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La tecnologia non ha aumentato la nostra comprensione di ciò che significa amare l'altro

La tecnologia non ha aumentato la nostra comprensione di ciò che significa amare l'altro

25 Ottobre 2017 Interviste sulla tecnologia
Interviste sulla tecnologia
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Una intervista di SoloTablet con Timothy Radcliffe OP: "La nuova tecnologia è potenzialmente meravigliosa nei suoi effetti. La uso costantemente. Ma è necessario che sia accompagnata da altre forme di attenzione per il mondo, quali il cinema, la letteratura, la poesia. Queste cose 'rinfrescano' la nostra comprensione della complessità del mondo e possono riscattarci dalla realtà semplicistica di un tweet e di uno slogan. Pensiamo al Presidente Trump! "

"Da più di un secolo la filosofia pone al centro della propria analisi la tecnologia: ne ha studiato le espressioni, gli effetti, gli aspetti morali, economici, psicologici, ma non ne ha tuttavia individuato la più intima identità. La tecnologia, per la filosofia, è rimasta un enorme punto interrogativo al centro della storia, che copre con la sua ombra tutto il reale, ma che non intende rivelare la sua essenza. Fino a qui ci ha condotto il vento filosofico. Da qui sono sopraggiunte le “folate” teologiche." Andrea Vaccaro.

Sei filosofo, sociologo, piscologo, teologo,  studioso della tecnologia o semplice cittadino consapevole e vuoi partecipare alla nostra iniziativa con un contributo di pensiero? .

Tutti sembrano concordare sul fatto che viviamo tempi interessanti, complessi e ricchi di cambiamenti. Molti associano il cambiamento alla tecnologia. Pochi riflettono su quanto in profondità la tecnologia stia trasformando il mondo, la realtà oggettiva e fattuale delle persone, nelle loro vesti di consumatori, cittadini, elettori e credenti. Sulla velocità di fuga e sulla volontà di potenza della tecnologia, sulla sua forza e continua evoluzione, negli ultimi anni sono stati scritti numerosi libri che propongono nuovi strumenti concettuali e cognitivi per conoscere meglio la tecnologia e/o suggeriscono una riflessione critica utile per un utilizzo diverso e più consapevole della tecnologia e per comprenderne meglio i suoi effetti sull'evoluzione futura del genere umano.

Su questi temi SoloTablet sta sviluppando da tempo una riflessione ampia e aperta, contribuendo alla più ampia discussione in corso. L'approccio è coinvolgere e intervistare autori, specialisti e studiosi che stanno contribuendo con il loro lavoro speculativo, di ricerca, professionale e di scrittura a questa discussione. Dopo aver rivolto l'interesse verso la cultura d'ispirazione laica, vogliamo allargare il dibattito, sempre con le stesse modalità, anche alla parte d'ispirazione cattolica.

 

Intervista condotta da Carlo Mazzucchelli  e Edoardo Mattei con Timothy Radcliffe OP un frate domenicano, ex Maestro dell'Ordine dei Predicatori e autore di numerosi libri (per conoscerli)

Intervista originale in lingua inglese

 

Buongiorno. Può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, del suo interesse per le   nuove tecnologie e per una riflessione sull'era tecnologica e dell'informazione che viviamo?

Sono un frate domenicano, ex Maestro dell'Ordine dei Predicatori. Risiedo a Oxford. La mia comunità, Blackfriars, è una parte integrante dell’Università. Trascorro più di metà anno   all’estero, insegnando teologia.

Mentre vi scrivo sono a Myanmar e presto visiterò la nostra facoltà a Gerusalemme, l'Ecole Biblique, prima di andare in Iraq per due settimane.

A 72 anni, non posso far finta di essere un nativo digitale, ma sono affascinato dalla tecnologia e soprattutto del modo in cui forma l'immaginazione dell’umanità contemporanea, soprattutto dei giovani.  In che modo la potenzia o la indebolisce?

