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L’abuso online è sempre più diffuso, in particolare quello di genere

L’abuso online è sempre più diffuso, in particolare quello di genere

12 Aprile 2016 Redazione SoloTablet
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Il 40% dei cittadini della Rete ha subito una qualche forma di abuso e il 73% ne è stato testimone. Se questi dati rispecchiano la realtà, significa che qualcosa in Rete non funziona o funziona diversamente da come dovrebbe e che le normali procedure di prevenzione e repressione non funzionano in spazi virtuali abitati da miliardi di persone. E se la responsabilità fosse anche delle società tecnologiche, in particolare di quelle con soluzioni di media sciali e social network?

Forse non è un caso che nel 2015 siano diminuite (-21%) in modo consistente le condivisioni di fatti personali su Facebook. La libertà di Internet e la socialità dei social network sono spesso abusate, spesso per atti di bullismo o sexting che interessano soprattutto persone di genere femminile. Il calo nell’uso di spazi sociali come Facebook può essere determinato da una minore qualità delle esperienze praticabili online e da un utilizzo in calo nell’arco della settimana. Oltre il 60% degli utenti di Facebook pubblica meno di un contenuto ogni sette giorni e il 40% ne pubblica cinque. Un dato che indica come il calo non riguardi tutti ed ha sicuramente altre motivazioni sulle quali società come Facebook dovrebbero prestare maggiore attenzione.

Al suo inizio Internet era popolato principalmente da comunità online, spazi aperti ma delimitati dai confini eretti dai loro stessi abitanti che in qualche modo si riconoscevano e si rispettavano interagendo tra di loro, principalmente attraverso un personal computer, su temi argomenti di interesse condiviso. L’arrivo e la diffusione del dispositivo mobile hanno portato online la vita delle persone, trasformando il display dello smartphone nello spazio vitale delle esperienze quotidiane ma aprendo anche le porte a comportamenti di bullismo, di intimidazione e di violenza interpersonale basati spesso su pregiudizi duri a morire legati al sesso, al genere, alla razza e alle minoranze etniche o religiose.

Internet e i suoi spazi sociali non possono essere indicati come la causa dei nuovi fenomeni. Essi non fanno altro che rendere maggiormente visibili, anche se in forme diverse, problemi già presenti nelle nostre società. Esiste però la responsabilità dei produttori di piattaforme come Facebook di informare di più e meglio e di intervenire per prevenire e gestire fenomeni dalla conseguenze potenzialmente negative e, in alcuni casi, molto pericolose che sfociano anche in suicidi, stupri e omicidi. Facebook e altre società simili dovrebbero farsi carico del buon funzionamento delle comunità e reti sociali che usano le loro applicazioni e intervenire per mantenerle pulite, sicure, informate e luoghi piacevoli in cui stare, uomini, donne, bambini e anziani inclusi.

Per approfondimenti sul tema segnaliamo l'e-book di Carlo Mazzucchelli Genitori tecnovigili per ragazzi tecnorapidi pubblicato da Delos Digital nella collana Techovisions.

I rischi maggiori li corrono oggi le donne e i bambini. Le prime sono soggette a abusi online di ogni tipo che vanno dai contenuti offensivi di semplici conversazioni o chat online a violenze fisiche vere e proprie. I bambini sono vittime inconsapevoli e innocenti di altre tipologie di abusi a iniziare da quelli compiuti da genitori che mettono in mostra le loro fotografie online esibendoli come trofei o loghi delle pagine associate ai loro profili online.

L’abuso di genere interessa le donne di ogni età, soprattutto se sole e alla ricerca di nuove interazioni sociali e affettive ma sempre più spesso persone giovani, siano esse donne o omosessuali. Un problema che chiama in causa prima di tutto i genitori, in genere poco attenti a prestare attenzione agli effetti della tecnologia sulla vita dei loro figli, forse perché scarsa è la consapevolezza di questi effetti sulle loro stesse vite di adulti.

