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Comunicare è relazione

Comunicare è relazione

29 Gennaio 2018 Interviste sulla tecnologia
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La tecnologia può annebbiare e trasformarci in zombie, non vedenti e ciechi di fronte alle meraviglie che la vita offre. Può renderci ignari della nostra potenzialità di creatori e co-creatori di realtà, ma può anche risvegliarci proprio perché l’informazione che viaggia sulla nuova tecnologia fino a cinquant’anni rimaneva sotterranea allo strato comunicativo sul quale i media diffondevano quello che doveva essere il sapere comune. Cercare una qualsiasi informazione di vario genere ai tempi era certamente più arduo di ora. Adesso ci basta la barra di ricerca di google per entrare in un universo informativo pressoché senza confini.

"Da più di un secolo la filosofia pone al centro della propria analisi la tecnologia: ne ha studiato le espressioni, gli effetti, gli aspetti morali, economici, psicologici, ma non ne ha tuttavia individuato la più intima identità. La tecnologia, per la filosofia, è rimasta un enorme punto interrogativo al centro della storia, che copre con la sua ombra tutto il reale, ma che non intende rivelare la sua essenza. Fino a qui ci ha condotto il vento filosofico. Da qui sono sopraggiunte le “folate” teologiche." Andrea Vaccaro

Sei filosofo, sociologo, piscologo, teologo,  studioso della tecnologia o semplice cittadino consapevole e vuoi partecipare alla nostra iniziativa con un contributo di pensiero? .

Tutti sembrano concordare sul fatto che viviamo tempi interessanti, complessi e ricchi di cambiamenti. Molti associano il cambiamento alla tecnologia. Pochi riflettono su quanto in profondità la tecnologia stia trasformando il mondo, la realtà oggettiva e fattuale delle persone, nelle loro vesti di consumatori, cittadini, elettori e credenti. Sulla velocità di fuga e sulla volontà di potenza della tecnologia, sulla sua forza e continua evoluzione, negli ultimi anni sono stati scritti numerosi libri che propongono nuovi strumenti concettuali e cognitivi per conoscere meglio la tecnologia e/o suggeriscono una riflessione critica utile per un utilizzo diverso e più consapevole della tecnologia e per comprenderne meglio i suoi effetti sull'evoluzione futura del genere umano.

Su questi temi SoloTablet sta sviluppando da tempo una riflessione ampia e aperta, contribuendo alla più ampia discussione in corso. L'approccio è coinvolgere e intervistare autori, specialisti e studiosi che stanno contribuendo con il loro lavoro speculativo, di ricerca, professionale e di scrittura a questa discussione. Dopo aver rivolto l'interesse verso la cultura d'ispirazione laica, vogliamo allargare il dibattito, sempre con le stesse modalità, anche alla parte d'ispirazione cattolica.

Intervista condotta da Carlo Mazzucchelli  e Edoardo Mattei con Cristiano Mocciola autore di Essere Felici Blog.

 

 [1] Buongiorno. Può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, del suo interesse per le nuove tecnologie e per una riflessione sull'era tecnologica e dell'informazione che viviamo?

Buongiorno, mi chiamo Cristiano Mocciola e sono l’autore di Essere Felici Blog.

La mia attività di blogger è iniziata a fine 2013 ma è dall’avvento di internet che mi diverto a scoprire le potenzialità della rete e della tecnologia a essa collegata. Ho aperto e chiuso diverse attività on-line, molte redditizie e altre no, alcune collegate ad attività esistenti anche off-line.

La rete e la tecnologia ci permettono di superare due grandi ostacoli: spazio e tempo. In poco meno di un secondo siamo in grado di raggiungere miliardi di persone e condividere il nostro messaggio, le nostre idee e i nostri prodotti. L’essere umano grazie alla tecnologia può tornare a essere padrone del proprio tempo e del proprio corpo. In un click copriamo distanze inimmaginabili e possiamo ritrovarci dall’altra parte del mondo a parlare di fronte a una platea, possiamo permetterci di ospitare nei nostri spazi virtuali migliaia di persone contemporaneamente.

L’attività di blogger che ho intrapreso mi aiutato a risolverMI, a superare dubbi e a trovare nuove strade per migliorare la mia esistenza. Scrivere è liberatorio e permette una seria autoanalisi di sé. Di conseguenza mi permette di aiutare anche chi mi segue e si ritrova nel mio pensiero.

