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Facebook mi ha stufato e ti spiego perché….

Facebook mi ha stufato e ti spiego perché….

18 Luglio 2013 Redazione SoloTablet
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I numeri indicano il contrario ma Facebook comincia a piacere di meno. Dopo l’ubriacatura iniziale e il boom della socialità forzata fatta di contatti e infiniti ‘mi piace’ ma anche un po’ kitch, riemerge la voglia di amicizie vere e reali, di legami ed emozioni che vadano oltre la virtualità e invasività dello strumento social Network. I segnali arrivano dalle nuove generazioni di teenager ma anche da adulti che hanno imparato ad usare con maggiore intelligenza e maturità lo strumento Facebook. E non è solo un problema di privacy violata.....

Dichiarare morto Facebook è inappropriato oltre che troppo preveggente....eppure...

Primo non farsi ingannare dai grandi numeri. Secondo trattenere il respiro e porsi alcune domande. Terzo leggere con attenzione i piccoli segnali della rete pronti a trasformarsi in memi o tendenze emergenti (Facebook è come il fuoco). Quarto osservare i propri comportamenti nell'uso del mezzo. Quinto osservare come ne parlano gli amici e conoscenti che lo usano.

Che qualcosa si sia inceppato è testimoniato da numerosi piccoli segnali che indicano cambiamenti di comportamento e abitudini nell’utilizzo dello strumento, nella frequenza con cui lo si fa e nella rilevanza che gli viene data nella vita quotidiana do tutti i giorni. Alcuni di questi segnali possono indicare uno snobismo al contrario, del tipo “ci vanno tutti e allora io faccio a meno di andarci”, altri invece sottolineano il maturare di una riflessione diversa sul mezzo tecnologico e la sua utilità, altri ancora indicano semplicemente preferenze accordate a strumenti simili ma diversi.

Poi ci sono i dati che vengono dal mercato e dall’interno di Facebook stessa ( qui si parla di Facebook come social network non di Facebook come società). Risale a marzo 2013 l’abbandono di Facebook da parte di Blake Ross, Direttore del prodotto. In una lettera d’addio resa pubblica Ross motivava l’abbandono con il fatto di non avere più fiducia sul successo nel lungo termine dell’azienda. Il venire meno della fiducia era associato alla percezione di un disamoramento crescente da parte degli utenti, soprattutto di quelli più giovani, richiamati da altre sirene sociali percepite come più interessanti o ‘appealing’.  La realtà percepita da Ross è probabilmente molto più di una semplice percezione personale. La ritroviamo nei rapporti prodotti da alcuni analisti di mercato  e anche nel raporto annuale 10-K (it might be losing "younger users" ) di Facebook stessa. Tutti questi rapporti evidenziano, come dei barometri, l’emergere di nuovi comportamenti, nuovi memi e nuove preferenze, soprattutto da parte da parte dei teen-ager e delle nuove generazioni. Questi comportamenti sembrano orientarsi verso servizi simili o alternativi a Facebook e manifestano una qualche forma di fastidio verso lo strumento sociale di Facebook. In questo cambiamento emerge anche un utilizzo più intelligente e maturo del mezzo e delle sue potenzialità.

 

Fonte: www.foxnews.com

Indagini di mercato e novità emergenti

I teen-ager, protagonisti di questo cambiamento di umore, non sono i nativi digitali ma i rappresentanti delle nuove generazioni, persone giovani alla ricerca di nuove tendenze più 'cool' e innovative ma forse anche stanche di frequentare una piattaforma che vede ormai una presenza di adulti (parenti, insegnanti, datori di lavoro, responsabili delle risorse umane) percepita come eccessiva e un po’ invadente.

Lo ha evidenziato una ricerca condotta negli Stati Uniti da Pew Research Center che ha rilevato una vera e propria fuga da Facebook da parte dei teen-ager (Dalla generazione X alla generazione 2.0). Continuano ad iscriversi perché non è possibile non esserci ma poi l’uso di Facebook è saltuario e non necessariamente legato al bisogno di socializzazione. Ad essere preferiti sono strumenti diversi come Twitter ma cresce anche la ricerca di nuovi spazi comunitari nei quali coltivare in modo diverso, riservato e protetto amicizie e legami all’interno di cerchie ristrette di persone.

Il modo di usare lo strumento Facebook sembra essere cambiato perché i suoi utenti sono diventati più 'scafati' e forse più coscienti dei benefici e dei vantaggi dello strumento ma anche dei rischi e delle problematiche ad esso associati, primo fra tutti la privacy (Si parla di privacy, si riflette sugli effetti della tecnologia!) e l’uso a scopi commerciali dei dati personali associati al profilo personale.