Di recente ho trascorso un po’ di  tempo in diversi paesi del Medio Oriente, ed è ben documentato l’effetto sulla Primavera araba dei mezzi di comunicazione sociale. 

Dunque, in un mondo in cui molte persone si sentono lontane dal potere e sfiduciati dalla politica, il web può essere un nuovo modo di far sentire al mondo la propria voce su ogni fatto o questione.

 

Secondo il filosofo pop del momento, Slavoj Žižek, viviamo tempi alla fine dei tempi. Quella del filosofo sloveno è una riflessione sulla società e sull'economia del terzo millennio ma può   essere estesa anche alla tecnologia e alla sua volontà di potenza (il technium di Kevin Kelly nel suo libro Cosa vuole la tecnologia) che stanno trasformando il mondo, l'uomo, la percezione della realtà e l'evoluzione futura del genere umano. La trasformazione in atto obbliga tutti a riflettere sul fenomeno della pervasività e dell'uso diffuso di strumenti tecnologici ma anche sugli effetti della tecnologia. Qual è la sua visione attuale dell'era tecnologica che viviamo e che tipo di riflessione dovrebbe essere fatta, da parte dei filosofi, dei teologi e degli scienziati ma anche delle singole persone?

La tecnologia contemporanea può significare che ognuno può appartenere a una comunità globale; questo può essere tremendamente efficace nell’abbattere le barriere. I giovani di tutto il mondo sono spesso più in contatto e sintonia con giovani di altri paesi del mondo che con gli  ‘anziani’ della propria cultura locale.

E’ questo il segno di una grande promessa per il futuro. Lo svantaggio è che le persone tendono a legare con i simili. Si sono formate comunità che condividono le stesse percezioni della realtà. La diversità è scomoda, e quando c’è dissonanza si tende all’allontanamento. Si viene rimossi dalla ‘lista degli amici’. La diversità è spesso   accolta, ma solo con la pretesa di uguaglianza. Ciò si collega a una mia profonda preoccupazione per la mancanza di fiducia nel potere della ragione nel superamento    delle divisioni. La nostra comprensione della ragione è spesso riduttiva, limitata a un senso troppo stretto   e scientifico di essa, nonostante tutta la sua ricchezza d’intuito e di immaginazione.

 

Viviamo immersi in un processo evolutivo che ha assimilato la tecnologia e ne subisce la volontà di potenza e la velocità di fuga. La tecnologia è diventata parte integrante e necessaria della vita di tutti i giorni. Non ne possiamo fare a meno anche se forse è scarsa la  consapevolezza sugli strumenti usati e sui loro effetti.  La tecnologia non è neutrale ma neppure   cattiva. Molto dipende dall'uso consapevole e critico che se ne fa per conoscere se stessi e  soddisfare i propri bisogni. La tecnologia non deve essere demonizzata ma neppure Trasformata in una nuova religione. Ma questo è quanto sembra stia accadendo, evidenziando una nuova fuga dalla realtà e verso l'irrazionalità. Lei cosa ne pensa?

Come ho già detto, penso davvero che corriamo il pericolo di una nuova irrazionalità.

Questo è evidente, ad esempio, nella debolezza del dibattito politico. Perlomeno, per i politici del mio paese il dibattito ha a che fare solo con il voler vincere, spesso con l’utilizzo di un linguaggio sprezzante piuttosto che di un reale impegno. I dibattiti del Parlamento Britannico spesso sembrano essere condotti da bambini piccoli.

La nuova tecnologia è potenzialmente meravigliosa nei suoi effetti. La uso costantemente. Ma è necessario che sia accompagnata da altre forme di attenzione per il mondo, quali il cinema, la letteratura, la poesia. Queste cose “rinfrescano” la nostra comprensione della complessità del mondo e possono riscattarci dalla realtà semplicistica di un tweet e di uno  slogan. Pensiamo al Presidente Trump!  

