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Velocità di fuga della tecnologia e ritardi molto umani

Velocità di fuga della tecnologia e ritardi molto umani

22 Gennaio 2016 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Secondo Karl Marx nella produzione sociale della sua esistenza l’uomo produce se stesso. Alcuni cambiamenti sono così radicali da modificare la vita di tutti e l’intero pianeta. Oggi l’uomo co-evolve con la tecnologia (un prodotto umano) ma a velocità diverse. Le molteplici novità tecnologiche che continuano a emergere non trovano sempre preparato l’ambiente nel quale potrebbero trovare forme di accelerazione e di diffusione. Le caratteristiche dell’essere umano, il suo cervello e la sua cultura impediscono che questo avvenga, almeno per alcune tipologie di prodotti.

Secondo alcuni scienziati siamo entrati in un’epoca definibile come antropocene (citazione dal libro Il cervello aumentato e l’uomo diminuito dello psicanalista e filosofo Miguel Benasayag), una nuova era geologica caratterizzata dal potere che l’uomo ha nel trasformare come specie il pianeta. La specificità dell’antropocene, rispetto alle ere geologiche passate è la velocità con cui avvengono le trasformazioni e si succedono i cambiamenti. E’ una velocità determinata dalla tecnologia e dalla continua ibridazione essere umano-prodotti tecnologici che sta producendo alcuni effetti collaterali. Uno di questi è la difficoltà che l’uomo stesso riscontra nel mantenere il passo con le rivoluzioni tecnologiche continue e le mutazioni che ne derivano.

In questo contesto di cambiamento accelerato tutto avviene molto in fretta (Che bello perdersi nei labirinti della tecnologia...con te!) ma la velocità non è uguale per tutti gli elementi che vi contribuiscono. Negi ultimi anni abbiamo visto emergere e poi affermarsi prodotti tecnologici diversi ma non tutti lo hanno fatto in tempi brevi. Molti hanno convissuto con quelli precedenti e hanno impiegato anni per sostituirli. L’esempio classico è quello del fax che ha resistito a lungo, e ancora resiste, all’uso della posta elettronica. L’email si è diffusa alla velocità dei virus, il fax si è avviato all’estinzione alla velocità del matusalemme più vecchio.

La stessa cosa interessa o interesserà molte delle novità tecnologiche emergenti come il commercio elettronico, il motore di ricerca, il social network (La socialità nel tempo presente del Web), il cloud computing (Mobilità e cloud, due acceleratori per un'unica velocità di fuga), la connettività wireless, i droni, gli smartphone, gli smartwatch e i prodotti tecnologici indossabili, le appalicazioni come Uber e la Realtà Virtuale.

Nessuno può obiettare sulla forza e sulla velocità di fuga di tecnologie come quelle di Amazon o Google ma la loro piena affermazione ha comunque richiesto numerosi anni e sono convissute con le realtà che sono poi andate nei fatti a sostituire, ad esempio le librerie.

La radicalità dei cambiamenti imposti dalle novità tecnologiche deve fare i conti con la lentezza del genere umano e con il tempo necessario a nuovi adattamenti. E’ una lentezza determinata dal fatto che il cervello, pur essendo l’artefice di ogni cambiamento e l’architetto di ogni forma di realtà, è una macchina lenta, che ha bisogno di tempo e non reagisce quasi mai in tempo reale. Scrive Miguel Benasayag che “il tempo lineare fisico non è quello del cervello […] i cervelli funzionano in una temporalità biologica [determinata] dalla storia personale e dalla tendenza a prevedere il futuro […] quello che viene chiamato tempo reale è quello della comunicazione, non quello del cervello.”

Alla lentezza di adattamento si affiancano altri ritardi legati ai processi che caratterizzano la vita produttiva, alle disponibilità economiche. La sostituzione di prodotti posseduti richiede sempre del tempo e passa attraverso cicli che possono essere anche molto lunghi. Il fatto che un nuovo modello di smartphone sia superiore nettamente al precedente non significa che tutti siano disposti a nuovi esborsi onerosi di denari (forse con l’eccezione dei fan di Apple disposti a qualsiasi sacrificio per amore della Marca). I costi da affrontare finiscono per rallentare il passo verso l’adozione di nuovi prodotti e gli investimenti delle aziende produttrici.

A frenare la diffusione rapida di molte tecnologie c’è la lentezza con cui si affermano alcuni standard di mercato e la cultura delle persone o delle organizzazioni che le dovrebbero adottare. Gli standard si bloccano spesso nelle burocratiche pastoie di organizzazioni e comitati preposti alla loro definizione e certificazione. La cultura che non sta al passo con la velocità della tecnologia nasce spesso da scarsa conoscenza e apatia dei soggetti coinvolti, scarsa voglia di apprendere cose nuove ma anche da paure e timore su potenziali effetti collaterali o semplice conservatorismo e resistenza al cambiamento. Unico problema reale che giustifica, in ambito tecnologico un approccio rallentato, è il problema della sicurezza. Spesso il ritardo nell’adozione di nuove tecnologie nasce dall’assenza di motivazioni forti o di occasioni pragmatiche per farlo.

Ciò che la realtà di questi ultimi anni ha dimostrato è la capacità di accelerazione della tecnologia, soprattutto di alcuni suoi prodotti che, a dispetto di una lentezza inziale o di ritardi nella comprensione della loro potenzialità e radicalità della loro forza, si sono affermati rapidamente, sorprendendo tutti, mercati, analisti e studiosi e consumatori. A volte il ritardo accumulato è servito da volano o ulteriore spinta per nuove accelerazioni.

L’inizio del nuovo anno è servito a molti per condividere le loro previsioni sulle tecnologie che caratterizzeranno il 2016. Tra di esse molti, se non quasi tutti, hanno inserito la Pay TV, la Realtà Virtuale, i sensori (Un 2016 all’insegna dei sensori ambientali), macchine intelligenti, la Internet degli Oggetti e le tecnologie indossabili (Wearable). L’attenzione è principalmente focalizzata sui prodotti nuovi in arrivo. Forse però si dovrebbe porre maggiore focus sulla loro effettiva capacità di cambiamento e velocità di accelerazione. Una capacità che potrebbe essere ancora una volta rallentata o depotenziata dalla lentezza umana, biologica, culturale e comportamentale.

L’unica cosa di cui possiamo essere certi è che la tecnologia ha acquisito così tanto potere dall’essere capace, oggi più di ieri, di sorprenderci. Una grande sorpresa potrebbe derivare dalla ibridazione continua uomo-tecnologia che potrebbe portare ad un viaggio nel quale entrambi viaggiano alla stessa velocità.

Il problema è che ad essere alla guida ci potrebbe essere un automa tecnologico (Alcune riflessioni anarchiche sulla tecnologia)!

* Gli spunti per questo articolo sono venuti da un testo di Jan Dawson su Techpinions e dal libro di Miguel Benasayag Il cervello aumentato e l’uomo diminuito, che consiglio a tutti per la sua lettura.

 

 

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