Le nuove generazioni sembrano voler ridefinire e rinegoziare le regole sociali che caratterizzano il social network e lo fanno con comportamenti mutati che danno forma a nuove abitudini: meno interesse per il numero elevato di contatti, fastidio per chi cerca in ogni modo di alimentare i LIKE sulle proprie pagine, aggiornamenti diradati dello status, protezione dell’account in termini di visibilità da parte di genitori e adulti, meno tempo trascporso online, ricerca costante di novità e nuove esperienze utente, ecc.

La ricchezza di applicazioni di social network disponibile sul mercato offre oggi numerose alternative (Matrix e le realtà parallele e programmate di Google+). Twitter e Instagram sono le più praticate anche se il primo è più fenomeno anglosassone che nostrano. Instagram invece piace, anche in Italia, per la sua facilità d’uso e immediatezza, continua ad essere poco noto Tumblr (per acuni Tumblr va considerato come il Facebook 2.0!), Pinterest (Social Media: il fenomeno Pinterest) è più per un pubblico adulto e Linkedin è per professionisti in cerca di relazioni professionali, e infine ora c’è Vine e Reddit.

 

Alternative a Facebook crescono anche sul fronte Mobile. Tra le varie APP disponibili, Snapchat ad esempio sta emergendo come strumento preferito dai giovani per scambiarsi foto in modo privato tra amici, un modo per evitre di lasciare tracce indelebili e di mantenere l’esclusività del dono. Su Facebook una foto rimane per sempre, su Snapchat pochi secondi e poi sparisce, ma dopo aver fatto sorridere o piacere ad una persona ben precisa. Altre applicazioni meno note ma che stanno crescendo nella considerazione dei agazzi c'è Kik e Tinder ( il suo successo ha del misterioso e richiederebbe qualche approfondimento....ma chi lo conosce in Italia?).

Il problema di Facebook con le nuove generazioni va oltre le piattaforme concorrenti come Twitter, considerato negli Stati Uniti come la migliore piattaform di social network dal 30% dei teen-ager. L'uso di Facebook cala perchè le nuove generazioni usano una varietà allargata di piattaforme e apllicazioni Mobile e lo fanno alla ricerca di spazi privati, liberi e autonomi nei quali sia assente o scarsa la presenza di adulti.

Una piattaforma come Facebook nata in un campus, ideata da giovani per i giovani rischia di diventare sempre più uno spazio abitato da adulti e proprio per questo abbandnata dai più giovani. Le indagini indicano anche che Facebook e in secondo luogo anche Twitter stanno alimentando l'ansia e l'insicurezza di molti ragazzi troppo condizionati dalla visibilità collegata ai LIKE e al numero di contatti e di 'follower'.L'assenza di 'follower' ma anche l'eccessiva sovraesposizione sta generando apatia e la voglia di nuove esperienze. Qualcuno le trova in piattaforme più raccolte e comunitarie come Tumblr, altri nelle nuove APP per tablet e smartphone.

Le indagini che stanno rilevando il cambiamento del 'mood' in atto devono confrotarsi con la carenza di dati provenienti dalle aziende tecnologiche che possiedono i social network.

Con la scusa della privacy (Si parla di privacy, si riflette sugli effetti della tecnologia!) e della minore età delle persone coinvolte, Facebook così come gli altri concorrenti evitano di dare accesso ai dati statistici relativi alla variazioni nell'utilizzo dello strumento. Bisogna accontentarsi dei rapporti ufficiali dai quali si possono estrapolare informazioni sul cambiamento di strategie e sulle motivazioni che le sostengono. Da queste informazioni emerge il problema legato alle nuove generazioni e il bisogno impellente di rinfrescare continuamente la proposizione marketing con nuove funzionalità, soluzioni e applicazioni. Si spiegano così le novità di Google Plus per legare le nuove generazioni alla Google Apps ( Gmail, Chrome, YouTube, Google Maps), l'introduzione di Vine da parte di Twitter e l'acquisto di Instagram da parte di Facebook.

 

Cosa ci dicono i nuovi comportamenti

Può darsi che a determinare il minore interesse dei teen-ager verso Facebook ci sia la maggiore disponibilità di strumenti simili e competitivi online. Può darsi che sia la presenza eccessiva di parenti, insegnanti e persino nonni. Può darsi che sia il problema della privacy e dell’uso che dei dati ne fa Facebook.

La realtà però è diversa.

Quello che sta cambiando è il modo stesso di stare online, la cultura del web, l’uso che della tecnologia viene fatto (Gli stili di vita del cittadino e lavoratore Mobile), la scelta degli spazi dove stare e le motivazioni per starci. La realtà di Facebook descritta da responsabili marketing e commentatori per giustificare  campagne e iniziative marketing, investimenti e narrazioni sembra non coincidere più con il comune sentire delle nuove generazioni.