Un numero crescente di persone fa uso di dispositivi elettronici, ogni giorno, e più volte al giorno come strumenti d’interazione, di comunicazione, di intrattenimento e di gioco. A essere maggiormente coinvolti in queste nuove pratiche quotidiane sono in primo luogo ragazzi e ragazze, nativi digitali che maturano in questo modo nuovi modi di pensare e di comportarsi, di interagire socialmente e con la realtà e di sviluppo personale. Con questi ragazzi gli adulti sono chiamati a confrontarsi, in primo luogo nei loro panni di insegnanti di genitori, di nonni, e di zii. Possono farlo continuando a negare le nuove realtà tecnologiche o studiando le nuove tecnologie e apprendendo i nuovi linguaggi giovanili allo scopo di intavolare un dialogo efficace con le nuove generazioni.

Ad una maggiore consapevolezza e responsabilità sono chiamate le aziende tecnologiche e i media ma in primo luogo i genitori e gli adulti. La prima responsabilità obbliga a una maggiore informazione e conoscenza per individuare gli elementi e gli ambiti di maggiore criticità e rischio adottando nuovi comportamenti finalizzati a fornire ai ragazzi un supporto intelligente, non autoritario ma collaborativo, che nasce dal monitoraggio attento delle tecnologie usate, con l’obiettivo di prevenire abusi o comportamenti inusuali e negativi.

E’ necessario essere consapevoli del fatto che se molti ragazzi sono super-esperti di social networking non indica una loro conoscenza e competenza di tipo tecnologico. Il fatto che convivano perennemente con un dispositivo mobile sempre connesso alla rete non li trasforma automaticamente in esperti di Internet e dei molteplici mondi paralleli della Rete. Il fatto infine di usare sempre Google per le loro ricerche online non li trasforma in persone acculturate capaci di comprendere la manipolazione che stanno subendo con un motore di ricerca finalizzato a soddisfare bisogni commerciali prima ancora che bisogni e curiosità culturali e personali.

I genitori sono chiamati a un ruolo attivo che nasce dall’assunzione simbolica di una responsabilità esercitata non in senso autoritario e censorio motivata dalla necessità di contribuire alla crescita e maturazione dei ragazzi, anche in senso tecnologico. E’ una responsabilità che si esprime nell’acquisto di nuovi gadget tecnologici, nell’introduzione di Internet in casa e nel definire le regole per un suo utilizzo domestico. Più che introdurre sistemi di sorveglianza, filtri software di spionaggio o controllare i file di ‘log’ e le cronologie di navigazione dei dispositivi dei figli, i genitori (tecnovigili) devono investire in conoscenza delle nuove tecnologie e in comunicazione e relazione con i loro ragazzi.

Mai come in passato la lingua, che adulti e ragazzi parlano, è stata così diversa e a rischio incomunicabilità. La differenza nasce dal fatto che i genitori sono degli immigrati digitali e i ragazzi dei nativi digitali cresciuti a latte e tecnologia. Nativi digitali che dispongono di una mente diversa da quella dei loro genitori perché mutata tecnologicamente e alimentata digitalmente e cognitivamente attraverso la frequentazione di mondi virtuali online e pratiche di comunicazione Mobile.

Il sano dialogo intergenerazionale è sparito da tempo per colpa della colonizzazione televisiva dello spazio domestico e del rumore di fondo da essa causato. Oggi il dialogo è reso praticamente impossibile dalla pervasività di gadget tecnologici, tablet, dispositivi Bluetooth, cuffie, social network, videogiochi, apparecchiature per la realtà virtuale e applicazioni. 

La conversazione tra genitori e ragazzi è diventata una pratica obsoleta e quasi inesistente o, quando sperimentata, è spesso mediata tecnologicamente e praticabile tra persone che hanno adottato strumenti d’interazione e comunicazione di tipo tecnologico. E’ una sfida impossibile per molti genitori immigrati digitali, per nulla pratici delle nuove tecnologie e poco consapevoli della loro importanza per stabilire un dialogo costruttivo con i loro ragazzi, creando nuove opportunità per entrambi. Una sfida alla portata di tutti se ci si dotasse delle conoscenze e delle lenti giuste per osservare la diversità dei comportamenti e del livello di coinvolgimento dei ragazzi nella loro interazione con la tecnologia. Modalità sempre mitizzate dai media ma che spesso non hanno nulla di spettacolare, di deterministico o di innato.