Comunicare è relazione e più che mai i tempi sono maturi per un nuovo tipo di comunicazione. Televisione e giornali non sono più gli unici portavoce di ciò che bisogna sapere. Al contrario, offrono sempre meno informazioni utili perché la vera informazione adesso si trova nelle rete, basta saperla cercare. L’informazione univoca di tv e giornali non convince più ed è proprio grazie alla tecnologia che siamo riusciti a scardinare il dogma informativo che ci veniva offerto.

 

[2] Secondo il filosofo pop del momento, Slavoj Žižek, viviamo tempi alla fine dei tempi. Quella del filosofo sloveno è una riflessione sulla società e sull'economia del terzo millennio ma può essere estesa anche alla tecnologia e alla sua volontà di potenza (il technium di Kevin Kelly nel suo libro Cosa vuole la tecnologia) che stanno trasformando il mondo, l'uomo, la percezione della realtà e l'evoluzione futura del genere umano. La trasformazione in atto obbliga tutti a riflettere sul fenomeno della pervasività e dell'uso diffuso di strumenti tecnologici ma anche sugli effetti della tecnologia. Qual è la sua visione attuale dell'era tecnologica che viviamo e che tipo di riflessione dovrebbe essere fatta, da parte dei filosofi, dei teologi e degli scienziati ma anche delle singole persone?

A mio parere la tecnologia diventa pericolosa allorquando diventa da ostacolo alla nostra crescita. E per crescita intendo la ricerca e la scoperta di chi siamo e di cosa ci facciamo qui. La tecnologia può annebbiare e trasformarci in zombie, non vedenti e ciechi di fronte alle meraviglie che la vita offre. Può renderci ignari della nostra potenzialità di creatori e co-creatori di realtà, ma può anche risvegliarci proprio perché l’informazione che viaggia sulla nuova tecnologia fino a cinquant’anni rimaneva sotterranea allo strato comunicativo sul quale i media diffondevano quello che doveva essere il sapere comune. Cercare una qualsiasi informazione di vario genere ai tempi era certamente più arduo di ora. Adesso ci basta la barra di ricerca di google per entrare in un universo informativo pressoché senza confini.

Da ragazzo per fare una ricerca per la scuola potevo basarmi su un numero limitato di libri, quelli che mi offrivano la biblioteca, la libreria. Se dovessi farla ora avrei l’imbarazzo della scelta, potrei mettere a confronto migliaia di fonti. L’informazione di oggi non è paragonabile a quella che era diffusa anni addietro. Lo stesso vale per la comunicazione che non ha più limiti.

La riflessione più utile che si potrebbe fare, adesso, è questa: in che modo la tecnologia che ho a disposizione può aiutarmi nel mio progredire, come può rendermi migliore e darmi una mano a trasformarmi nella persona che sto desiderando essere e come posso sfruttarla per aiutare il mio prossimo?

 

[3] Viviamo immersi in un processo evolutivo che ha assimilato la tecnologia e ne subisce la volontà di potenza e la velocità di fuga. La tecnologia è diventata parte integrante e necessaria della vita di tutti i giorni. Non ne possiamo fare a meno anche se scarsa è forse la consapevolezza sugli strumenti usati e sui loro effetti. La tecnologia non è neutrale ma neppure cattiva. Molto dipende dall'uso consapevole e critico che ne viene fatto per conoscere se stessi e soddisfare i propri bisogni. La tecnologia non deve essere demonizzata ma neppure trasformata in una nuova religione. Ma questo è quanto sembra stia accadendo, evidenziando una nuova fuga dalla realtà e verso l'irrazionalità. Lei cosa ne pensa?

C’è chi usa la tecnologia per dirigersi verso la parte più luminosa di sé e chi invece la usa per allontanarsene. Io credo però che proprio grazie alla tecnologia la coscienza collettiva del pianeta ha fatto un bel balzo in avanti e sempre più individui si interrogano e cercano un reale significato da dare alla propria esistenza.

Ogni cambiamento è positivo. E’ come salire per la prima volta sugli sci o sulla bicicletta. All’inizio non ci sappiamo andare, rischiamo di farci male. E magari qualcuno si rompe anche una gamba. Ma una volta imparato scopriamo tutta l’utilità del saper sciare, del saper andare in bicicletta. La tecnologia funziona allo stesso modo. Corriamo il rischio di farci male all’inizio ma con la pratica saremo in grado di sfruttarla al meglio per venire incontro alle nostre necessità di essere umani.

