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Trump vince battendo sondaggisti, dati e algoritmi

Trump vince battendo sondaggisti, dati e algoritmi

09 Novembre 2016 Carlo Mazzucchelli
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La vittoria di Trump alle elezioni USA 2916 è considerata da molti come un miracolo, in particolare da quelli che si sono affidati a sondaggi, sondaggisti, semplici dati, algoritmi e motori di ricerca. Durante la campagna elettorale molti sondaggisti si sono basati su strumenti di indagine standard e soprattutto su algoritmi tecnologici per prevedere che avrebbe vinto e tutti o quasi davano per vincente Hillary Clinton. Previsione ampiamente smentita ma risultato facilmente prevedibile.

Il mea-culpa del New York Times di oggi: "Abbiamo sbagliato, e di grosso; ora affrontiamo la realtà dei fatti e cerchiamo di sistemare le cose". La vittoria del tycoon viene letta quindi come la vendetta della classe operaia: "I media non si sono accorti di quello che accadeva intorno a loro, e questa è una lunga storia. I numeri non sono stati solo una guida piena di indicazioni sbagliate per la notte elettorale: erano del tutto fuori strada rispetto a quello che stava realmente accadendo".

 

L'elezione di Trump è un'onda anomale che evidenzia ancora una volta la complessità di una realtà che sfugge a sondaggi, sondaggisti e opinionisti che continuano a guardare alla realtà con categorie e occhi rivolti al passato, vittime di ideologie che hanno probabilmente fatto il loro tempo. Dopo uno dei presidenti considerato da molti tra  migliori che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, con Trump l'America si mette al comando dei populismi mondiali e lo fa in uno scenario nel quale politologi, sondaggisti, grandi opinionisti dei media non hanno colto nulla di quanto stava avvenendo.

Ciò che colpisce è anche un altro fatto eclatante, il fallimento degli algoritmi che in Rete sono stati usati per raccogliere e analizzare miliardi di dati per raccontare l'andamento della campagna elettorale. Tecnologie potenti come Big Data, robot dotati di intelligenza artificiale e strumenti di data mining sono stati impiegati in modo ossessivo alla ricerca di trend (Google trend) e opinioni emergenti con l'obiettivo di prevedere il futuro. Nonostante la mole di dati disponibili e la potenza degli strumenti usati, hanno sbagliato!

Per seguire e raccontare la campagna elettorale Google aveva allestito una sezione ad hoc su Google Trends. Ovviamente la pagina di Google non ha mai preso una posizione netta o indicato un vincitore certo ma a prevalere è sempre stata Hillary Clinton con punteggi che vedevano Trump battuto alla grande, nei numeri e nelle percentali.

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La relazione digitale (3)

Racconti simili sono stati fatti da PredictWise che ha usato per le sue indagini i dati presi dai media sociali e dai social network.  Questi dati sembravano segnalare un 89% di probabilità di vittoria per Hillary Clinton. Percentuali simili erano riscontrabili anche nei dati di Bing tradotti da Microsoft in un racconto che dava a Clinto il 90% delle probabilità di vittoria.

Ci sono state anche voci fuori dal coro e analisi dei dati della Rete che hanno permesso racconti diversi e a favore di Trump ma i grandi strumenti della Silicon Valley hanno dato l'impressione di rispecchiare più l'ideologia anarco-capitalista, democratica (??) e sicuramente non Trumpista più che la validità degli algoritmi.

Impossibile affermare che gli algoritmi siano stati plagiati o forzati a raccontare realtà diverse ma oggi, a risultati acquisiti, è possibile sostenere che le previsioni fatte sono state sbagliate.

Il partito democratico e tutti i democratici del mondo hanno ora il compito di interrogarsi su cosa sia loro sfuggito, ad esempio la loro incapacità a capire il malessere di una classe lavoratrice impoverita dalla globalizzazione e da anni di neoliberismo e l'intolleranza crescente alla ingiustizia della diseguaglianza (dal 2008 a oggi l'1% di americani ricchi ha visto crescere i loro guadagni del 10-18% mentre quelli dei ceti nedi sono rimasti particamente fermi). Chi si occupa di tecnologia può interrogarsi sul ruolo, l'adeguatezza e l'affidabilità dei nuovi media che milioni di persone usano ogni giorno producendo moli di dati e informazioni tali che dovrebbero facilitare alle molteplici intelligenze in circolazione di fare previsioni più azzeccate.

Il futuro non è mai prevedibile e a volte si sbaglia anche quando si cerca di anticiparlo.

Trump docet!

 

 

 

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