Il primo problema da affrontare è il tempo rubato. Social networking, WhatsApp, Facebook, cinguettii e messaggini vari rubano attenzione, risorse, energie e occupano la maggior parte del tempo dei ragazzi impedendo altre forme di comunicazione. Il tempo rubato è quello che i genitori, anche a causa della situazione economica attuale, devono dedicare alle loro attività lavorative e per stare al passo con una società in costante movimento e sempre più complessa. Ne deriva una mancanza di opportunità di incontro e di dialogo e un corto circuito che coinvolge anche i genitori più preparati e tecnologicamente consapevoli.

E’ un corto circuito che nasce dal fatto che oggigiorno non è più sufficiente tenere d’occhio i siti web visitati dai ragazzi. Bisognerebbe sperimentare i loro videogiochi, frequentare gli spazi sociali online, nei quali sembrano essersi insediati stabilmente, ascoltare la musica che hanno scaricato sui loro iPod o smartphone e mettersi in ascolto sui numerosi canali da essi usati per messaggiare e comunicare. La difficoltà è accresciuta dal fatto che molti problemi, nati come effetto dell’uso di prodotti tecnologici, sono spesso nuovi, difficilmente prevenibili e difficili da gestire senza le conoscenze e strategie genitoriali adeguate. Psicologi, psicoterapeuti e psicanalisti possono aiutare e fornire utili servizi ma non esistono esperti in grado di fornire suggerimenti o consigli definitivi. Non esistono comportamenti virtuosi o buone pratiche da adottare ma bisogna semplicemente fare esperienza in prima persona e elaborare strategie di supporto e di intervento ad hoc.

Le nuove tecnologie sono un nuovo linguaggio da apprendere e che non richiede intermediazioni di specialisti psicologi o guru tecnologici. Sono un semplice e potente strumento che può aumentare la qualità della comunicazione e delle esperienze genitoriali, a patto che si mantenga un approccio empatico, mentalmente aperto, un’elevata disponibilità al confronto, al dialogo e alla contaminazione inter-generazionale.

I ragazzi nativi digitali dimostrano una grande dimestichezza con le tecnologie, usano Internet in modo spregiudicato ma principalmente per attività di socializzazione, mentre non sembrano propensi a farsi sedurre da altre opportunità offerte dal Web. La limitatezza nell’uso di Internet sfata il mito di ragazzi nativi digitali tecnologicamente super-esperti e consegna l’immagine di ragazzi impegnati più a cliccare e a navigare che a leggere e a riflettere, più predisposti a conversare e a giocare con compagni, amici e contatti che a relazionarsi e a costruire amicizie online, più ispirati a piratare e scaricare musiche e film piuttosto che ad acculturarsi. I giovani nativi digitali sembrano essere generalmente consapevoli dei rischi della Rete, di Internet e delle tecnologie in genere anche se molte indagini sottolineano la loro vulnerabilità a confrontarsi con ambiti tecnologici coinvolgenti e capaci di fornire loro vie di fuga virtuali facili da intraprendere e difficili da lasciare.

I ragazzi non sembrano avere paura delle tecnologie, ne fanno un uso costante e continuativo ma molti di loro, ritenuti dai grandi imbevuti di tecnologia e con DNA modificati tecnologicamente, fanno un uso passivo della tecnologia comportandosi più da consumatori che da utenti intelligenti. Nulla di diverso da quanto fanno molti genitori, sempre attenti a regalare l’ultima meraviglia della tecnologia ma poco capaci di guidare i loro ragazzi all’interno dei labirinti della tecnologia dando loro una destinazione di scopo e utili consigli per sperimentare nuove opportunità di crescita e di esperienza.

I primi a essere consapevoli dei potenziali rischi di un uso eccessivo della tecnologia sono i ragazzi stessi ma è una consapevolezza diversa da quella dei genitori ed è spesso costruita su valutazioni superficiali e un po’ spensierate perché prodotto di scarse o non approfondite conoscenze degli effetti collaterali (ad esempio due terzi dei ragazzi non hanno consapevolezza dei rischi associati la sexting e a certe forme di bullismo digitale). Anche se hanno imparato a stare attenti a divulgare informazioni personali e a manipolare il media stesso con false informazioni, non sembrano comprendere a fondo il tema della privacy e i rischi connessi alla memoria indelebile della rete e alle conseguenze legate a fenomeni di bullismo digitale.