 

[4] Secondo molti la pervasività degli strumenti tecnologici e il tempo crescente ad essi dedicato sta mettendo in crisi la pratica religiosa così come la spiritualità. La tecnologia sembra fare miracoli come quelli raccontati nei Vangeli (guarisce storpi, ciechi, mani paralizzate...) e di realizzare l'epoca messianica di felicità e benessere. La tecnologia è vista come un Sacramento, uno strumento che Dio offre all'uomo ma al contempo è anche un progresso totalmente umano (Techgnosis e New Age).  Se grazie alla tecnologia si possono realizzare le stesse opere divine perché continuare a credere?

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Non mi piace usare il termine Dio perché molti se lo raffigurano ancora come l’anziano barbuto che vive nei cieli. Dio non è solo fuori, è soprattutto dentro. Piuttosto parlerei dell’energia che muove, nutre, fa crescere ed eterna l’universo e la chiamerei Vita. La stessa energia vive in noi. Siamo la sua estensione più prossima perché abbiamo la sua stessa capacità: quella di creare. Possiamo quindi affermare che la tecnologia non è un’invenzione umana, è l’ennesimo fiorire della Vita, di questa energia che continua a espandersi senza sosta per scoprirsi e fare esperienza di sé.

La religione ti dice in cosa credere, la spiritualità ti invita invece alla ricerca. E la spiritualità potrebbe condurti a risposte che la religione non prevede. Quindi, come si suol dire: se incontri il Buddha per strada uccidilo! La tecnologia aiuta, salva vite umane, accorcia le distanze e fa un sacco di cose utili per noi esseri umani. Non va demonizzata.

Perché continuare a credere? Perché è proprio grazie alla tecnologia che siamo stati in grado di confermare l’esistenza di questa energia chiamata Vita. Masaru Emoto con i suoi esperimenti ha dato prova di ciò. E lui è solo uno fra tanti! Dio, o qualsiasi nome vogliamo dargli, esiste. E questo suo ennesimo fiorire è stato un chiaro messaggio: ehi, io sono qui, mi vedete adesso?!? 

 

[5] Nell'evoluzione attuale gli esseri umani sembrano delegare alla tecnologia porzioni importanti delle loro vite o usarla come efficace farmaco antidepressivo. Alla ricerca di benessere, felicità e potere, gli umani sembrano impegnati in un continuo cambiamento che potrebbe determinare la sparizione della loro caratteristica umana. Grazie ai nostri dispositivi tecnologici ci sentiamo tutti un po' superuomini ma la percezione che la tecnologia stia prendendo il sopravvento genera ansia, panico e infelicità. Forse per questo si preferisce vivere nel presente continuo rinunciando a sondare il futuro.  Lei cosa ne pensa? la tecnologia sta cambiano il concetto di "legge di natura"? Siamo davanti ad un "reincanto tecnologico" come pensava il filosofo Michel Maffesoli?

Secondo me non possiamo temere la tecnologia.

Per quanto possa imbambolarci non potrà mai prendere il sopravvento e farci perdere il gusto di farci una passeggiata in montagna, di un bagno al mare, di assistere a un concerto dal vivo... Quando gettiamo un sasso in un lago l’acqua si increspa e poco dopo torna la calma. La tecnologia ha fatto lo stesso con le nostre vite: le ha scosse per un po’ ma tutto si assesta con il tempo. Convivere con la tecnologia non può che essere utile e piacevole.

 

[6] La tecnologia è diventata la nuova religione del XXI secolo e i Signori del Silicio (Google, Facebook, Amazon, Microsoft e Apple) ne sono i suoi profeti. Lo sostiene anche Noah Harari autore di Homo Deus quando scrive che "la tecnologia definisce lo scopo e i limiti delle nostre visioni religiose, come un cameriere stabilisce le opzioni di scelta dei nostri appetiti". Le nuove tecnologie stanno uccidendo i vecchi Dei facendone nascere di nuovi. Le religioni storiche, dal cristianesimo all'induismo, per anni hanno fornito risposte a domande importanti per l'essere umano. Oggi hanno difficoltà a rispondere alle numerose domande che la tecnologia pone: intelligenza artificiale e lavoro, politica e crescenti disuguaglianze, biotecnologie, ricerca dell'immortalità, ecc. La religione ha esaurito le proprie risposte o ha ancora un'antropologia per l'uomo tecnologico, disincantato e più istruito rispetto al passato?

