui spesso fanno parte, che mira a favorire la liquidità come elemento cognitivo e politico della sua azione. La loro visione del mondo si manifesta anche nella relazione che intrattengono con la tecnologia. Una relazione liquida e a-critica, priva di domande sugli effetti e conseguenze personali e sociali e che non è alimentata da alcuna voglia di libertà.

Tecnoliquidi sul Titanic

Tutti i tecnoliquidi sentono di viaggiare sul Titanic o su navi Concordia al cui timone ci sono emuli di Schettino. Tecnofili e tecnoentusiasti, i tecnoliquidi percepiscono la sottigliezza della barriera che li tiene a galla e la facilità con cui potrebbero rapidamente precipitare. Il protagonista principale della loro esperienza di vita liquida è il loro stretto rapporto con la tecnologia. Grazie ai nuovi prodotti tecnologici sentono di navigare sempre sulle onde, ma con esperienze sensoriali ed emotive diverse da quelli del 'surfer'. Impegnati attivamente e cognitivamente nell'interazione con i loro dispositivi e nelle molteplici relazioni online e nelle loro vite virtuali digitali, non si rendono conto che la loro vita reale è come la parte dell'iceberg che sta sott'acqua, una massa che può improvvisamente capovolgersi o sciogliersi se cambia il contesto nel quale si trova a 'navigare'. Quando ne prendono consapevolezza, scoprono il caos della realtà moderna e sono vittime di nuove paure che emergono dalla difficoltà a capirla e a cambiarla perchè non sono più abituati a farlo senza l'intermediazione della tecnologia. Esattamente quello che è successo a Schettino. Dopo aver realizzato di non potere più usare le molte tecnologie all'avanguardia della Concordia ha deciso, nel panico e nella paura, di abbandonare la nave e i suoi passeggeri al loro destino.

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