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Vampiri e zombie alla conquista della Rete

Vampiri e zombie alla conquista della Rete

01 Giugno 2015 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Internet e la Rete sono metafore perfette per comprendere la realtà che viviamo. Anche in Rete così come nella realtà assistiamo o partecipiamo ad una lotta continua tra chi ha il potere e chi lo subisce o semplicemente non lo ha. La tecnologia ha creato strumenti potenti di sorveglianza e controllo che il potere può usare all'insaputa dei cittadini e nella loro più diffusa ignoranza. La rete si sta popolando di vampiri assetati di dati e di informazioni e di numerossimi zombie che non hanno neppure consapevolezza di esserlo diventati.

La notizia dello stop del senato americano sulla legge che aveva permesso alla NSA (National Security Agency) di spiare in massa le comunicazioni dei cittadini americani è sicuramente una buona notizia. Lo è perché indica che anche negli Stati Uniti il tema della privacy comincia ad essere sentito ma anche perché indica un primo segnale di reazione contro lo strapotere tecnologico di entità governative e tecnologiche. E' un potere sempre più esercitato elettronicamente e tecnologicamente e che ha nella Rete e nei dispositivi mobili lo spazio principale di azione e di osservazione.

Rete terreno di conquista

La rete è diventata da tempo terreno di conquista delle grandi corporation tecnologiche e delle grandi marche a caccia di nuove opportunità commerciali  ma anche di istituzioni sempre più interessate a raccogliere dati utili a profilare cittadini, consumatori e utenti nelle loro attività, azioni e comunicazioni quotidiane. Aziende e agenzie governative si comportano come vampiri assetati di informazioni e in crescente crisi di astinenza. Le loro vittime sono cittadini felici per tutto ciò che la tecnologia riesce a regalare loro e noncuranti di quanto in realtà stanno cedendo in termini di libertà, autonomia di giudizio e soprattutto informazioni private. E' una noncuranza colpevole, ingenua e pericolosa che trasforma il libero cittadino della rete in una specie di zombie felice, predisposto tecnologicamente a soddisfare il bisogno del vampiro di turno, sia esso una agenza come NSA, il motore di ricerca Google con la sua personalizzazione o una marca interessata a profilazioni sempre aggiornate per vendere meglio i suoi prodotti.

 

Fonte: autocarsbancarel.fr

La difficoltà degli zombie a comprendere di essere costantemente spiati e in qualche modo agiti grazie alla profilazione e alla personalizzazione delle ricerche online dipende in larga misura dalle forme che il potere oggi esercita. La raccolta di dati e di informazioni non è imposta in modo autoritario ma viene fatta con molte buone maniere e in modo indolore per evitare il rifiuto delle persone coinvolte e acquisierne il loro consenso. Un consenso che quasi tutti sono disposti a concedere rapidamente senza leggere le eventuali clausole asociate e nell'assoluta ignoranza delle implicazioni sottostanti. Ciò che conta è poter superare rapidamente la distanza che separa una ricerca in google da una pagina di destinazione da raggiungere con un semplice click. Se il passaggio obbliga a sottoscrivere una qualche forma di consenso per la privacy, come zombie ciechi e goffi superiamo l'ostacolo dando il nostro consenso e passiamo oltre.

Il problema non è solo la cessione di informazioni private ma la trasformazione in corso del Web.

Nato per facilitare la libera produzione e circolazione di idee e di informazioni Internet sta diventando il terreno di conquista di singoli attori privati che mirano a esercitare un potere di controllo e di tipo monopolistico suo dati. Lo stanno facendo sfruttando al meglio l'evoluzione delle tecnologie Mobile e della Rete ma anche con quelle del Cloud Computing e del Big Data.

Il primo organizza lo spazio digitale in nuvole sempre più grandi e lontane dai consumatori creando una separazione netta tra il consumatore e l'infrastruttura tecnologica che utilizza per gestire i propri asset personali (dati, informazioni, applicazioni, ecc.). Ne deriva una crescente ignoranza sui meccanismi che rendono possibile l'infrastruttura tecnologica e sulle regole che la governano. Essendo l'infrastruttura gestita da altri non serve acquisire competenze e ablità per governarla e così facendo si perde nel tempo la capacità di controllo e di intervento. La perdita di controllo avviene senza alcuna preoccupazione e nella completa illusione del contrario. L'illusione, che nasce dal disporre di dispositivi mobili sempre più personalizzati, facili da usare e trasparenti che si crede di poter gestire e configurare,  è in realtà falsa e basata sulla nostra percezione della libertà. Le molteplici libere scelte che la tecnologia sembra offrirci sono in realtà basate su un paradosso. Più le nostre attività sembrano dipendere dalle nosre scelte spontanee e non alienate e più in realtà siamo manipolati e controllati da realtà private e statali che perseguono i loro obiettivi occulti e privati.

