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E se in futuro anche l’hardware si potesse aggiornare come il software?

E se in futuro anche l’hardware si potesse aggiornare come il software?

19 Maggio 2016 Redazione SoloTablet
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Da anni siamo abituati ad aggiornare il software dei sistemi operativi e delle applicazioni o giochi che utilizziamo. Per l’hardware al contrario sostituiamo il dispositivo che abbiamo con un nuovo modello o con un prodotto di Marca differente. Non sarebbe meglio poter aggiornare anche l’hardware nella stessa modalità degli aggiornamenti software?

Phil Baker, un giornalista esperto che scrive su Techpinions e si occupa di prodotti tecnologici di consumo ha avanzato su uno dei suoi ultimi articoli una interessante idea, la possibilità di aggiornare dispositivi hardware con le stesse modalità con cui fino a oggi si fa con la loro componente software. Un aggiornamento, quello del software, che ad un costo limitato offre quasi sempre maggiori funzionalità e qualità.

Adottare un approccio simile con l’hardware non è così semplice ma è impedito anche dalle politiche commerciali e dalle strategie aziendali di molte aziende che hanno puntato tutto sul ricambio e su cicli di vita dei loro prodotti più brevi di quelli che potrebbero essere adottati. L’esempio più evidente è quello di Apple che quasi ogni due anni sforna un nuovo modello di iPhone puntando a guadagni stratosferici grazie alla disponibilità dei suoi clienti a seguire la ciclicità del prodotto con l’acquisto di un modello nuovo. Il fatto che i cicli di prodotto potrebbero essere più lunghi o gestiti in modo diverso è testimoniato ora dalla maggiore difficoltà che anche Apple ha nella vendita dei suoi iPhone. Una difficoltà in parte collegata al fatto che i consumatori sembrano conservare i modelli di iPhone che posseggono per periodi di tempo più lunghi dimostrando una resistenza crescente a investire nuovi budget nell’acquisto di nuovi smartphone quando quello che hanno continua a funzionare perfettamente soddisfacendo appieno i loro bisogni.

Il cambiamento di comportamenti non è diffuso ma è interessante perché segnala, forse, un modo diverso di guardare al consumo di prodotti tecnologici e al consumo in generale. Un consumo forse più eco-sostenibile e meno dettato dalle logiche puramente consumeristiche e commerciali alla base delle strategie di molte aziende.

Un’azienda che sembra già muoversi in direzioni diverse è Tesla che permette l’aggiornamento hardware del suo modello S70 (un’auto che costa 71000 dollari) attraverso la ricarica di una batteria addizionale, già integrata e parte fondamentale dell’auto elettrica, ad un costo limitato in cambio di benefici e vantaggi reali. La scelta di Tesla non è casuale ma permette di creare un numero ridotto di modelli semplificando il design e eliminando la necessità e il costo per la sostituzione della batteria. Il vantaggio più grande è però per il cliente che ha la possibilità di aumentare la distanza percorribile con una semplice telefonata da smartphone o interagendo con l’interfaccia utente del display della sua auto.

Quella di Tesla è una scelta pragmatica ma è anche l’espressione di una filosofia e cultura aziendale che potrebbe trovare in futuro emulazioni in ambiti diversi e dare inizio a qualcosa di nuovo. La possibilità di aggiornare le componenti hardware di un dispositivo o prodotto potrebbe offrire a designer e ingegneri e agli uffici marketing aziendali infinite nuove opportunità. Ad esempio uno smartphone potrebbe contenere componenti di memoria espandibili in futuro con un semplice ordine online, una macchina fotografica potrebbe fornire funzionalità aggiuntive e un tablet o un computer potrebbero trasformarsi da modelli Wi-Fi in modelli cellulari.

In queste ipotesi di possibili aggiornamenti le aziende dovrebbero affrontare i costi di componenti aggiuntive ma la loro semplice attivazione tramite un collegamento digitale farebbe risparmiare sui costi della logistica, dell’inventario e del magazzino e abbreviare il processo decisionale di acquisto del consumatore. Benefici e vantaggi sarebbero sicuramente superiori ai costi iniziali.

Se i prodotti futuri fossero pensati in quest’ottica avrebbero cicli di vita più lunghi e fornirebbero ai consumatori vantaggi reali in termini di funzionalità aggiuntive, maggiori prestazioni, molta convenienza e un maggiore attaccamento alla Marca. Il ciclo di vita più lungo non è però al momento ciò che produttori come Apple o Samsung preferiscono. Al contrario puntano da sempre, con il rilascio continuo di nuovi modelli, a fornire ai consumatori motivazioni forti alla sostituzione dei dispositivi in loro possesso, anche quando i bisogni fossero limitati ad avere maggiore potenza o una batteria più potente e con una maggiore durata.

L’evoluzione tecnologica è tale da rendere probabilmente complicato adottare la filosofia dell’aggiornamento software anche per l’hardware ma la diffusione di dispositivi, prodotti e oggetti tra loro interconnessi (IoT) faciliterà l’emergere di nuovi comportamenti, abitudini e bisogni ai quali i produttori dovranno adattare le loro strategie marketing e commerciali.

La soddisfazione dei nuovi bisogni non potrà passare attraverso l’adozione di meccanismi di obsolescenza dei prodotti tecnologici ma forse potrebbe generare migliori relazioni con la Marca e i suoi marchi grazie a politiche innovative di produzione pensate per allungare la vita del prodotto e facilitare quella del consumatore.

Un approccio di questo tipo potrebbe anche aprire nuove opportunità commerciali per la vendita aftermarket con la generazione di nuovi guadagni.

 

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