Una risposta possibile è quella raccontata in quasi 400 pagine da Sherry Turkle nel suo bellissimo libro "Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri" di cui è raccomandata la lettura sia a genitori e insegnanti che a giovani e giovanissimi. In sintesi questa lunga risposta descrive  l'illusorietà della comunicazione digitale nel soddisfare il bisogno grande di socialità e intimità. Secondo la Turkle i nostri profili Facebook sono oggetti inanimati e intercambiabili a cui ci affidiamo per sentirci meno soli ma che in realtà finiscono per acuire la nostra solitudine. Lo scopo finale di Facebook potrebbe essere quello di indicarci le nuove strade da percoerrere per il futuro ricordandoci chi siamo veramente.

Anche se non immediatamente collegabili alle riflessioni della Turkle, i dati sul cambiamento nei comportamenti delle persone, sulle piattaforme di social networking online in generale, e di Facebook in particolare, indicano una riflessione critica in corso e l'emergere di nuovi scenari e futuri possibili nei quali Facebook potrebbe non essere più l'architetto delle nostre relazioni e della nostra intimità ma un semplice spazio di incontro e uno strumento di comunicazione come tanti.

"Cambiamo mano a mano che la tecnologia ci offre delle alternative alla relazione faccia a faccia. Ci vengono offerti un intero mondo di rapporti mediati dalla tecnologia e mentre mandiamo messaggi istantanei, SMS, ciguettii, email, la tecnologia ridisegna i confini tra intimità e solitudine. - Sherry Turkle

I segnali di un mutamento si percepiscono ovunque nei social network. Ciò che molti insistono ancora a definire come ‘trendy’ e ‘cool’ sta diventando il suo contrario, uno spazio da frequentare meno e con maggiore circospezione.

Cresce il fastidio da parte degli utenti Facebook verso l'abuso di comunicazione e informazione da parte di contatti che sono mediamente fuori dalla cerchia di amici e conoscenti, verso l’abuso che Facebook fa della privacy, verso la ricerca ossessiva di nuovi ‘MI PIACE’,  verso la percezione che la frequentazione di Facebook sia diventata una specie di attività lavorativa, verso la necessità di mantenere aggiornato e fresco il proprio profilo e verso la pubblicazione di pagine intere di fotografie che illustrano viaggi compiuti da altri e che non si potranno mai fare.

Facebook è una tecnologia seducente che ha sedotto più di un miliardo di persone soddisfacendo i loro bisogni, alimentando i loro desideri ma anche facendo emergere le loro vulneravilità. Facebook può offrire l'illusione della compagnia senza gli impegni dell'amicizia, di poterci nascondere gli uni agli altri anche quando siamo sempre interallacciati, di una comunicazione rapida e breve che non soddisfa il bisogno di dialogare, parlare e conversare. Il risultato che ne deriva è che, pur essendo sempre connessi, siamo diventati più poveri e subordinati al mezzo social network con le sue aspettative e prestazioni esagerate, i falsi bisogni raramente soddisfatti, il senso di urgenza che è psesso fittizio o frutto di percezione da 'network status'.

Il fatto che oggi le nuove generazioni sembrino ritornare a privilegiare ambiti più ristretti e umani, meno visibili e più comunitari, più lenti e meno pressanti in termini di performnce personali e di gruppo è per il momento solo un segnale di una sintomatologia che riguarda tutti.

Il segnale è però importante perchè non delegittima la tecnologia e gli spazi digitali da essa realizzati ma ne suggerisce un uso più intelligente, più maturo, più mediato dalla propria riflessionie critica, più mirato al legame e alla relazione che alla conoscenzza superficile e quantitativa, più interattiva perchè capace di ridurre anche le distanze fisiche oltre che quelle virtuali ed infine più legato alla realtà. Una realtà a cui si sta tornando in molti modi dopo l'ubriacatura post-modernista nella quale tutto era puro racconto soggettivo e realtà percepita. Se tutto ciò trovasse spazio per emergere e consolidarsi ci si dovrebbe confrontare con una nuova cultura capace di trasformare la vita sociale delle persone ma anche la loro vita sociale online in ambienti come Facebook e altri social network.

 

Alla ricerca di me/te

Per capire il fenomeno social networking e Facebook il punto da cui partire è  la ricerca di socializzazione, il bisogno o la volontà di costruire reti (cerchie) sociali in cui riconoscersi perché frequentate da persone con cui si condividono opinioni, appassioni, scopi e obiettivi, pratiche e comportamenti.

Ciò che sembra ora emergere. dalle nuove ricerche di mercato ( da non considerare come fonte di verità assoluta... ) è la percezione della non adeguatezza di strumenti come Facebook per il raggiungimento di questi obiettivi.  Prende  forma la stanchezza per un ambito sociale percepito ora come meno divertente di come lo era all’inizio. Come un giocattolo che dopo un po’ viene messo nel baule dei ricordi o nella pattumiera del consumismo, anche Facebook rischia di venire dimenticato e sostituito da nuvi giochi e nuovi divertimenti.