Il Big Data è la realizzazione del Panottico digitale, una immensa banca dati nella quale memorizzare tutti i dati e non solo semplici campioni statistici. Una banca dati che prende forma a nostra insaputa offrendo a entità private di agire sulla totalità delle informazioni con strumenti decisionali e di elaborazione capaci di determinare risposte più precise, economiche e rapide sul mondo che queste informazioni rappresentano. Molte di queste informazioni sono costruite con infiniti dettagli delle vite private dei cittadini, dati anagrafici e demografici ma anche comportamentali e relativi  a interessi personali, gusti, emozioni e sensazioni. Questi dati sono raccolti, così viene raccontato nella narrazione quotidiana, allo scopo di fornire migliori servizi ma potrebbero anche essere gestiti male, essere venduti o comprati e portare a una riduzione effettiva dei diritti delle persone. Un rischio che è stato ben raccontato da Philip Dick nel suo breve racconto di fatascienza Minority Report, poi trasposto anche in un film di successo con Tom Cruise. I precog che, nel racconto di Dick, sono in grado di prevedere i crimini prima che avvengano permettono alla macchina tecnologica in possesso della divisione Precrime,  di arrestare i sospetti criminali prima che possano agire. Fin qui nulla di pericoloso, ma cosa succede se la macchina viene manipolata e le precognizioni sono guidate e finalizzate a colpire persone innoventi? Come direbbe il protagonista del racconto, "Meglio tenere sempre gli occhi aperti. Potrebbe succedere anche a te in qualsiasi momento!".

 

 

Il surplus informativo e cognitivo

Quanto scritto da Philip Dick nel lontano 1956 è oggi ripetuto da Slavoy Zizek nel suo ulrimo libro Problemi in paradiso nel quale sotiene che "ciò che rende pericoloso il controllo onnicompresnivo della nostra vita non è la perdita della privacy, il fatto che tutti i nostri segreti vengano espsoti allo sguardo del Grande Fratello" informatico. Il pericolo vero nasce dalla difficoltà nell'analizzare moli di dati sempre più grandi e dal rischio di errori di valutazione che potrebbero portare a scambiare un innocuo cittadino in un pericoloso terrorista.

Nella situazione corrente prevale l'indifferenza generale di quanti, essendo costantemente controllati, se ne vanno a spasso nella vita reale con i loro smartphone riempiti di sensori e nella vita digitale senza preoccuparsi delle numerose tracce che lasciano su Facebook o sul Web. Tutti si sentono liberi ma è una libertà vissuta in un sonno tecnologico che illude con false verità e con libertà che sono tali all'interno del mondo chiuso della tecnologia ma che in realtà non esistono o sono fortemente limitate nella sfera pubblica del diritto.

In questo mondo chiuso (il Web come mondo aperto è anch'esso una illusione) il rischio è di vivere come in una serra nella quale vampiri e zombie sono obbligati a convivere e a farlo con ruoli ben definiti e che non prevedono alternative possibili. Chi ha il potere e controlla gli strumenti tecnologici agisce da vampiro in modo cinico e irrispettoso nei riguardi degli altri, chi il potere non ce l'ha si trasforma sempre più in zombie ignoranti che non sanno neppure di non sapere.

Per uscire dall'ignoranza manipolata tecnologicamente e socialmente ci vuole poco. Sarebbe sufficiente recuperare alcuni strumenti di riflesione critica utili a svelare i molti sogni del sonno tecnologico che stiamo sperimentando e a svegliarci per riscoprire la realtà. Una realtà con la quale dobbiamo comunque fare i conti e che si materializza già nei nostri sogni. A volte, come direbbe il filosofo o lo psicanalista, per sognare bisogna svegliarsi. Il sonno tecnologico ci mette di fronte alla realtà corrente, fatta di libertà illusorie e scelte condizionate dall'uso che la tecnologia sa fare dei dati e delle informazioni che ci riguardano. I sogni che caratterizzano questo sonno possono essere traumatici ma per uscire dal trauma non bisogna continuare a dormire e prolungare il sonno.

Meglio svegliarsi!

Da svegli ci si può rendere conto della limitatezza delle libertà individuali e sociali, capire le cause di questa limitatezza e trovare nuovi strumenti cognitivi, culturali e politici per recuperare le libertà perdute e conquistarne di nuove, anche attraverso un uso diverso della tecnologia e delle sue opportunità.

Non svegliarsi significa continuare a vivere da zombie o, nel csao migliore, diventare degli zombie vampiri.

 

Fonte: www.urbancusp.com


 *Spunti per questo articolo trattio dal libro Problemi in paradiso di Slavoy Zizek

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