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Facebook alla ricerca di una nuova identità

Facebook alla ricerca di una nuova identità

22 Agosto 2018 Redazione SoloTablet
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Con più di due miliardi di membri Facebook sta attraversando forse il momento più difficile della sua breve esistenza. Fuga degli utenti più giovani, calo degli accessi, giornalieri e mensili, difficoltà nella raccolta pubblicitaria sono tutti segnali che suggeriscono a facebook di rivedere strategie, visione e modelli di business.

Nato per mettere in rete compagni di classe e amici e poi diventato il media tecnologico per eccellenza usato dalle famiglie comunicare, condividere e interagire, oggi Facebook sembrava avere trovato audience stabili e fedeli. Audience numerose capaci di attrarre pubblicità, Marche, aziende e altre organizzazioni, interessate a raggiungere i loro potenziali clienti con promozioni e comunicazioni mirate e personalizzate. Negli anni, anche per il ruolo che vi hanno giocato aziende e organizzazioni, Facebook ha finito per diventare una piattaforma editoriale, un contenitore di testi e altri contenuti mediali realizzati con la finalità di creare una interazione nel tempo con potenziali clienti e consumatori e coltivare la relazione con loro. Oggi, dopo vari scandali e fatti di cronaca che hanno evidenziato vulnerabilità e ambiguità, Facebook è obbligata a rivedere le sue strategie e i suoi modelli di business implementati sulla sua piattaforma social.

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La percezione che Facebook come piattaforma applicativa potesse essere qualcosa di diverso di un semplice strumento comunitario e relazionale, amicale e familiare, la si è avuta al tempo delle primavere arabe. L’uso di Facebook fatto dalle masse in rivolta e poi dalle autorità e dagli stati per reprimerle hanno segnato il passaggio di Facebook da media sociale e piattaforma editoriale, da strumento di networking a strumento di propaganda politica. Gli introiti pubblicitari sono andati via via aumentando così come sono aumentati contenuti inappropriati, politicamente scorretti e manipolati, fake news e post-verità, fino ai più recenti scandali legati alla Brexit, all’elezione di Trump e alle azioni politiche delle forze sovraniste italiane.

Tutto ciò ha fatto emergere la debolezza di fondo e le ambiguità delle regole di funzionamento della piattaforma e crescere il bisogno di una loro revisione con un’attenzione particolare al ruolo di editore che Facebook ha assunto. Ne deriva la necessità di intervenire sui modelli di business sottostanti al social network per rientrare in controllo dei contenuti giornalistici che vengono pubblicati. Esattamente quanto già oggi fanno molte altre aziende giornalistiche impegnate a verificare la validità, la qualità e la veridicità di quanto viene pubblicato.

Non soddisfare questa necessità nel modo appropriato può costare caro a Facebook sia in termini di fatturati e profitti sia di iscrizioni e partecipazione. False notizie, contenuti impropri e finalizzati alla manipolazione o alla semplice propaganda possono diventare venefici e costare a Facebook l’abbandono di un numero crescente di iscritti o un uso decrescente della piattaforma, con l’effetto di far diminuire gli introiti pubblicitari e i guadagni.

Cambiare modelli di business, regole del gioco e comportamenti degli utenti potrebbe risultare impossibile e troppo costoso ma deve essere tentato. Nel frattempo Facebook può trarre vantaggio dai numerosi canali alternativi che ha creato, delle loro piattaforme a dei servizi a esse associati. Il successo di Instagram o di WhatsApp, entrambi possedute da Facebook, ad esempio va di pari passo con l’insuccesso crescente di Facebook come social network. Questo successo è però limitato in termini numerici, ben diversi e lontani da quelli di Facebook come social network. La soluzione potrebbe arrivare dalla revisione delle regole che fanno funzionare il social network e da una diversa focalizzazione degli strumenti e delle funzionalità in essa disponibili. Ad esempio Facebook potrebbe dare maggiore enfasi ai gruppi e alle comunità, favorire l’interazione tra persone che condividono hobby e passioni e così facendo dando modo alle aziende e alle grandi Marche di pubblicizzare i loro prodotti in modo mirato su comunità omogenee e probabilmente più predisposte a interagire con esse.

Nella situazione attuale l’unica cosa che Facebook non può permettersi di fare è di rimanere immobile, forte dei quasi due miliardi e mezzo di iscritti alla sua piattaforma. Se ferma lo rimarrà il futuro prossimo racconterà il declino di un’idea e di una piattaforma tecnologica che hanno fatto la storia e cambiato il modo di relazionarsi superando il tempo e lo spazio ma non i rischi che sempre si affrontano quando la realtà diventa più complessa, imprevedibile e presenta livelli elevati di criticità.

 

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