Uso quindi la tecnologia moderna più come un viaggio, ma seguo anche il consiglio di uno dei miei fratelli e quando viaggio rinnovo la mia mente leggendo Shakespeare, sul mio Kindle!

 

Secondo molti la pervasività degli strumenti tecnologici e il tempo crescente ad essi dedicato sta mettendo in crisi la pratica religiosa così come la spiritualità. La tecnologia sembra fare miracoli come quelli raccontati nei Vangeli (guarisce storpi, ciechi, mani paralizzate...) e di realizzare l'epoca messianica di felicità e benessere. La tecnologia è vista come un   Sacramento, uno strumento che Dio offre all'uomo ma al contempo è anche un progresso totalmente umano (Techgnosis e New Age). Se grazie alla tecnologia si possono realizzare le  stesse opere divine perché continuare a credere?

La tecnologia è frutto della nostra intelligenza e creatività umane. Ed è possedendo questi doni che siamo fatti all'immagine di Dio. Il nostro Dio non è geloso dei suoi figli, e dunque io, come cristiano, rendo grazie a Dio per i doni della medicina e della tecnologia moderna.         

Pensare che questi doni siano in competizione con la fede in Dio significherebbe avere un’idea   molto riduttiva di Dio, come una sorta di cervello di un computer in cielo. Le domande più profonde, su cosa significa l’amore totale e dove trovare il senso della nostra vita, non possono   trovare risposte nella tecnologia, anche se questa può essere un utile strumento nella nostra ricerca.

Quindi, per capire cosa significa amare leggo la poesia e la grande letteratura e tutto questo alla luce delle Scritture della mia regione, e viceversa.

 

Nell'evoluzione attuale gli esseri umani sembrano delegare alla tecnologia porzioni importanti delle loro vite o usarla come efficace farmaco antidepressivo. Alla ricerca di benessere, felicità     e potere, gli umani sembrano impegnati in un continuo cambiamento che potrebbe determinare la sparizione della loro caratteristica umana. Grazie ai nostri dispositivi tecnologici ci sentiamo tutti un po' superuomini ma la percezione che la tecnologia stia prendendo il sopravvento genera ansia, panico e infelicità. Forse per questo si preferisce vivere nel presente continuo rinunciando a sondare il futuro.  Lei cosa ne pensa? la tecnologia sta cambiano il concetto di "legge di natura"? Siamo davanti ad un "reincanto tecnologico" come pensava il filosofo Michel Maffesoli?

Non esiste il momento del puro presente.

Come affermava S. Agostino nel IV secolo, c'è il presente del passato, il presente del presente e il presente del futuro. Il presente può essere vissuto felicemente solo se sostenuto dalla memoria del passato e dall'attesa del futuro.

La tecnologia moderna può arricchire immensamente il nostro senso della vastità del passato e delle inimmaginabili possibilità del futuro. Guardiamo indietro di miliardi e miliardi di anni al Big Bang. Questo è meraviglioso. Ma di per sé non può dare un significato al tratto di storia che stiamo vivendo.

L'astrofisica e le  nostre nuove conoscenze dell’immensità dell’Universo ampliano la storia in cui viviamo, ma non ci danno una comprensione del suo significato ultimo poiché è oltre l’ambito di queste discipline. Per questo abbiamo bisogno dell’ umanità e della religione.

 

La tecnologia è diventata la nuova religione del XXI secolo e i Signori del Silicio (Google, Facebook, Amazon, Microsoft e Apple) ne sono i suoi profeti. Lo sostiene anche Noah Harari autore di Homo Deus quando scrive che "la tecnologia definisce lo scopo e i limiti delle nostre    visioni religiose, come un cameriere stabilisce le opzioni di scelta dei nostri appetiti". Le nuove tecnologie stanno uccidendo i vecchi Dei facendone nascere di nuovi. Le religioni storiche, dal cristianesimo all'induismo, per anni hanno fornito risposte a domande importanti per l'essere  umano. Oggi hanno difficoltà a rispondere alle numerose domande che la tecnologia pone: intelligenza artificiale e lavoro, politica e crescenti disuguaglianze, biotecnologie, ricerca dell'immortalità, ecc. La religione ha esaurito le proprie risposte o ha ancora un'antropologia per  l'uomo tecnologico, disincantato e più istruito rispetto al passato?

