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Cisco a caccia dell’Internet of Everything

Cisco a caccia dell’Internet of Everything

17 Luglio 2013 Gian Carlo Lanzetti
Gian Carlo Lanzetti
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Cisco è alla ricerca di un nuovo modello di business, che senza stravolgere quello che le ha consentito di raggiungere la leadership nel networking, le consenta di sviluppare il suo potenziale (15 miliardi di dollari spesi nella sola ricerca e sviluppo) e soprattutto assecondare i nuovi paradigmi del mercato IT, in profonda trasformazione, e alla ricerca di stimoli per tornare a crescere più dinamicamente, ovunque ma soprattutto in paesi come l’Italia.

La società dei router ha individuato nell’Internet of  Everything (IoE) il bacino dove svilupparsi in considerazione degli elevati tassi di sviluppo. Ma Cisco ha bisogno di terzi per riuscire in questo processo di profonda trasformazione.

Attualmente infatti  meno dell’1% di ciò che può essere connesso al web è effettivamente collegato  mentre in futuro si scommette su una crescita esponenziale fra persone, processi, dati e oggetti.

“Se ci sono voluti vent’anni - ha spiegato pochi giorni fa l’Amministratore Delegato di Cisco Italia Agostino Santoni in un evento dedicato a esplorare le opportunità e i nuovi scenari tecnologici dell’ Internet of Everything  - per portare due miliardi di persone sul web, per connettere gli altri due ci vorranno secondo nostre valutazioni meno di cinque anni: e se i 10 miliardi di oggetti connessi oggi alla rete sono meno dell’1% di quelli che potrebbero essere connessi, nel 2020 saranno già 50 miliardi”. Questo  trasforma radicalmente il mondo digitale come oggi lo conosciamo e rappresenta uno scenario foriero di grandi opportunità economiche e di innovazione.

 

Nella ricerca IoE Value Index di Cisco, infatti, per paesi a noi vicini come la Francia si calcolano  32 miliardi di dollari di profitti in più per le imprese del settore privato (vedere Tabella 1)  alla fine del 2013 che possono derivare dall’adozione di una visione e di tecnologie legate all’IoE. Globalmente, si tratta di profitti generati soprattutto in settori chiave anche per l’industria del nostro paese, quali il manifatturiero, ottenuti incidendo su processi chiave per qualsiasi tipo e dimensione di impresa - quali supply chain, logistica, organizzazione del lavoro (vedere Tabella 2)

L’avvento dell’Internet of Everything coincide, per Cisco, con la scelta decisa di posizionarsi nei confronti dei clienti come società pienamente dedicata a valorizzare l’apporto della tecnologia trasversalmente a tutte le aree di business e organizzative; IoE, inoltre, rappresenta la convergenza di tutte le priorità, le architetture, le direzioni di sviluppo tecnologico e operativo dell’azienda.

Ciò pone Cisco nella situazione ideale per guidare il cambiamento, anche grazie al costante confronto con clienti e con i partner, che rappresentano la risorsa essenziale per transitare con successo verso la nuova era.

“Per vincere nell’Internet of Everything, osserva Santoni,  contano allo stesso modo due elementi: la capacità di gestire in modo solido, sicuro e affidabile una complessità senza precedenti e la capacità di immaginare nuovi strumenti e servizi, resi possibili dalle connessioni che via via si creeranno. Il tutto con il supporto di una Rete che sia intelligente, automatizzata e aperta. Per questo abbiamo già iniziato ad esempio a sostenere – e certificare – i nostri partner sulle architetture e soluzioni chiave per il nuovo scenario, quali ad esempio il cloud”.

In altre parole Cisco avrà ancora più bisogno dei partner, vecci e nuovi,  ma non solo. Avrà anche bisogno di aziende in grado far germogliare idee nuove e sviluppare applicazioni. Donde gli investimenti nella acquisizione di aziende con prodotti in grado di inserirsi in questo modello e gli stimoli alle starp up per assecondare la sua azione sul nuovo grande versante. A Cisco non mancano le risorse per portarsi in casa competenze consolidate o da consolidare. La strategia IoE prevede anche il coinvolgimento degli operatori di rete e qui non mancano le criticità, perché anche dall’altra parte esistono ambizioni di diversificazione e di un’offering di app non sostanzialmente dissimile. Probabilmente una maggiore comunanza ci potrebbe essere nel campo del dotare le infrastrutture di maggiore intelligenza distribuita e sul nuovo versante dell’SDN (Software Defined Networking), ovvero della programmabilità della rete a livello software e quindi della sua trasformazione in una piattaforma, finalizzata a reti sempre più adattative. Cisco, quindi, pur non smettendo di essere una società di hardware, dovrà agire per spaziare più di quanto abbia mai fatto fino a oggi per espandere la produzione di software, direttamente e indirettamente. La mobilità, come la sicurezza, è una delle leve trasversali si tutta la complessa strategia.

