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Facebook: è iniziato il declino?

Facebook: è iniziato il declino?

27 Marzo 2018 Redazione SoloTablet
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Più che agli scandali scatenati dal Russiangate e da Cambridge Analytica, Facebook dovrebbe prestare attenzione alla frustrazione e alla noia che sta prendendo buona parte dei frequentatori della sua piattaforma di social networking. E' un sentimento crescente che nasce da domande tanto semplici quanto potenzialmente laceranti. Domande come "che ci faccio qui?" o "che cosa sto regalando in cambio di una presenza online" le cui insufficienti risposte generano ansie e frustrazioni alla ricerca di placebo o nuovi farmaci opportunamente elargiti.

Facebook sotto esame, altri lo saranno

Per il momento a essere sotto esame è Facebook (Il vero volto di Facebook), poi lo saranno anche tutte le altre piattaforme sociali che raccolgono oggi le esperienze di miliardi di persone dando senso alle loro vite personali e sociali, soprattutto online ma anche offline. L'esame di facebook dura da diciotto mesi ed è tutto concentrato sul ruolo che la piattaforma social avrebbe nel diffondere false notizie e post-verità e sulla incapacità a proteggere i dati degli utenti. La diffusione delle false notizie non sarebbe opportunamente impedita da controlli e filtri applicati ai servizi editoriali, di messaggistica e relazionali forniti. Il furto di dati segnala una carenza colpevole di attenzione al problema e una sottovalutazione del fenomeno, soprattutto quando vede coinvolte entità aziendali come Cambridge Analytica.

Il problema vero per Facebook è però un altro. E' la frustrazione crescente di coloro che usano i servizi del social network e che si ritrovano frastornati alla ricerca di valore reale per continuare a usufruirne e trarne vantaggi e benefici. Un valore che dovrebbe continuare a risiedere nelle relazioni con parenti e amici, coltivate grazie a conversazioni online, interazioni e scambi di informazioni. Un valore per il quale sono stati per lungo tempo silenti di fronte all'aumento immotivato di promozioni e pubblicità che con le loro esperienze online non avevano necessariamente un collegamento o una reale utilità.

Frustrazione e irritazione

La frustrazione nasce dalla perdita di fiducia nella piattaforma Facebook e nella sua capacità di proteggere un ambito relazionale che per funzionare deve limitare conflitti e scontri generati da false notizie, bufale online, contenuti falsi o artatamente mistificatori e post-verità. La perdita di fiducia ha reso meno disponibili gli utenti ad accettare ciò che Facebook è brava a fare da sempre. usare dati e informazioni per riempire le mura delle facce degli utenti di messaggi promozionali personalizzati e costruiti in base al profilo che di ognuno di loro Facebook si è fatta grazie all'analisi dei deti in suo possesso ma anche dei comportamenti, delle preferenze e delle relazioni degli utenti (La solitudine dei giovani networker).

L'irritazione che cresce nei confronti di Facebook si manifesta nella stizza verso le pubblicità invasive e programmatiche. Una irritazione pericolosa per Facebook perché ne mette a rischio il modello di business e i guadagni (Il potere degli algoritmi: è tempo di ribellarsi?). Se le pubblicità sono state accettate senza resistenza in cambio di servizi 'relazionali' gratuiti, gli utenti non sembrano più disponibili ad accettare uno scambio che comporta anche il furto di profili, di dati e informazioni che vengono poi usate per manipolare la loro testa e modificare i loro comportamenti, da consumatori ma anche da cittadini ed elettori.

La privacy non esiste più

Si dice che con l'avvento dei Big Data e delle piattaforme social che li alimentano la privacy non esiste più. Sicuramente non è esistito un problema Privacy perchè non era sentito come prioritario o come un diritto da difendere. Ora la consapevolezza crescente sui rischi che si corrono con la trasparenza radicale che Facebook regala a entità terze sta cambiando la percezione sul problema della privacy e facendo nascere una richiesta forte di protezione, maggiore riservatezza e sicurezza (Resistere alla profilazione con la disinformazione). E' una richiesta che punta a cambiare la legge della trasparenza imposta da Facebook ma soprattutto a cambiarne il modello di business.

L'abitante del mondo sociale di Facebook vuole recuperare la fiducia e l'affidabilità delle fonti informative. Sorpresi di verificare come la trasparenza suggerita da Facebook si sia trasformata in una trappola per pesci chiusi in un acquario, oggi gli utilizzatori dei social network come Facebook sono stanchi di sentirsi truffati, manipolati e condizionati ma soprattutto complici delle stesse azioni che li penalizzano e li trasformano in vittime.

Maggiore protezione e sicurezza

Se sale la richiesta di maggiore protezione e sicurezza, Facebook non potrà non correre ai ripari, modificando le logiche della sua piattaforma e probabilmente anche il modello di business su di essa implementato. Cambiare il modello potrebbe significare ridurre i costi operativi ma anche rinunciare alla pratica pervasiva attuale, promozionale e inserzionistica, per cercare altre fonti di guadagno, ad esempio introducendo servizi a pagamento. Sempre che poi i più di due miliardi di utenti siano disponibili a versare un canone mensile per servizi abbastanza banali e sperimentabili su altre piattaforme, anche se in modalità e con funzionalità diverse.

Il cambio di modello di business è sicuramente una delle opzioni che Facebook sta valutando ma è improbabile che sia la soluzione scelta. Dopo avere investito per anni su risorse e algoritmi pensati per favorire la trasparenza radicale e complice da parte degli utenti, con l'obiettivo neppure tanto nascosto di raccogliere e analizzare miliardi di dati, è difficile pensare che Facebook possa soddisfare la richiesta montante che arriva dagli utilizzatori del suo social network.

Per farlo dovrebbe garantire l'assoluta riservatezza dei dati, delle informazioni e dei profili degli utenti, garantire connessioni sicure e protette tra ogni membro di una rete sociale, gruppo o comunità, impegnarsi a evitare qualsiasi tipo di profilazione degli utenti e delle loro reti di contatti, crittografare e proteggere ogni tipologia di messaggi e soprattutto rispettare tutte le richieste di privacy e riservatezza segnalate da ogni utente nei loro profili e nelle preferenze  che li caratterizzano online.

Serve un modello di business diverso

In sintesi Facebook dovrebbe impegnarsi in modo così oneroso da rendere il cambio di modello di business praticamente impossibile e impraticabile. Facile pertanto prevedere, come ovvia conseguenza, un tasso di abbandono crescente da parte degli utenti della piattaforma di Facebook. Un abbandono per ora motivato dalle preoccupazioni sollevate da scandali e furti di dati, ma in futuro sempre più determinato a una crescente consapevolezza sui rischi che si corrono nel rendersi trasparenti su piattaforme delle quali non si controlla quasi nulla (Vai a pesca per evitare di farti pescare online).

 

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