Genitori con conoscenze e abilità tecnologiche paragonabili o superiori a quelle dei loro figli possono trovare difficoltà a relazionarsi con ragazzi  nativi digitali e a comprendere le loro nuove forme di relazione e socializzazione online, a stare al passo in termini di tempo disponibile e nuove conoscenze nel mondo variabile e mutante della Rete, a comprendere il significato di profili digitali e vite virtuali vissute dai ragazzi come completamente complementari e parallele alle loro vite reali. Il risultato di queste difficoltà è un gap conoscitivo, cognitivo e tecnologico che può creare una sconnessione tra genitori e figli e provocare nel tempo una vera e propria frattura generazionale.

Sbagliato e inutile è un approccio basato sul controllo e che si preoccupa soltanto del tempo passato online dai ragazzi. L’attenzione non può essere rivolta solo al ragazzo(a) ma anche alle comunità, ai gruppi e alle reti sociali che frequenta. I rischi veri nascono dai comportamenti dei ragazzi e da ciò che fanno con la tecnologia. I genitori devono essere partecipi in modo attivo per comprendere le esperienze tecnologiche dei loro figli vivendole con loro. Dovrebbero prestare particolare attenzione a come il tempo tecnologico viene usato, ai comportamenti di bullismo, al tipo di frequentazioni sociali online, alle varie forme di rappresentazione del sé usate, alla condivisione di foto e molto altro ancora.

La presenza genitoriale può cambiare i comportamenti dei ragazzi ma deve essere esercitata con la convinzione che, nella vita virtuale, i contenuti digitali possono essere assolutamente sicuri, piacevoli, istruttivi e ricchi di opportunità. I rischi e i pericoli sono sempre presenti, come lo sono molte situazioni e ambienti del mondo reale. L’elenco dei rischi è lungo e comprende il bullismo digitale, lo stalking digitale, il furto di identità, i suicidi e il sexting, la dipendenza da videogiochi, la solitudine e la depressione da social network, le difficoltà cognitive e la difficoltà a mantenere elevata attenzione e concentrazione.

Nella realtà tecnologica che ci vede tutti coinvolti non ci sono regole così come non ci possono essere comandamenti da praticare. Come ha scritto Sherry Turkle nel suo libro Insieme ma soli, la tecnologia ci ha resi tutti connessi gli uni agli altri ma, dopo che ci siamo allacciati, abbiamo scoperto che a tenerci occupati non siamo noi ma i nostri computer e dispositivi. Sopraffatti dal ritmo della tecnologia perdiamo di vista le persone e per passare più tempo con la tecnologia. Proprio ciò che non dovrebbe fare un genitore negli anni di crescita dei suoi ragazzi.

Contribuire a prevenire gli abusi resi possibili dalla pervasività del mezzo tecnologico e dall’uso criminale o violento che può esserne fatto è responsabilità di tutti. Produttori tecnologici, media, giornali, associazioni e scuola possono contribuire in termini di informazione e conoscenza e attivandosi con iniziative finalizzate a far crescere una cultura pacifica, realmente collaborativa e libera della Rete. I genitori hanno però una responsabilità maggiore e non possono limitarsi al controllo e alla repressione ma neppure alla semplice informazione. Sono chiamati a sperimentare e conoscere la tecnologia usata dai loro figli ea dedicare loro maggiore l’attenzione e tempo affiancandoli nella loro scoperta del mondo che oggi avviene sempre più spesso attraverso strumenti tecnologici. Per non essere sostituiti da avatar e robot tecnologici nei sentimenti, negli affetti ma anche nei sogni dei ragazzi ai genitori non rimane che investire sul calore della vicinanza, del dialogo, della voce, delle esperienze e delle emozioni condivise.


Per approfondire gli argomenti tarttati in questo articolo vi invitiamo a scaricare e a leggere l'e-book di Carlo Mazzucchelli: Genitori tecnovigili per ragazzi tecnorapidi

 

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