La religione è sempre stata morta, non è morta adesso con l’arrivo della tecnologia. La religione porta avanti un’idea statica, dei dogmi che non possono variare. Offre conclusioni preconfezionate e non verificabili. Offre un’idea che varia da religione a religione. L’essere umano inizia a credere a ciò che gli viene offerto perché l’imprinting educativo, l’indottrinamento, inizia sin da subito. Dalle nostre parti si crede in questo e faresti bene a crederci anche tu! E se vai dall’altra parte del mondo si crede ad altro. Ma dov’è la verità?

Nessuno è detentore della Verità tantomeno la religione che si basa su idee morte e non al passo con lo sviluppo dell’umanità. L’essere umano, come estensione della Vita, è in continuo divenire, cresce, evolve. La religione è come una zattera – disse in una parabola il Buddha – che aiuta ad attraversare il fiume della vita. Ma è stolto chi si porta sulle spalle la zattera, una volta raggiunta la terraferma. Non c’è bisogno di mezzi poiché è indispensabile solo mirare a un’introspezione diretta del cuore dell’uomo, e tutto ciò che sta tra l’uomo e la sua esperienza immediata è una barriera da eliminare.

 

[7] Se la tecnologia promette di realizzare il regno di Dio sulla Terra e sembra trovare ogni giorno nuovi proseliti e fedeli, significa che si stanno realizzando le promesse del Regno di Dio sulla Terra? Al contrario, se la tecnologia fosse un dono prometeico? Qual è il rapporto fra tecnologia e provvidenza?

Non ho mai creduto a promesse divine, destini già scritti o quant’altro. Credo nella Vita e la sua unica costante è il cambiamento. Non possiamo far altro che crescere, quindi migliorare. Non sono ottimista, è un dato di fatto. La popolazione mondiale è sempre in aumento e solamente un’epidemia di peste bubbonica e riuscita a diminuirla lievemente nel corso dei secoli. Non so quali sono le promesse del regno di Dio sulla terra, qualcuno ci ha parlato?!? In ogni istante siamo nell’atto di creare noi stessi e la Vita risponde sempre alle nostre scelte emotive. Questa è la provvidenza per me, nel bene e nel male. Se non ci piace quello che ci offre la provvidenza basta cambiare il  modo con cui ci approcciamo alla Vita. Quello che dai ricevi, o meglio, chiedi e ti sarà dato!

 

[8] Grazie alla tecnologia gli esseri umani vedono la loro vita terrena facilitata, esentata dalle fatiche, semplificata, automatizzata, velocizzata, liberata ma anche potenziata (salute, economia, relazioni, ecc.). Una vita terrena percepita più felice sembra però allontanare dall'intimità e dalla profondità religiosa e spirituale, portando a privilegiare la superficialità e l'esteriorità. In che modo la tecnologia e/o una interazione diversa con essa potrebbero facilitare una vita più intima, più profonda, più spirituale e religiosa?  Può la tecnologia essere veicolo di nuove forme di fede e strumento di spiritualità per trascendere l'esistente e prepararsi mondo che verrà?

Come detto prima, la tecnologia ci aiuta a trovare finalmente risposte a molti interrogativi. Domande alle quali la religione ahimè non può e non vuole rispondere. La ricerca personale spirituale è facilitata perché le fonti da interrogare sono aumentate. La tecnologia può e deve accompagnare alla ricerca di sé e a quanto pare ci sta riuscendo bene. Mette in comunicazione idee e persone, promuovendo i contrasti per una reale crescita personale e spirituale.

[9] Miliardi di persone sono oggi dotate di smartphone usati come protesi tecnologiche, di display magnetici capaci di restringere la visuale dell'occhio umano rendendola falsamente aumentata, di applicazioni in grado di regalare esperienze virtuali e parallele di tipo digitale. In questa realtà ciò che manca è una riflessione su quanto la tecnologia stia cambiando la vita delle persone (High Tech High Touch di Naisbitt) ma soprattutto su quali siano gli effetti e quali possano esserne le conseguenze.  Il primo effetto è che stanno cambiando i concetti stessi con cui analizziamo e cerchiamo di comprendere la realtà. La tecnologia non è più neutrale, sta riscrivendo il mondo intero e il cervello stesso delle persone. Lo sta facendo attraverso il potere dei produttori tecnologici e la tacita complicità degli utenti/consumatori. Come stanno cambiando secondo lei i concetti che usiamo per interagire e comprendere la realtà tecnologica? Ritiene anche lei che la tecnologia non sia più neutrale?

Non è la tecnologia a decidere. A fare scelte è sempre l’essere umano.

