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Cosa farai se un Ro-Bot intelligente mirasse al tuo posto di lavoro?

Cosa farai se un Ro-Bot intelligente mirasse al tuo posto di lavoro?

12 Dicembre 2016 Redazione SoloTablet
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Per molti lavoratori le preoccupazioni non arrivano solo dal neoliberismo economico o dall'assenza di Politiche adeguate, ma anche dall'evoluzione continua della tecnologia. Uno sviluppo guidato dall'intelligenza artificiale che permette a macchine di vario tipo di sostituire gli esseri umani in un numero crescente di ambiti di lavoro.

A sostenere la bontà e la qualità della rivoluzione tecnologica sono sempre di più i leader delle grandi multinazionali tecnologiche della Silicon Valley, i primi a sostenere che il mondo del lavoro, per come lo conosciamo oggi, è destinato a profndi cambiamenti. Le loro previsioni descrivono un'era felice ricca di maggiore tempo libero e nella quale a farsi carico di incombenze lavorative saranno sempre più le machine intelligenti. Sono previsioni che danno per scontata la progressiva automazione e robotizzazione della vita futura e tali da far suggerire ad esempio al CEO di Tesla, Elon Musk, l'introduzione di nuove politiche basate su redditi di cittadinanza.

Nel frattempo che queste politiche prendono corpo, aziende cinesi come Foxconn stanno procedendo nella sostituzione di decine di migliaia di lavoratori con robot e aziende americane come McDonald stanno ipotizzando nuove automazioni nel caso in cui dovessero aumentare i costi dovuti a nuovi aumenti salariali.

La realtà futura non sarà comunque in banco e nero. Sarà caratterizzata dalla coabitazione diffusa di lavoratori in carne e ossa e macchine intelligenti, con i primi che dovranno ripensare il loro modo di lavorare e soprattutto ingegnarsi per crearsi nuove attività, professioni e fonti di reddito. L'automazione avverrà ovunque e la capacità del software di replicare attività umane sostituendo lavoratori in carne e ossa nella loro attuale interazione con computer e macchine, continuerà ad aumentare in aree quali l'input e la raccolta di dati la stesura e la verifica di documenti, l'amministrazione contabile e molto altro. Già oggi robot sono stati usati da banche per automatizzare le transazioni e la produzione di rapporti e analisi, da aziende della distribuzione e dei trasporti per rendere più efficiente e meno costosa la logistica, da ospedali e istituti sanitari per la gestione di pratiche amministrative e automazione dei processi.

I posti di lavoro a rischio sono numerosi ma in particolare quelli ripetitivi, siano essi manuali o cognitivi. Lavori come quelli tipici del back-office, legati ad attività di call center o all'inserimento di dati.

La sparizione di posti di lavoro porrà interrogativi pressante alle istituzioni e ai governi, nella creazioni di nuove opportunità e ambiti lavorativi o nel fornire redditi base per permettere ai lavoratori di affrontare la disoccupazione e l'assenza da reddito da lavoro. L'introduzione di macchine e robot potrebbe anche facilitare la nascita di nuovi posti di lavoro, meno faticosi e più pagati anche per la capacità della nuova forza lavoro di collaborare con le macchine e di saperle gestire.

L'idea di un reddito di cittadinanza è oggetto di riflessioni da parte di sindacati, governi e mondo imprenditoriale e non è più percepita come improponibile. Tutti dovranno fare i conti e contribuire alla formazione di una nuova forza lavoro, con maggiori competenze digitali, più capace di interagire e collaborare con le macchine ma soprattutto maggiormente impegnata nel ridisegnare creativamente il proprio futuro. Un ruolo fondamentale sarà giocato dal mondo dell'educazione e dell'istruzione, sia nel formare le persone al nuovo mondo del lavoro sia per dotarle di nuovi strumenti cognitivi e di pensare. Più che sulle abilità bisognerà puntare sulla capacità di focalizzazione, sul pensiero creativo, sugli approcci automatizzati e sulla capacità innovativa e di adattamento alle continue trasformazioni in arrivo.

Il futuro del mondo del lavoro non potrà essere il semplice prodotto di politiche di governo o di scelte imprenditoriali. Sarà il risultato di una collaborazione allargata e continua tra pubblico e privato per gestire una trasformazione guidata dalla tecnologia inarrestabile e da gestire per il grande impatto che sta avendo sulla vita concreta di milioni di persone e per le opportunità di cui è portatrice. Il problema vero da affrontare sarà sul ruolo che pubblico e privato avranno nel sostenere i costi di questa trasformazione. Difficile che il privato si privi dei vantaggi generati dall'automazione tecnologica per redistribuire i guadagni. Complicata anche una tassazione più elevata da parte dei governi. Più facile ipotizzare benefici generalizzati dal cambiamento che interverrà in interi ambiti produttivi dall'introduzione di nuove tecnologie e da fonti energetiche alternative capaci di dare spazio all'innovazione e a nuovi tipi di attività e professioni. La creatività umana dovrebbe fare il resto, a meno che l'attuale rivoluzione tecnologica non sia assimilabile a quelle che l'hanno preceduta ma sia al contrario un punto di non ritorno di una evoluzione vero il predominio delle macchine e della singolarità tecnologica.

 

 

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