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Distopie tecnologiche prossime venture e uso dello smarthone

Distopie tecnologiche prossime venture e uso dello smarthone

09 Ottobre 2017 Redazione SoloTablet
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I media prestano poca attenzione ad alcune, poche, ma interessanti notizie che evidenziano come cresca il numero di dipendenti delle grandi aziende tecnologiche che staccano la spina e si disconnettono da Internet. Comportamenti che sembrano usciti dal libro di Dave Eggers The Circle ma con esiti esattamente opposti.

Il fenomeno interessa tecnici e manager di aziende come Google, Twitter e Facebook e dipendenti delle numerose aziende tecnologiche che hanno reso famosa la Silicon Valley. Sono definiti  'refusiniks', persone che si rifiutano di comportarsi come fanno tutti e di partecipare ad attività ritenute ormai come obbligatorie. La loro obiezione di coscienza è rivolta all'uso delle nuove piattaforme tecnologiche e una scelta finalizzata a curare o ad evitare la dipendenza dal mezzo tecnologico.

Le gesta di questi refusiniks sono state raccontate in bel articolo di approfondimento scritto da Paul Lewis per il quotidiano The Guardian dal titolo 'Our minds can be hijacked': the tech insiders who fear a smartphone dystopia . L'articolo racconta delle scelte di spegnare lo smartphone, chiudere account sui vari social network o limitarsi nel'usarli. Il tutto per proteggersi da dipendenze acquisite nel tempo come quelle legate all'efetto eroina dei Like di Facebook.  La scelta del rifiuto nasce dalla consapevolezza di quanto le nuove tecnologie siano abili nel catturare e trattenere l'attenzione e dei meccanismi commerciali, promozionali e pubblicitari che rendono ciò possibile. E' una scelta che coinvolge responsabili di prodotto, designer, ingegneri e programmatori, pesone che conoscono bene dall'interno logiche e algoritmi che animano le piattaforme tecnologiche in circolazione e che sono impegnati da anni nello svilupparne di nuovi trasformandoli in tanti mattoncini lego delle piattaforme che verranno.

Il rifiuto e la scelta di ridurre il tempo dedicato allo smartphone e alle sue applicazioni è legato a studi sull'attenzione e sulla crescente distrazione causata dal mezzo tecnologico e sugli effetti che ne derivano, anche politici. Vedi il voto sulla Brexit in Inghilterra e l'elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, due eventi associati da molti all'uso delle fake news sui social network. Ad essere criticato come emblema iconico di ciò che i social network rappresentano è il bottone MiPiace. Una funzionalità nata sicuramente da buone intenzioni, la condivsione di positività, e oggi diventato una tirannia oltre che uno strumento di distrazione cognitiva di massa.

Le ragioni del rifiuto crescente della tirannia del Like e di altre caratteristiche dei social network nascono dall'osservazione dei comnportamenti dei nativi digitali. Generazioni di persone che probabilmente non hanno più alcun tipo di confronto con ciò che la vita era prima della rivoluzione tecnologica. Generazioni che non hanno conosciuto l'epoca del telefono fisso di casa, in asenza di connessione Internet ma anche di strumenti tecnologici capaci di rubare attenzione e tempo senza contendenti.

Il rifiuto e la resistenza all'invadenza tecnologica ha portato molti dipendenti delle aziende tecnologiche americane a iscrivere i loro figli a scuole nelle quali la tecnologia è bandita dalle classi. Una scelta redicale se si pensa che, sempre negli Stati Uniti, vanno di moda i corsi e gli eventi finalizzati a spiegare in che modo si possano manipolare psicologicamente le masse e i consumatori grazie all'uso delle tecnologie attuali. I comportamenti che le nuove tecnologie hanno indotto e le dipendenza che hanno generato sono visti dai teorici sostenitori della bontà delle nuove tecnologie come elementi che possono essere usati per determinare comportamenti futuri, decisioni e scette di acquisto. Una manipolazione che sfrutta sentimenti ed emozioni di coloro che vivono le loro vita digitali cofrontandosi con  le loro solitudioni, frustrazioni, confusioni. irritazioni e dipendenze. Una manipolazione che può trasformrsi rapidamente in abuso e in qualcosa di immorale quando le persone coinvolte non diposngono delle capacità e degli strumenti cognitivi e di conoscenza utili per difendersi.

La resistenza alla tecnologia di persone che con la tecnologia convivono per motivi di lavoro può sembrare radicale ma è anche un segnale forte inviato alle menti di quanti, da utenti e consumatori, hanno sposato vantaggi e benefici della tecnologia senza preoccuparsi o analizzarne gli effetti negativi, sulla loro mente, volontà, attenzione e dipendenza. Soprattutto senza alcuna consapevolezza di poter essere manipolati e privati di libertà fondamentali e diritti. Ad esempio quelli legati alla privacy e alle informazioni personali.

La tecnologia sta cambindo tutto compreso le regole del vivere civile e democratico. Lo fa incidendo e modificando due elementi fondamentali del vivere insieme, la conversazione e la relazione. Per comprendere quanto sta succedendo basterebbe analizzare in profondità l'abilità di Linkedin di sfruttare il bisogno della reciprocità, quella di YouTube e Netflix di gestire la sequnzialità e serialità dei programmi o quella di SnapChat di adattarsi ai bisogni degli adolescenti. Per non parlare di quella di Facebook finalizzata alla completa trasparenza dell'utente che gli permette ad esempio di identificare categorie precise di persone in base al loro stato emotivo o di umore del momento per attivare su di esse campagne promozionali e comunicazionali personalizzate.

Ciò che viene messo in luce e che dovrebbe suggerire a tutti maggiore comprensione e attenzione sono in pratica le abilità delle piattaforme social di sfruttare le vulnerabilità delle persone per poi incatenarle, manipolalre e usarle, quasi sempre a scopi commerciali e di guadagno. Queste abilità puntano a rendere compulsiva la frequentazione alle pittaforme, con modalità simili alla compulsività che governa molti dei comportamenti dei dipendenti da video-giochi e siti di scommesse online.

Alla base del rifiuto delle nuove tecnologie c'è la loro capacità di creare dipendenza. Crea dipendenza lo smartphone ma anche Twitter e Facebook. E' una dipendenza basata sulla gratificazione continua legata alle notifiche e al bisogno impellente di produrre un feedback, di presenziare, partecipare, condividere, ecc. Molti comportamenti che ne derivano sono automatici, non contemplano alcuna pausa di riflessione e assomigliano a vere e rporpie reazioni chimiche come quell prodotte dalla dopamina nel cervello.

Reazioni diffuse automatizzate stanno cambiando la democrazia e incidendo sulla libertà delle persone. Queste trasformazioni dovrebbero ricevere maggiore attenzione, proprio quella risorsa diventata molto rara perchè sempre più catturata dal mezzo tecnologico e dalle sue APP. Una maggiore consapevolezza è però necessaria per capire gli effetti profondi della rivoluzione tecnologia e capire se il destino è quello di una distopia prossima ventura o di una evoluzione positiva e vantaggiosa per il genere umano. Prendere coscienza di quano la tecnologia si sia appropriata della vita delle persone può essere un modo per capire cosa sta succedendo. Nel caso poi che non ci si riuscisse, potrebbe anche significare che la distopia si è già realizzata e che tutti stanno già vivendo in un Circle (romanzo di Dave Eggers) nel quale tutti sono trasparenti e felici, ma anche in contesti come quelli raccontati dai film distopici Brazil e Matrix.

 

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