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Noi esseri umani per alcuni aspetti siamo certamente più istruiti che in passato, con una comprensione molto più vasta della vita naturale e del processo della creazione. Ma non necessariamente siamo più saggi quando si tratta di domande più profonde sullo scopo e sul senso della vita. La tecnologia non ha aumentato la nostra comprensione di ciò che significa amare l'altro, anche se in qualche modo ha sviluppato la nostra capacità di esprimere tale amore. Oggi posso contattare una persona che amo e che vive in Australia in modi prima impossibili.

La mia fede cristiana mi dà una comprensione di ciò che significa essere un essere umano, creato per un amore infinito che nessuna scienza potrà mai dare.

Abbiamo una natura biologica che la scienza riesce a illuminare, ma abbiamo anche una sete d’infinito che essa non può soddisfare. La tentazione del nostro mondo tecnologico è una sorta di riduzionismo. La scienza, di per sé meravigliosa, può diventare scientismo quando si cade nella trappola di pensare di poter dare una risposta a tutte le domande. Analogamente, l'economia può cadere in una sorta di fondamentalismo di mercato.  Il fondamentalismo religioso affligge gran parte del globo…ma non è radicato nella religione, bensì nell’attrazione della modernità verso risposte riduttive alle questioni complesse, che posso essere affrontate solo con saggezza.

 

Se la tecnologia promette di realizzare il regno di Dio sulla Terra e sembra trovare ogni giorno nuovi proseliti e fedeli, significa che si stanno realizzando le promesse del Regno di Dio sulla Terra? Al contrario, se la tecnologia fosse un dono prometeico? Qual è il rapporto fra tecnologia e provvidenza?

Non ci sono molte prove che la tecnologia oggi stia riuscendo a costruire il Regno di Dio sulla terra.

Vediamo, invece, il pericolo di una catastrofe ecologica che amplifica ulteriormente le diseguaglianze tra i più ricchi e i più poveri. Il ventesimo secolo è stato il più violento della storia umana, con centinaia di milioni di persone uccise in guerra e genocidi. Sicuramente la tecnologia può aiutare a risolvere molti problemi. Ci aiuta a spostarci verso fonti rinnovabili di energia e a combattere diverse malattie. È una benedizione, ma la costruzione di una società più giusta richiede la trasformazione del cuore umano, cosa che la tecnologia non può realizzare.

 

Grazie alla tecnologia gli esseri umani vedono la loro vita terrena facilitata, esentata dalle fatiche, semplificata, automatizzata, velocizzata, liberata ma anche potenziata (salute, economia, relazioni, ecc.). Una vita terrena percepita più felice sembra però allontanare   dall'intimità e dalla profondità religiosa e spirituale, portando a privilegiare la superficialità e l'esteriorità. In che modo la tecnologia e/o un’interazione diversa con essa potrebbero facilitare   una vita più intima, più profonda, più spirituale e religiosa?  Può la tecnologia essere veicolo di nuove forme di fede e strumento di spiritualità per trascendere l'esistente e prepararsi mondo che verrà?

Il cuore della vita spirituale è l’ascolto della Parola di Dio. I nuovi media possono aiutare in questo.

Quando cerco di capire un passo della Scrittura non parlo solo con i miei vicini di Oxford. Posso sentire cosa pensano le mie sorelle in Iraq mentre affrontano guerra e sofferenza. O un Battista negli Stati Uniti, e magari anche uno studioso di scritture ebreo in Israele. 

