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Automazione del lavoro e scarsità di posti di lavoro

Automazione del lavoro e scarsità di posti di lavoro

23 Marzo 2017 Redazione SoloTablet
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Secondo Fabri Fibra i ragazzi passano il tempo su Internet perchè non c'è lavoro. Domai potrebbero continuare a stare su Internet perchè il lavoro disponibile è stato colonizzato da robot, macchine intelligenti e processi software di intelligenza artificiale e automazione.

Per comprendere quello che sta succedendo non basta più fare riferimento a vecchi adagi come quello che suggerisce che in realtà, anche a fronte di grandi cambiamenti, la realtà umana in fondo non cambia mai. Oggi le tecnologie stanno producendo cambiamenti radicali, disruptive, profondi perchè stanno unificando per la prima volta ambiti molto diversi tra loro, fisici, biologici, mentali e digitali. E' una specie di rivoluzione che fonde insieme vari livelli di azione umane andando a cambiare per sempre ambiti di vita personale, sociale, industriale  e lavorativa e introducendo una sequenza continua di cambiamenti che richiedono grandi sforzi di comprensione e di adattamento.

I cambiamenti in atto interessano in particolare le nuove generazioni di Millennial e Generazione Z. Generazioni che devono fare i conti con un mercato del lavoro dove il lavoro, per loro, potrebbe essere una chimera, anche a causa della proliferazione di robot e macchine intelligenti capaci di sostuituirli sia in posti di lavoro manuali sia cognitivi.

Le situazioni vissute dalle nuove generazioni si presentano con forme di schizofrenia a assurdità. Le nuove generazioni  sono protagoniste e responsabili della evoluzione rapida e della pervasività delle nuove tecnologie.  Riconoscono in esse la capacità di offrire numerose opportunità e di produrre benefici in ambiti lavorativi, di produttività ed economici, di creatività e di apprendimento ma al tempo stesso percepiscono gli effetti negativi in termini di perdita di opportunità lavorative. In una recente indagine di Deloitte il 40% dei Millennial (nati tra gli anni 80 e 90 e ora in età lavorativa) intervistati ammettono di temere l'automazione in atto, il 44% pensa che ci saranno in futuro minori opportunità di lavoro, il 51% ritiene che ci sarà bisogno di continuo apprendimento e il 53% pensa che il posto di lavoro del futuro sarà sempre più spersonalizzato e meno umano. Un'indagine simile condotta anche sulla Generazione Z darebbe probabilmente risultati ancora più preoccupati.

Le risposte rassicuranti che vengono offerte fanno perno sulla creatività umana che le macchine non avranno mai e sull'empatia, il coraggio e la fantasia che le macchine non avranno mai. Peccato che non in tutte le aziende i punti di forza della creatività e dell'empatia siano ritenuti elementi fondamentali per la strategia o il successo aziendale.

La realtà è che la tecnologia ha mutato le condizioni del lavoro, esattamente come lo ha fatto numerose volte nella storia dell'evoluzione della civiltà umana, a partire dall'introduzione della ruota, dell'aratro, delle macchine a vapore e dei trattori agricoli. Preso atto che i posti di lavoro diminuiranno non rimane che trovare il modo di adattarsi al cambiamento in atto. L'adattamento non deve solo interessare le persone e i lavoratori ma anche le aziende e le organizzazioni. I lavoratori devono prepararsi ad una maggiore plasticità mentale per adattare o cambiare le loro competenze e conoscenze acquisendo nuovi skill per nuove tipologie di lavori. Le aziende dovranno inventare/ridefinire i ruoli, le responsabilità e le competenze associate ai posti di lavoro in azienda in modo da trarre maggiori vantaggi dalle macchine tecnologiche ma anche dalle macchine creative e umane. Il futuro che sta emergendo non può che essere di tipo collaborativo. In passato lo è stato tra persone in carne e ossa, in futuro lo sarà sempre più tra persone e macchine. E non è detto che i cambiamenti si fermino qui.....

 

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