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Cosa non sanno fare i robot di oggi?

Cosa non sanno fare i robot di oggi?

11 Agosto 2016 Redazione SoloTablet
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Più che domandarsi cosa sanno fare i robot odierni, la domanda giusta è chiedersi cosa non sanno fare. Non passa giorno senza qualche notizia che annuncia nuove macchine intelligenti e capaci sostituirsi agli umani nelle loro attività lavorative quotidiane. L’automazione delle attività manuali è costante ma cresce anche la robotizzazione di attività cognitive. Grazie anche a crescenti investimenti e progetti.

La rivista TechCrunch ha raccontato la carica dei Robot con un titolo auto-esplicativo: “No job too big, no job too small – a bot will do it all”. L’evoluzione delle machine è tale che, se continua così, entro venti anni in ogni casa ci potrebbe essere un robot umanoide capace di svolgere lavori di casa e fornire aiuto psicologico alle persone anziane e il posto di lavoro potrebbe essere un ambiente dominato dalla presenza di macchine tecnologiche e molto intelligenti.

Le prossime scarpe Adidas potrebbero essere costruite negli Stati Uniti in una nuova fabbrica completamente automatizzata e robot esperti costruttori di scarpe. La fabbrica, denominata dalla Adidas una speedfactory dovrebbe essere pronta per il 2017 su una superficie di quasi centomila metri quadri ad Atlanta e avrà la capacità di produrre 50.000 scarpe all’anno. L’impiego di robot nella fabbrica di Atlanta farà seguito a quello già realizzato nella speedfactory originaria in Germania. Secondo Adidas il nuovo progetto creerà 160 nuovi posti di lavoro per persone adibite al controllo e alla supervisione della produzione. Il progetto sembra aprire la strada a nuove sperimentazioni in ambito manifatturiero e generare un elevato interesse per l’elevata specializzazione di robot che dovranno farsi carico della personalizzazione dei prodotti, uno degli elementi cardine della strategia Adidas sul mercato. Grazie ai robot l’azienda sarà in grado di garantire la personalizzazione con un tasso minore di errori e un tasso più elevato di soddisfazione della clientela, oltre ad ottenere un livello elevato di efficienza e di produttività. Grazie alla completa automazione della fabbrica Adidas punta ad avere una infrastruttura produttiva più facile e veloce da riprogrammare e riconfigurare, per soddisfare nuove tendenze di mercato e cambiamenti nella domanda.

I robot sono diventati protagonisti anche in una altro ambito lavorativo rimasto legato da sempre a pratiche tradizionali come quello della raccolta delle mele. La mela è tra i frutti più richiesti e consumati nel mondo occidentale ma il processo della raccolta è rimasto praticamente invariato negli ultimi duecento anni. Negli Stati Uniti questo processo potrebbe essere in via di cambiamento grazie alla iniziativa di una startup Abundant Robotics Inc. che ha deciso di investire nella sua automazione attraverso robot agricoltori capaci di individuare e rimuovere le mele dalla pianta senza danneggiarle. Grazie a visori appositi il robot, installato su trattori che lo alimentano energeticamente e lo trasportano, riconosce le mele mature da raccogliere e con un braccio meccanico appositamente studiato le rimuove dal ramo. I progetti per automatizzare i processi agricoli sono numerosi. Quello di Abundant Robotics è interessante per le sfide ingegneristiche legate alla raccolta di prodotti che possono essere facilmente danneggiati da una presa meccanica e che devono avere una precisione millimetrica. Grazie all’evoluzione della tecnologia video e di elaborazione delle immagini la presa dei robot raccoglitori di mele è diventata gentile e morbida come può esserlo quella di un essere umano. La difficoltà del progetto impedirà di portare sul mercato i nuovi robot prima di due anni ma i primi test condotti hanno dato risultati positivi e permesso all’azienda di raccogliere nuovi finanziamenti per il progetto.

Robot intelligenti sono stati usati anche per la mappatura delle galassie, un’attività che richiede un’elevata precisione e la capacità di interagire con una realtà composta da milioni di elementi dalle dimensioni, luce e massa diversi come galassie, stelle, buchi neri, ecc.

A intraprendere un progetto di automazione di questo tipo è stato il Lawrence Berkeley National Laboratory americano con l’installazione di DESI (Dark Energy Spectroscopic Instrument) un nuovo macchinario che verrò reso operativo nel 207 a Tucson in Arizona. Il robot userà la luce per analizzare le proprietà dei corpi celesti e i loro movimenti con l’obiettivo di guardare nel passato e cogliere le fasi dell’espansione dell’universo in miliardi di anni e arrivare fino al Big Bang. L’attività impegnerà il robot per cinque anni nell’analisi di un terzo del cielo e nella produzione di mappe tridimensionali dell’universo che faciliteranno agli scienziati la comprensione dei fenomeni e la loro lettura.

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