Siamo noi che attribuiamo potere e valore alle cose, anche alla tecnologia. Uno smartphone lo puoi usare per tirarlo in testa a qualcuno, lo puoi usare come fermacarte, ci puoi giocare, lavorare, imparare una lingua, sì, e anche telefonare. Tutto dipende da te. Se le persone perdono la testa dietro allo smartphone non è colpa dello smartphone, è colpa loro (se proprio di colpa vogliamo parlare). C’è chi si droga e chi no, eppure la droga è lì per tutti. C’è chi è patito di calcio e non si perde neanche una partita e c’è chi invece del calcio non sa niente. Lo smartphone mette d’accordo quasi tutti e quasi tutti lo abbiamo, vero, ma l’utilizzo che se ne fa dipende esclusivamente da noi.

 

[10] Secondo il filosofo francese Alain Badiou ciò che interessa non è tanto quel che è (chi siamo!) ma quel che viene. Con lo sguardo rivolto alla tecnologia e alla sua evoluzione, quali sono secondo lei quali indicazioni e quale riflessioni dovrebbe fare la Chiesa per sviluppare un Magistero capace di dare risposte di senso anche per il futuro?

Non sono d’accordo con Alain Badiou. Il presente è l’unica cosa che esiste (e che conta) e domani, quando arriverà, sarà di nuovo oggi.

La Chiesa non deve preoccuparsi di dare risposte, piuttosto di porsi domande nuove.

 

[11] Secondo alcuni, tecnofobi, tecno-pessimisti e tecno-luddisti, il futuro della tecnologia sarà distopico, dominato dalle macchine, dalla singolarità di Kurzweil (la via di fuga della tecnologia) e da un Matrix nel quale saranno introvabili persino le pillole rosse che hanno permesso a Neo di prendere coscienza della realtà artificiale nella quale era imprigionato. Per altri, tecnofili, tecno-entusiasti e tecno-maniaci, il futuro sarà ricco di opportunità e nuove utopie/etopie. A quali di queste categorie pensa di appartenere e qual è la sua visione del futuro tecnologico che ci aspetta? E se la posizione da assumere fosse semplicemente quelle tecno-critica o tecno-cinica? E se a contare davvero fosse solo una maggiore consapevolezza diffusa nell'utilizzo della tecnologia?

Sono ottimista e suppongo che dalle risposte precedenti si è capito. Il cambiamento è sempre positivo, quindi, la tecnologia è positiva. Non può far altro che aiutarci nella nostra evoluzione.

 

[12] Una delle studiose più attente al fenomeno della tecnologia è Sherry Turkle. Nei suoi libri Insieme ma soli e nell'ultimo La conversazione necessaria, la Turkle ha analizzato il fenomeno dei social network arrivando alla conclusione che, avendo sacrificato la conversazione umana alle tecnologie digitali, il dialogo stia perdendo la sua forza e si stia perdendo la capacità di sopportare solitudine e inquietudini ma anche di concentrarsi, riflettere e operare per il proprio benessere psichico e cognitivo. Lei come guarda al fenomeno dei social network e alle pratiche, anche compulsive, che in essi si manifestano? Se la fede è principalmente la relazione con una persona (Dio), come cambia nell'interazione con Dio e con gli uomini in questa realtà sempre più mediata da dispositivi tecnologici?

Mi spiace ripetermi ma come detto prima è l’essere umano che sceglie come usare la tecnologia e i social network. Così come può scegliere di usare un coltello, un pallone o un televisore. Quando esco vedo i campi da calcetto pieni, i bar pieni, i ristoranti affollatti, le fiere di paese gremite… non mi sembra poi che ci sia tutta questa solitudine che i media vogliono far credere che ci sia. I problemi sociali sono sempre esistiti e la tecnologia non c’entra niente. Chi si voleva isolare lo faceva anche prima, chi voleva avere comportamenti compulsivi lo faceva anche prima.

 

[13] Vuole aggiungere altro per i lettori di SoloTablet, ad esempio qualche suggerimento di lettura? Vuole suggerire dei temi che potrebbero essere approfonditi in attività future? Cosa suggerisce per condividere e far conoscere l'iniziativa nella quale anche lei è stato/a coinvolto/a?

Ringrazio per la possibilità che mi è stata concessa e anche tutti coloro che sono passati su queste pagine virtuali.

Buona Vita, Cristiano Mocciola.

 

 * Tutte le immagini di questo articolo sono scatti di viaggio di Carlo Mazzucchelli (Nepal, Bhutan, Tibet)

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