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10 regole per prevenire il suicidio da social network

10 regole per prevenire il suicidio da social network

19 Gennaio 2016 Redazione SoloTablet
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Se pensate di poter impedire ai vostri figli di usare il loro smartphone e di frequentare un social network, significa che non avete figli. Se siete genitori scordatevi di poterlo fare, anche se siete convinti che il social network possa avere un ruolo nel causare suicidi e altri effetti negativi sui vostri ragazzi. Meglio cambiare approccio con l’obiettivo di informarsi, comprendere, dialogare e forse riuscire a prevenire.

Alcune ricerche sui media sociali e il fenomeno del suicidio giovanile e adolescenziale hanno evidenziato che le relazioni online sostengono la salute mentale e lo sviluppo di interazioni e relazioni positive.  Eppure la cronaca, anche degli ultimi tempi e anche in Italia, è ricca di notizie relative a casi di suicidio causati dalla zona oscura della pratica del social newtroking e dell’uso dei nuovi media sociali tecnologici.

E’ una zona oscura fatta di molte ombre e momenti di paura che si allarga sulle reti sociali online sfruttando le logiche stesse della rete fatte di passaparola, di viralità, di fiammate improvvise, di comportamenti emergenti e pratiche di gruppo condivise. E’ una zona d’ombra che si estende su tutti e che può coinvolgere anche chi in realtà non lo vorrebbe.

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Nonostante molta stampa e l’opinione pubblica siano propensi a credere che esista un collegamento tra comportamenti di cyberbullismo e suicidi di adolescenti, a oggi non esistono evidenze concrete che lo sia.  Crederlo significa comunicare l’inesistenza di alternative possibili a tutti i ragazzi che sono vittima di qualche forma di aggressione o violenza online.  Ragazzi abituati ormai dal media tecnologico a collegarsi emotivamente ad altre presone e a definire le loro relazioni con esse in modo digitale e attraverso piattaforme applicative web.

La percezione dell’essere accettati o meno socialmente è diventata digitale e il media è il messaggio che ascoltano. Per i ragazzi oggi questo stretto collegamento alle loro identità digitali non è più una semplice abitudine o passatempo quotidiano ma il vero, e in alcuni casi l’unico, modo con cui costruiscono la loro immagine, gestiscono le loro relazioni amicali e vivono le loro vite sociali.

 

 

Prima di demonizzare la vita tecnologica e online dei ragazzi e di creare facili ma erronee associazioni è meglio approfondire e comprendere gli aspetti positivi e negativi dei media sociali e contestualizzare i vari fatti di cronaca fin qui noti individuando al tempo stesso, nella rete stessa, gli elementi che potrebbero servire ad agire in modo preventivo, sia online che nella vita reale. Nel farlo si potrebbero scoprire le connessioni esistenti tra vita relazionale nel mondo reale e malessere giovanile e utilità dei media sociali sul benessere dei ragazzi.  La rete, la vita di gruppo, la comunità, benchè in forma digitale, sembrano avere influenza positiva sulle relazioni e sul senso di appartenenza da cui ne deriva anche una maggiore capacità di adattamento e accettazione della vita sociale e dei suoi eventi stressanti.

Una conoscenza maggiore dei media tecnologici e una visione diversa degli stessi può contribuire a individuare le loro zone d’ombra sono una delle prime regole da adottare per prevenire comportamenti anomali e casi di cyberbullismo capaci di produrre suicidi giovanili.  Conoscere cosa sia Ask.fm, Snapchat , Voxer o Kik Messenger può aiutare a comprendere come questi strumenti possano permettere di distruggere l’autostima di un ragazzo, soprattutto se debole e immaturo, in pochi minuti. Ma più ancora conoscere come queste applicazioni e media vengono usati può aiutare a capire che il ricorso alla tecnologia è spesso solo una conseguenza piuttosto che una causa del problema. Molti ragazzi sono preda della solitudine e sono alla ricerca di persone con cui relazionarsi o di persone di cui fidarsi. E’ una ricerca che spesso è finalizzata a riempire un vuoto sperimentato nella vita reale e oggi acuito anche dalle difficoltà del gruppo familiare causate dalla crisi e dall’assenza di lavoro.

 

Acquisite le informazioni necessarie, fatte le sperimentazioni che servono e dotati delle conoscenze adeguate è più facile attivarsi in ottica preventiva e di ricerca dei segnali che possono indicare situazioni di pericolo o di allarme.

Nel farlo può essere utile l’osservanza di alcune regole:

  1. Fare attenzione a quanto viene usato il computer di casa per frequentare la rete e navigare il web
  2. Dare il buon esempio, ad esempio evitare di farsi ossessionare dai dispositivi tecnologici come capita ai ragazzi. Non è obbligatorio rispondere ad un SMS in tempo reale e una notifica non è necessariamente più urgenti della conclusione di una conversazione con il proprio figlio.
  3. Non demonizzare alcun mezzo tecnologico o media sociale, Farlo non servirebbe a nulla! Non farlo aiuta a capire i comportamenti e a dialogare con i ragazzi. Semmai può servire lasciare completa trasparenza nel proprio uso del mezzo con l’obiettivo di far percepire ruolo e importanza di alcune buone pratiche.
  4. Dedicare maggiore attenzione ai più piccoli e prepararli a difendersi da aggressioni più o meno subdole online. Ad esempio metterli in guarda dal raccontare se stessi e la loro vita personale in modo troppo trasparente con tutti o in luoghi visibili a tutti e non protetti.
  5. Percepito il pericolo parlare con il ragazzo affrontando apertamente l’argomento cyberbullismo online in modo da contestualizzarlo nella sua virtualità.
  6. Segnalare eventuali abusi percepiti o raccontati, agli insegnanti e/o alle autorità, ma anche ai responsabili dei media sociali frequentati dai ragazzi e se necessario rivolgersi a degli psicologi.
  7. Partecipare attivamente ai social network con contributi e racconti finalizzati ad aiutare i ragazzi a comprendere la parte positiva della rete e ad evitare le trappole della sua parte oscura. Genitori e insegnanti possono intervenire evidenziando con racconti, presentazioni, video, articoli in che modo usare le piattaforme di social network per evitare potenziali rischi e per raccontare storie positive e a lieto fine che potrebbero fornire utili indicazioni a ragazzi in difficoltà.
  8. Prepararsi a spiegare ai ragazzi fatti di cronaca che vedono coinvolti loro coetanei in casi di cyberbullismo e/o di suicidio e ricercare adeguate alleanze con insegnanti e psicologi nel caso in cui non si ritenga di essere capaci di farlo.
  9. Nel caso in cui si scoprisse una manifestazione online del malessere vissuto dei propri ragazzi,  rimanere calmi, trovare il modo di affrontare l’argomento suicidio con loro, evitare di giudicare, ascoltare, garantire il proprio supporto, focalizzare la loro attenzione su aspetti positivi, non lasciarli soli e praticare una costante supervisione.
  10. Infine, se si percepisce di non essere in grado di gestire la situazione, non vergognarsi di chiedere aiuto. Di aiuto sono alla ricerca anche i ragazzi e anche a loro bisogna suggerire di cercarlo in modo da poter parlare delle situazioni e stati d’animo che stanno sperimentando. La stessa disponibilità a raccontare la propria situazione di difficoltà deve essere praticata anche dai genitori.

Fonte: www.gspin.org

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