 

Quella a cui si deve tendere, è in sostanza il messaggio di Cisco, è “Una rete sicura, agile, sensibile al contesto; capace di trasferire all’utente le corrette policy di accesso ad informazioni e applicazioni; una rete “consapevole di se stessa” per poter auto-configurarsi, auto-ottimizzarsi, auto-ripararsi, auto-proteggersi; capace di gestire le domande massive di dinamicità, automazione e gestibilità dei nuovi modello cloud;  capace di garantire scalabilità di calcolo, di storage, di networking;  capace di integrare programmabilità, applicazioni aperte, funzioni di analisi in grado di trasformare dati grezzi in informazioni pronte all’uso”.

L’Italia, ha detto Santoni, farà la sua parte tramite i laboratori di Monza in cui lavorano 250 ricercatori per innovare l’uso delle reti ottiche a livello di gruppo; la partecipazione come global partner a Expo 2016, il proseguimento del programma Cisco Networking Academy che in 14 anni ha permesso di certificare 70mila studenti (l’85% di questi ha sottolineata con orgoglio il numero uno della società ha trovato lavoro in meno di sei mesi) e lo sviluppo si Solution LED, la nuova struttura che si occupa dello scouting di imprese, persone e start con idee innovative in grado di rispondere a esigenze di mercato ancora irrisolte.“Riteniamo che questo, precisa Santoni, sia un momento di grandi opportunità per tutti e con le iniziative che stiamo promuovendo miriamo a creare un livello adeguato di conoscenza di queste opportunità”.  In questo contesto si inserisce, per esempio, BizMall, il marketplace creato da Cisco e Computer Gross a disposizione dei rivendotori per promuovere le loro soluzioni al mercato, cosa che altrimenti non potrebbero fare per il loro nanismo.

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Nostalgia della blogosfera

Invero le opportunità non mancano.Secondo un report di Glocus, think tank romano presieduto da Linda Lanzillotta, l'Internet economy italiana contribuisce alla formazione del Pil nella misura di appena il 2%, circa 32 miliardi di euro, rispetto alla media europea del 4% con picchi del 7% in paesi come Germania e Nord Europa. “L'unico modo per uscire da una situazione che vede il tasso di disoccupazione giovanile italiano al 40,5% - si legge nel rapporto - è quello di riallineare l'offerta di lavoro alla domanda del mercato, riformando alla base il sistema dell'istruzione e della formazione. Non basta dunque una politica degli incentivi per le assunzioni, ma servono degli interventi volti a preparare i lavoratori ad un mercato ormai cambiato".

Cisco è da anni che predica questo: qualcosa ha fatto ma il più resta da fare.

Ma è tutta l’Europa ad aver bisogno di più innovazione e di più economia digitale, a cominciare dalla creazione di un migliore ecosistema per le startup.

A cento milioni di euro ammonta  la nuova tornata di finanziamenti del partenariato pubblico-privato sull’Internet del futuro, decisa in questi giorni con cui la Ue sovvenzionerà  circa mille start up e altre imprese altamente innovative per lo sviluppo di app e altri servizi digitali dedicati ai trasporti, la salute, energia e media

I fondi  saranno erogati attraverso 20 consorzi tra cui acceleratori d’impresa, piattaforme di crowdfunding, società di capitale di rischio e spazi di co-working.

 

Tabella 1

Per i dodici paesi inclusi nello studio, che contano per quasi il 70% del PIL globale, ci si attende questa generazione di valore nel 2013 dall’IoE  (da notare l’assenza dell’Italia e la presenza, invece, del Messico)

 

#

Paese

Miliardi di dollari

1

Stati Uniti

253

 

2

Cina

76,9

 

3

Germania

54,4

 

4

Giappone

41,0

 

5

Australia

35,6

 

6

Francia

32,2

 

7

Canada

30,2

 

8

Regno Unito

28,4

 

9

India

18,2

 

10

Brasile

17,3

 

11

Russia

17,0

 

12

Messico

9,2

 

Fonte: Cisco IoE Value Index

Tabella 2

I driver principali del valore generato dalla IoE nel 2013 sono miglioramenti in queste aree

 

Area

Miliardi di dollari

Supply Chain

158,7

Customer Experience

145,2

Innovazione

110,5

Utilizzo degli asset

109,7

Produttività dei dipendenti

89,3

Fonte: Cisco IoE Value Index

 

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