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Tecnologia e opinioni diffuse

Tecnologia e opinioni diffuse

18 Aprile 2017 Carlo Mazzucchelli
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La tecnologia è diventata così pervasiva da permettere a tutti di avere accesso a quantità di dati e di informazioni così grandi da superare la nostra stessa capacità di analizzarle, capirle e utilizzarle. Grazie a Google Search e a Wikipedia tutti sono diventati esperti pur senza esserlo, trasformati in tuttologi grazie alle numerose biblioteche digitali online sempre accessibile e consultabili. Tutti sono anche diventati tecno-opinionisti e tecno-ideologi, dimenticandosi di essere dotati di un campo visivo limitato, quello delimitato dal sistema di pensiero prevalente.

Ogni epoca, compresa quella neandhertaliana, è caratterizzata da sistemi di credenze e di pregiudizi/presupposti diffusi e condivisi come se fossero gli unici validi, perchè inconsci e legati alla natura umana. La stessa natura che probabilmente ha portato gli esseri umani a sbagliarsi più volte nella comprensione esatta degli effetti di rivoluzioni tecnologiche quali quelle che si sono affermate con la scoperta delle leghe del ferro, del bronzo e dell'acciaio, della ruota o del fuoco.

L'epoca corrente, grazie alle nuove tecnologie, ha visto emergere la percezione diffusa di conoscere tutto perchè a tutto, anche a quello che non si conosce, si può trovare una risposta, una descrizione, una narrazione o una spiegazione online. Svanita e dimenticata è la lezione socratica del sapere di non sapere e dell'umiltà che da questa convinzione deriva portando a una maggiore predisposizione all'ascolto e all'apprendimento continuo.

Garantiti dall'assidua frequentazione di Internet e delle sue applicazioni di social networking sfugge ai più di vivere all'interno di confini perimetrali imposti da altri, con le loro regole che puntano a governare non solo il modo di pensare, ma anche i processi decisionali e le azioni. Il paradigma tecnologico è così potente da far dimenticare che per comprenderlo è necessario molto di più delle semplici abilità sviluppate durante la frequentazione assidua dei suoi mondi virtuali e digitali. Ad esempio servono grande curiosità e soprattutto la capacità di sviluppare nuovi strumenti cognitivi utili a comprendere le implicazioni e gli effetti delle rivoluzioni tecnologiche che si stanno imponendo e che stanno ridisegnando il futuro.

Dotati di nuove lenti curiose per l'osservazione del fenomeno tecnologico nel quale si è coinvolti e di nuovi strumenti cognitivi si potrà comprendere meglio la specificità el periodo storico che si sta vivendo, un periodo mai sperimentato prima per numero, profondità, costanza, continuità e livello di cambiamenti e trasformazioni in atto. Cambiamenti che non devono essere limitati alle tecnologie dell'informazione ma a quelle che maggiormente incidono sull'ecosistema Terra, sul clima, sull'energia, sulla vita nelle città e molto altro.

Felici di poter interagire in modo rapido con interfacce intuitive e tattili si perde di vista la complessità del mondo tecnologico. La tecnologia non è diventata più complicata, ma manifesta sempre di più la sua complessità. Una complessità esibita nelle varie forme di interdipendenze che legano i suoi componenti online, nella forma delle reti che la caratterizzano e nella sua capacità crescente di adattamento e auto-organizzazione, pur in ambiti diventati sempre più globali ed eterogenei. Questa complessità non è compresa ma subita mentre dovrebbe essere capita, studiata e assimilata per trarne da essa maggiori benefici e vantaggi. Il punto di partenza per questo tipo di comprensione è di ammettere la propria ignoranza sui meccanismi che governano la tecnologia, sulle sue regole e principi, algoritmi e destinazioni d'uso. Ammettere la propria ignoranza significa non accontentarsi delle spiegazioni facili e delle narrazioni diffuse online, da entità più o meno interessate alla storia che raccontano, ma investire al contrario tempo e risorse per apprendere meglio e di più ma anche per imparare a discernere tra le numerose informazioni disponibili e abilmente diffuse.

Un modo per capire in quale direzione investire il proprio tempo e le risorse disponibili in nuove forme di apprendimento è leggere il libro di Joi Ito e Jeff Howe dal titolo Al passo col futuro, pubblicato da Egea.

Nel loro libro gli autori sostengono la necessità di dotarsi di modi completamente diversi di pensare per essere protagonisti di una evoluzione cognitiva e della cultura che da essa deriverà. La necessità è tanto più grande quanto maggiore sono l'accelerazione e la velocità di fuga della tecnologia che ha trasformato tutto, economia, socialità e interazione con il mondo, in un semplice click o cinguettio.

Il periodo profondo di cambiamento che si sta vivendo vedrà, come sempre è avvenuto in passato, vincitori e vinti. A vincere saranno coloro che avranno saputo dotarsi di un "sistema operativo nuovo" in grado di permetter loro un apprendimento veloce ma soprattutto di rivedere le loro credenze consolidate e pregiudizi. A queste persone, desiderose di vincere e di vivere consapevolmente la rivoluzione in atto, i due autori propongono nove principi organizzativi ai quali affidarsi per navigare e sopravvivere in quella che è probabilmente una delle rivoluzioni più radicali del genere umano. Questi principi, che costituiscono anche l'indice del libro, sono declinati in: affioramento che batte autorità, approccio pull preferito a quello pusch, bussole che sostituiscono le mappe, l'accettazione del rischio preferibile alla ricerca della sicurezza, una maggiore propensione alla disobbedienza per scappare dal conformismo diffuso, più pratica e meno teoria, puntare sulla diversità più che sulla capacità, impegnarsi per la resilienza e abbandonare l'imperativo della forza e infine la necessità di andare oltre l'oggetto per comprenderne gli effetti sistemici.

 

 

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