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Bambini, dipendenze tecnologiche, interazioni sociali e tecnologia

Bambini, dipendenze tecnologiche, interazioni sociali e tecnologia

16 Gennaio 2017 Redazione SoloTablet
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Estate e inverno sono due periodi che si presentano ogni anno con ottime opportunità di lunghe vacanze in famiglia, al mare in agosto e in montagna per il ponte di Natale. Non è detto però i genitori riescano sempre a realizzarle, soprattutto se i loro figli esprimono una netta preferenza per i mondi e il divertimento tecnologico e virtuale dei loro smartphone e tablet. Scenari sempre più reali e oggetto di discussioni crescenti all'interno di molti nuclei familiari con prole.

Quando scenari di questo tipo si presentano non significa che si è in presenza di forme di dipendenza tecnologica patologiche. Significa spesso semplicemente che l'abitudine allo schermo e al suo contenuto ha trasformato semplici interazioni digitali in consolidate abitudini e comportamenti, spesso compulsivi, da cui può diventare complicato separarsi. Un effetto di un uso continuativo e prolungato del mezzo tecnologico ma anche della incapacità dell'adulto a suggerire, proporre o imporre alternative valide e tali da invogliare ad altre attività e allo spegnimento del dispositivo.

La dipendenza dallo schermo sta creando preoccupazioni crescenti negli insegnanti e nei genitori. Un allarme maggiore di quanto non fosse quello legato alla dipendenza e alla passività generata da troppa esposizione allo schermo televisivo. Quello schermo è proliferato negli anni uscendo dal salotto di casa, raggiungendo prima la cucina e poi le camerette dei genitori e dei ragazzi ma mai quegli schermi hanno goduto della mobilità di quelli mobili odierni e mai avevano offerto tante opportunità di rimanervi incollati come quelle offerte oggi da dispositivi sempre connessi e ricchi di un'offerta applicativa tar le più attrattive mai esistite.

Secondo numerose analisi e di studi di pediatri le ora dedicate allo schermo di uno o più dispositivi da parte dei ragazzi è oggi di sette ore, spesso una semplice frazione del tempo passato attaccati a un display da parte dei loro genitori, ma un tempo sempre troppo elevato e che non può non avere effetti collaterali importanti.

Molta responsabilità di questa lunga esposizione, che cattura l'attenzione dei ragazzi riducendo la loro capacità di concentrazione, è degli adulti e della loro incapacità ad adottare loro stessi buone pratiche e abitudini ma soprattutto di prestare attenzione all'uso che della tecnologia fanno i loro figli, nipote o discenti. Un comportamento sicuramente poco responsabile ma soprattutto per nulla consapevole delle mutazioni cognitive, emotive e comportamentali in atto prodotte da un'eccessiva esposizione e interazione con le nuove tecnologie.

Una prima reazione positiva e un buon punto di partenza potrebbe essere la decisione di imporre in caso alcuni momenti nei quali gli schermi tecnologici rimangano tutti spenti. Staccare la spina però è solo un primo punto di partenza di una battaglia impegnativa contro la tecnologia, contro se stessi e soprattutto contro ragazzi nativi digitali che vivono ormai in simbiosi con il loro dispositivo, diventato protesi comunicante e abilitante delle loro capacità e personalità.

Dopo aver introdotto dei momenti disintossicati dalla tecnologia il passaggio successivo per buone pratiche familiari e di riaccendere lo o gli schermi affiancando i ragazzi, soprattutto i più piccoli, per sperimentare con loro le molte opportunità, le applicazioni e i contenuti offerti dal mezzo tecnologico. Meglio quindi che il genitore eviti di riaccendere lo schermo del suo computer, per guardare la posta, permettendo al tempo stesso al ragazzo di fare altrettanto con il suo dispositivo. Meglio fare ciò che si faceva prima in ogni famiglia, caratterizzata dal dialogo familiare, prima che arrivassero i gadget tecnologici a mutarlo o a impedirlo.