Se il Regno di Dio riunirà tutti gli uomini in un’unità, come credono i Cristiani, la tecnologia può aiutarci ad avere un orecchio aperto ai sogni e alle sfide di qualunque    persona. In questo senso può essere uno strumento ricco di spirito. Ma avremo ancora bisogno dell’opera di studiosi che padroneggiano le lingue antiche, per contrastare la principale tentazione dei nuovi media, ovvero la superficialità.

Ho bisogno di studiosi che possano illuminare il significato nascosto dei testi. Ho ancora bisogno di sedermi in silenzio, con un orecchio aperto a Dio, mentre leggo le Scritture, e lasciarmi sorprendere.

Così,le nuove tecnologie possono completare, ma non sostituire, i vecchi modi di leggere la Scrittura.

 

Miliardi di persone sono oggi dotate di smartphone usati come protesi tecnologiche, di display magnetici capaci di restringere la visuale dell'occhio umano rendendola falsamente aumentata, di applicazioni in grado di regalare esperienze virtuali e parallele di tipo digitale. In questa realtà ciò che manca è una riflessione su quanto la tecnologia stia cambiando la vita delle persone (High Tech High Touch di Naisbitt) ma soprattutto su quali siano gli effetti e quali possano esserne le conseguenze.  Il primo effetto è che stanno cambiando i concetti stessi con cui analizziamo e cerchiamo di comprendere la realtà. La tecnologia non è più neutrale, sta riscrivendo il mondo intero e il cervello stesso delle persone. Lo sta facendo attraverso il potere dei produttori tecnologici e la tacita complicità degli utenti/consumatori. Come stanno cambiando secondo lei i concetti che usiamo per interagire e comprendere la realtà tecnologica? Ritiene anche lei che la tecnologia non sia più neutrale?

Sono domande affascinanti sulle quali ancora non ho riflettuto abbastanza. Forse sono troppo vecchio o vecchio stile per avere qualcosa di utile da dire al riguardo. Nella mia piccola esperienza, usando la tecnologia per scrivere, direi che un nuovo enorme vantaggio è che quando scrivo non devo farlo in modo lineare. Ai vecchi tempi della macchina da scrivere, si iniziava a scrivere dall’inizio fino ad arrivare alla fine. Oggi posso iniziare ovunque e lasciare testo si sviluppi in modo organico, in ogni direzione. Il significato si dispiega sullo schermo da un nucleo anziché da un punto di partenza.

Oggi non riuscirei più a immaginare cosa sarebbe pensare e scrivere senza uno schermo.

Naturalmente il grande problema che affrontiamo è la verità. Come possiamo mantenere vivo l'istinto della verità, che è il fulcro della nostra dignità umana, quando i nuovi media sono pieni di così tante asserzioni senza alcuna base? Come possono esseri crescere gli uomini in un mondo fatto di post-verità?

Questa è una sfida che i governi pongono ai grandi giganti tecnologici, come Google e Facebook, ma questi ancora non sanno come rispondere!

 

Secondo il filosofo francese Alain Badiou ciò che interessa non è tanto quel che è (chi   siamo!) ma quel che viene. Con lo sguardo rivolto alla tecnologia e alla sua evoluzione, quali sono secondo lei quali indicazioni e quali riflessioni dovrebbe fare la Chiesa per sviluppare un Magistero capace di dare risposte di senso anche per il futuro?

Non dobbiamo aspettarci che il Magisterium abbia tutte le risposte.

Le persone sono creative e   sperimentano nuovi modi di vivere e parlare. Il Magistero deve esercitare molta pazienza    mentre la Chiesa aspetta di vedere quello che verrà e che frutti porterà. La tentazione della Chiesa in passato è stata quella di essere talvolta troppo controllante o troppo timorosa.       

Naturalmente abbiamo bisogno del Magistero che mantenga il popolo di Dio sul giusto cammino verso il Signore della Vita, ma non bisogna avere troppa fretta di giudicare.  Gran parte della     storia cristiana ha visto il capovolgimento di giudizi prematuri, ad esempio sulla democrazia! 

