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Diritto alla privacy, a chi interessa?

Diritto alla privacy, a chi interessa?

07 Aprile 2015 Redazione SoloTablet
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I tempi sono quelli che sono. I diritti dei cittadini, dei consumatori e dei lavoratori sono in discussione da tempo e dappertutto. Quelli della Privacy e della protezione dei dati personali sono oggetto di discussione nelle sedi istituzionali e legali ma sembrano interessare meno del nuovo giocattolino di Amazon per ordinare detersivi e altri prodotti casalinghi.

Che la privacy dei cittadini e dei consumatori sia a rischio lo scrivono da tempo in molti. Ora sembra essere diventato tema di discussione e di scelte da parte di governi, istituzioni e corti giudiziarie.  Ma quanto interessa il singolo individuo o consumatore?

La privacy non serve solo a creare un filtro capace di proteggere l’individuo da intrusioni esterne ma anche ad affermare la libertà collettiva nella quale hanno trovato dimora da tempo nella cultura occidentale molti altri diritti come quello di espressione, di opinione, di sindacato, di protestare, di libertà e di associazione.

Il diritto alla privacy è un diritto di libertà, il diritto a poter avere l’ultima parola nel decidere se e a chi rendere pubbliche informazioni personali cedendo parte del controllo individuale su eventi, fatti e esperienze di vita. E’ il diritto a sviluppare liberamente noi stessi senza controlli e imposizioni, più o meno subdole, da parte di istituzioni, governi, multinazionali e grandi marche.

 

 

Il diritto alla privacy è messo in discussione dal potere e dalla pervasività della tecnologia e dalla sua abilità a prendere decisioni al nostro posto, come il recentissimo Bottone Dash di Amazon pensato per automatizzare le scelte di acquisto con l’illusione di una scelta libera ridotta ad un semplice click. Un click che lascerà tracce di sé e che porterà a nuove limitazioni alla privacy, intesa come capacità decisionale individuale libera e consapevole. Un click che si aggiungerà ai numerosi che già facciamo e che arricchiscono il Big Data delle multinazionali e dei governi, senza che ne siamo stati informati e nella nostra crescente inconsapevolezza (incoscienza).

Mentre la maggior parte dei cittadini sembrano avere delegato il problema della privacy al loro essere semplici consumatori e a valutarne l’importanza a partire dai benefici ottenuti nei loro processi di acquisto, i governi europei sembrano cominciare a preoccuparsi seriamente della privatezza dei dati dei loro cittadini ricercando forme e modalità di resistenza. La battaglia è contro le grandi corporazioni che si muovono dietro e in collaborazione con i protagonisti tecnologici del mondo digitale. Colossi come Facebook, Amazon, Google e Apple che tramite i loro universi e ecosistemi digitali hanno la possibilità di raccogliere miliardi di dati e di informazioni personali per poi condividerle con agenzie statali per scopi di sicurezza e controllo e alle grandi marche per scopi puramente commerciali.

Il tema del contendere principale, al quale i consumatori europei sembrano prestare fin qui scarsa attenzione, è il fatto che dati e informazioni su cittadini europei vadano a riempire i Big Data di un’altra nazione, senza avere trovato fin qui una legislazione adeguata nella protezione della privacy e della sicurezza dei dati. Molte iniziative recenti europee sembrano indicare una maggiore attenzione al problema e la decisione di intervenire con leggi adeguate a una maggiore protezione del diritto alla privacy dei cittadini europei.

Una delle iniziative più interessanti nel merito è quella dello Human Rights Council delle Nazioni Unite che ha prodotto recentemente un nuovo rapporto sulla privacy e che vede impegnate nazioni come Germania e Brasile dopo le rivelazioni di Snowden che hanno evidenziato l’uso di dati personali fatti da agenzie governative americane.

L’iniziativa che ha coinvolto numerosi paesi è finalizzata a proteggere e a promuovere i diritti umani e a riconoscere la privacy come uno di essi e nella giusta priorità. La priorità è dettata dall’evoluzione tecnologica e dal ruolo che soluzioni come APP, droni, internet degli oggetti e dispositivi mobili stanno giocando nel trasformare dati strettamente privati in informazioni pubbliche e utilizzabili per scopi non necessariamente a vantaggio dei cittadini e dei consumatori e rispettosi dei loro diritti.

Impossibile oggi prevedere se e quanto questi sforzi siano oggi in grado di cambiare la tendenza in atto alla costante violazione della privacy e a bloccare le iniziative dei protagonisti della rivoluzione tecnologica. Iniziative come quella delle Nazioni Unite possono servire a mantenere acceso il riflettore sul tema e a suggerire ai diretti interessati, cittadini, consumatori e utenti una maggiore attenzione e cura.

Prima che sia troppo tardi. Se non lo è già!


 

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