Nelle scelte da fare e nelle decisioni da prendere nell'imporre un uso diverso della tecnologia ai ragazzi bisogna essere consapevoli del fatto che un'esposizione prolungata allo schermo può generare problemi reali nella capacità di gestire rapporti sociali nella realtà, a volte problemi mentali e anche fisici come l'obesità.

Siamo oltre sette miliardi ma sempre più soli. Le tecnologie mobili e sociali e le applicazioni di social networking hanno moltiplicato i contatti tra le persone ma non sono ancora riuscite a sostituire la potenza di uno sguardo, la valenza di un gesto, il contatto faccia a faccia e le molte emozioni scatenate dai sensi e dagli affetti. Avvertiamo tutti le potenzialità delle nuove tecnologie ma anche il rischio di maggiore isolamento, del senso di solitudine e di nuove angosce (Genitori tecnovigili per ragazzi tecnorapidi).

Questa consapevolezza dovrebbe suggerire l'insistenza per i rapporti sociali al di fuori dei social network e della Rete e la creazione di occasioni e opportunità per sperimentarli. L'insistenza deve essere tale anche e soprattutto qualora i ragazzi si dimostrassero disinteressati o incapaci di uscire dal loro mondo virtuale online, fatto di relazioni multiple ma poco profonde e di tanto divertimento. Li si può distrarre imponendo loro alcune regole e aiutandoli a definire obiettivi e aspettative oltre che ad imparare a conversare nella realtà e in incontri e interazioni faccia  a faccia.

Adottare questo approccio significa settare priorità diverse e agire di conseguenza. Ad esempio anche rifiutandosi di fornire al ragazzo l'ultimo aggiornamento a Minecraft o di scaricare l'ultimo episodio di una saga televisiva o video dalla Rete. Superare le reazioni dei ragazzi non sarà mai facile ma riuscirci significherà imporre nuove priorità valoriali e stabilire nuovi comportamenti che potrebbero diventare buone pratiche e abitudini consolidate.

I genitori che adotteranno approcci diversi con i loro figli nel far loro usare la tecnologia scopriranno che forse il problema non è solo dei ragazzi ma soprattutto il loro, diventati anch'essi incapaci a staccare la spina e dipendenti da Facebook e Google così come da WhatsApp e Instagram.

Se si riconosce che questa è la verità e si ha contezza di essa forse è necessario agire e farlo imponendosi alcune sane e semplici regole di comportamento, per disintossicarsi ma soprattutto per predisporsi ad una responsabilità parentale più consapevole e utile per i ragazzi.

Tra i comportamenti da adottare, difficili ma necessari, ci sta lo spegnimento del dispositivo cellulare e il rinvio di messaggini e cinguettii così come di ricerche con Google Search con la scusa di trovare l'ingrediente che manca per la ricetta in fase di realizzazione in cucina. In fondo non è necessario rispondere in tempo reale a un messaggino e neppure ricorrere a Google Search ad ogni momento. Si può anche scegliere di non conoscere e di non soddisfare la propria curiosità. Riuscire a tenere lontano il dispositivo serve a comunicare ai ragazzi che si può fare e che lo si fa perché si è responsabili. Se proprio non si vuole spegnere il dispositivo lo si può silenziare facendo però attenzione a togliere anche la vibrazione per evitare quella forte urgenza che può nascere dall'arrivo di messaggi a cui si è disimparato a resistere. Se si scopre di non riuscire a tenere spento il dispositivo e di soffrire di dipendenza tecnologica alla pari dei ragazzi il consiglio è di scaricare delle applicazioni di controllo parentale destinate agli adulti e di attivarle in modo da escludersi la possibilità di ricadere vittime della tecnologia. Una visita agli store permette di individuarne di utili e interessanti oltre che, per alcuni casi di dipendenza compulsiva, necessarie. Infine a terminali spenti conviene esercitarci in pratiche mentali capaci di aiutare a recuperare la capacità di concentrazione e di attenzione andando alla ricerca della propria anima, prima che venisse colonizzata e ispirata dalla tecnologia.

Se i genitori riusciranno in questo esercizio sarà per loro molto più facile aiutare o seguire i loro figli e costruire una interazione e un rapporto con la tecnologia diverso, critico, responsabile e più consapevole.

 

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