Nonostante la società Facebook sia stata sempre molto attenta a ridefinire il proprio social newtork per adattarlo a nuove tendenze e a nuovi bisogni emergenti, le nuove generazioni sembrano prestare poca attenzione a questo sforzo. Ciò che sta determinando nuovi comportamenti è la diminuita disponibilità al sovraccarico di informazione che deriva dalla marea di cambiamenti di status, dal copia-incolla di link, dalla pubblicazione di paginate intere di fotografie neppure ben fatte, ecc. Anni di pratiche sociali di questo tipo sembrano aver elevato i livelli di coscienza degli utenti Facebook su quanto possa essere pressante ‘lo sguardo degli altri’ ma anche il proprio sguardo sugli altri.

Un altro elemento di riflessione, oggetto di una lunga trattazione anche nel libro di Sherry Turkle, è il ruolo che tecnologie come Facebook hanno nel definire la nostra identità e percezione del sè. Facebook come l'email, l'SMS, il cinguettio sono tutte azioni, rese possibili dalla tecnologia, che ci costruiscono sulla base di quanti post abbiamo pubblicato, quanti like abbiamo ricevuto e quanti contatti abbiamo. Lo schermo del computer e il display del tablet diventano una specie di secondo io, uno specchio della nostra mente, una realtà diversa da quella fisica nella quale ci ritroviamo completamente perchè non possiamo più fare a meno delle numerose protesi tecnologiche di cui ci serviamo. Circondati e vestiti dalla tecnologia, immersi nella virtualità sociale del social network rischiamo di rinunciare a ritagliarci spazi e tempi per riflettere in modo tranquillo e senza distrazioni. Per affrontare problemi complicati e gestire la complessità del mondo in cui viviamo non possiamo agire in tempo reale e quando lo facciamo online il risultato è del tutto illusorio.

 

Fonte: ducum.tumblr.com

Alcune considerazioni finali

Probabile che il social network di Facebook non sia destinato a fare la fine che ha interessato il primo social network moderno di successo, Myspace. Il fatto che i teen-ager manifestino una disaffezione è però un segnale che Facebook non può e non deve sottovalutare.

Facebook e le altre società che dominano la scena del social networking devono prestare particolare attenzione ai dati che emergono dalle indagini di mercato che interrogano le nuove generazioni. I teen-ager sono sempre stati l'ossatura portante del successo di nuove tecnologie diventandone gli sperimentatori nella veste di  innovatori in grado di favorire l'uscita dall'oscurità e la conoscneza dei nuovi prodotti da parte della maggioranza dei consumatori. Nel loro ruolo di sperimentatopri sono stati usati dalle aziende come risorsa e strumento di marketing, spesso con grande successo. Oggi,  le nuove generazioni si prestano poco a giocare questo ruolo perchè sono per natura nomadi, capricciose e facili ad abbandonare una cosa di cui si erano innamorati e farlo in tempi radidi e senza alcun rimorso.

Il segnale che arriva dalle nuove generazioni deve però interessare molto di più i genitori (Scuola e tecnologie: dalla parte delle mamme), i parenti, gli insegnanti e gli adulti in generale. Più che un segnale si tratta di un messaggio con la richiesta di maggiore attenzione (Tablet, tecnologie, contatti umani e visivi), disponibilità e capacità di dialogo.

I ragazzi amano socializzare sui social network ma amano anche parlare, conversare, stare con gli adulti e stabilire con loro rlazioni privilegiate. Cercano di distrarre gli adulti dalle loro attività multi-tasking richiamandone l'attenzione e distogliendoli dal loro smartphone, tablet o telecomando e si sentono frustrati quando non hanno successo nel farlo. Se alla fine decidono di passare il loro tempo davanti ad uno schermo impegnati in azioni che occuperanno a lungo il loro spazio mentale non è perchè 'sono fatto così' o perchè non possono fare a meno di Facebook ma è perchè mancano loro alternative valide e utili alla comprensione della complessità della vita e dei sentimenti e al superamento delle insicurezze e le paure che spesso caratterizzano l'età adolescenziale.

Se Facebook non ascolterà i segnali che giungono dalle nuove generazioni vedrà diminuire la sua sfera di influenza sul mercato, ma se questi segnali non verranno colti dagli adulti nella loro veste di genitori, nonni, insegnanti, educatori, ecc. verranno semplicemte sostituiti dalla tecnologia e dai molti robot che arriveranno.

Carlo M. (Tabulario)

 


Bibliografia/Webgrafia

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