Un detto famoso di Wittgesntein era che ogni filosofo doveva salutare un altro filosofo con la frase:    “Fai con calma”.

 

Secondo alcuni, tecnofobi, tecno-pessimisti e tecno-luddisti, il futuro della tecnologia sarà distopico, dominato dalle macchine, dalla singolarità di Kurzweil (la via di fuga della tecnologia) e da un Matrix nel quale saranno introvabili persino le pillole rosse che hanno permesso a Neo di prendere coscienza della realtà artificiale nella quale era imprigionato. Per altri, tecnofili,   tecno-entusiasti e tecno-maniaci, il futuro sarà ricco di opportunità e nuove utopie/etopie. A quali di queste categorie pensa di appartenere e qual è la sua visione del futuro tecnologico che ci aspetta? E se la posizione da assumere fosse semplicemente quella tecno-critica o tecno- cinica? E se a contare davvero fosse solo una maggiore consapevolezza diffusa nell'utilizzo della tecnologia?

Sono ottimista per natura. Quali che siano le distopie in cui potremmo imbatterci col tempo, il   Santo Spirito di verità che opera nei nostri cuori e nelle nostre menti, alla fine ci libererà dalla schiavitù degli incubi tecnologici.

 

Una delle studiose più attente al fenomeno della tecnologia è Sherry Turkle. Nei suoi libri Insieme ma soli e nell'ultimo La conversazione necessaria, la Turkle ha analizzato il fenomeno dei social network arrivando alla conclusione che, avendo sacrificato la conversazione umana    alle tecnologie digitali, il dialogo stia perdendo la sua forza e si stia perdendo la capacità di sopportare solitudine e inquietudini ma anche di concentrarsi, riflettere e operare per il proprio  benessere psichico e cognitivo. Lei come guarda al fenomeno dei social network e alle pratiche, anche compulsive, che in essi si manifestano? Se la fede è principalmente la relazione con una persona (Dio), come cambia nell'interazione con Dio e con gli uomini in questa realtà sempre più mediata da dispositivi tecnologici?

Non ho mai letto Sherry Turkle, ma la vostra domanda mi fa venire voglia di farlo, dal momento che le sue intuizioni, come me ne parlate, mi sembrano puntuali.

La comunicazione istantanea e l'invio frenetico di brevi messaggi, possono pregiudicare la nostra capacità di partecipare veramente all'altro. Ogni processo di apprendimento profondo è lento e organico, ed è fatto sia di eccitazione sia di noia, di pause per pensare a lungo prima di rispondere. Dobbiamo soffermarci sulle idee, e lasciare che queste sovvertano le nostre presupposizioni. Tutto   questo è più difficile in una cultura dell’istantaneo. E lo stesso vale per il nostro rapporto con Dio.

I nostri saggi antenati sapevano si arrivava a Dio dopo ore e ore di silenzio, in attesa di un suggerimento, un’ispirazione, lasciando che la Parola di Dio penetrasse lentamente nel nucleo del nostro essere. Stiamo forse perdendo la paziente attenzione?

 

Vuole aggiungere altro per i lettori di SoloTablet, ad esempio qualche suggerimento di lettura? Vuole suggerire dei temi che potrebbero essere approfonditi in attività future? Cosa suggerisce per condividere e far conoscere l'iniziativa nella quale anche lei è stato coinvolto?

Come ho detto prima, leggere la grande letteratura, e se possibile in lingue diverse dalla propria.

 

Cosa pensa del progetto SoloTablet e delle sue iniziative finalizzate  una riflessione condivisa sulla Tecnologia? Ci piacerebbe avere dei suggerimenti per migliorarlo e arricchirlo con nuove iniziative!

Penso che sia un’iniziativa fantastica e sono ansioso di vedere come si svilupperà.

 

 

 * Tutte le immagini di questo articolo sono scatti di viaggio di Carlo Mazzucchelli (Tanzania, India, Lituania, Estonia)

 

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