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Facebook può manipolare le emozioni e ce lo racconta anche!

Facebook può manipolare le emozioni e ce lo racconta anche!

01 Luglio 2014 Redazione SoloTablet
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Con una iniziativa che ha coinvolto 700 mila utenti (almeno le loro rappresentazioni online) Facebook ha condotto un esperimento psicologico sulle emozioni umane manifestate nella realtà virtuale e sociale della Rete. Un esperimento di manipolazione che indica, a chi vuole prestare attenzione, i rischi derivanti dal potere delle nuove tecnologie digitali. Non ci sono solo benefici e vantaggi ma anche possibilità e potenzialità che suggeriscono alcune riflessioni approfondite e maggiore attenzione.

Sul ruolo della tecnologia nella nostra vita di ogni giorno SoloTablet opsita numerosi articoli (Alcune cose che ogni utente della rete dovrebbe conoscere. Per proteggersi! - Google ci concede il diritto alla cancellazione, e la privacy? - Facebook espande il controllo al suo esterno: per ora solo negli USA - Le 100 cose che Facebook sa di ognuno di noi: se abbiamo un account! - Le relazioni costose della rete: dove quasi nulla è gratis! - Crescere tecnologicamente allacciati, insieme ma soli! Lo racconta Sherry Turkle. - Sei di cattivo umore? Colpa del social network! ) ricchi di spunti e opinioni per una riflessione non convenzionale e conctrocorrente su quanto sta succedendo. Facebook e gli altri social network e media digitali, oltre che all'onnipresente Google, è diventato ormai parte integrante della vita di ogni giorno di milioni di persone, incapaci ormai di resistere all'impulso di curiosare sulla propria rete di contatti, di aggiornare il proprio stato individuale e profilo, di raccontare e condividere, di accedere a informazioni su prodotti e pubblicità, e molto altro ancora.

Ogni utente Facebook sa, in maniera più o meno consapevole, che il suo profilo sociale è usato per la raccolta e l'organizzazione di dati personali utili a definire profilazioni sempre più accurate e utili a iniziative marketing, promozionali e commerciali. Pochi sanno però quanto avanzata sia la tecnica di raccolta dati e soprattutto quella di manipolazione dei comportamenti delle persone online. Una tecnica che richiede lo sviluppo di algoritmi sofisticati legati a ricerche scientifiche utili a comprendere sempre meglio la psicologia, le motivazioni, le emozioni e le pratiche di social newtorking delle persone che si muovono online.

Queste tecniche e i principi scientifici su cui sono costruite sono poco note ma recentemente Facebook ha deciso di rendere pubblica una iniziativa che ha prodotto un rapporto pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science.

 

 

 

L'esperimento reso noto recentemente è stato condotto nel 2012 e ha coinvolto, durante l'arco di una settimana, quasi 700.000 utenti. L'obiettivo era verificare quanto si potesse influire sulle emozioni degli utenti e di verificarlo analizzando i testi pubblicati. Il metodo ha comportato la modifica degli algoritmi usati solitamente per la riproduzione e condivisione dei contenuti online. La modifica ha alterato il modo con cui contenuti dal tenore positivo e negativo venivano condivisi sulle pagine delle reti di contatti e di amicizia che caratterizzano il social network in modo che alcuni utenti ricevessero principalmente quelli positivi e altri quelli negativi.

Gli scienziati che hanno eseguito l'esperimento per Facebook hanno rilevato quanto sia importante la componente emotiva associata ad un messaggio e quanto esso possa essere contagioso. Nella mdia infatti gli utenti destinatari di messaggi essenzialmente positivi hanno manifestato emozioni e stati d'animo magiormente positivi che si sono riflessi sulle loro reazioni e eventuali post condivisi online. Al contrario gli utenti che hanno ricevuto messaggi negativi hanno sviluppato umori e sentimenti di negatività che hanno trovato immediata espressione e manifestazione negli scritti da loro pubblicati online.

L'esperimento non ha evidenziato nulla di particolare rispetto a quanto già si conosce sulle relazioni interpersonali e alle emozioni e reazioni psicologiche delle persone coinvolte. Non servono neppure evidenze scientifiche per sapere quanto possa essere contagioso un umore o un evento negativo sperimentati nella vita relazionale e/o di gruppo.

L'importanza dell'esperimento di Facebook sta nella numerosità del campione che ha saptuo facilmente coinvolgere e per la enorme quantità di dati raccolti e analizzati ma in primo luogo nel avere reso manifesto i rischi che si possono nascondere dietro le nuove tecnologie in termini manipolazione e controllo delle persone nei loro modi di pensare, di agire e di vivere le loro emozioni.

Così come cresce sempre più la consapevolezza dell'abuso dei dati personali e della provacy da parte dei grandi operatori tecnologici come Facebook e Google, l'esperimento condotto da Facebook ha creato molte polemiche, reazioni controverse e indignate e contribuito a creare maggiore conoscenza, utile a maggiore consapevolezza e attenzione nell'uso dei media digitali.

Utile a quesa presa di coscienza è anche la reazione di Facebook alle critiche esposte. Per Facebook l'esperimento è stato legittimo perchè condotto coerentemente con le logiche di servizio e utilizzo del social network sottoscritte dagli utenti. In pratica la responsabilità di una minore libertà e di una democrazia limitata è tutta dell'utente! All'utente rimane però la possibilità e il diritto di interrogarsi su una sperimentazione fatta intenzionalmente e modificando gli algoritmi di funzionamento del social network che hanno manipolato e influito sui loro comportamenti e sulle loro emozioni per un periodo di tempo lungo quanto una settimana. Una sperimentazione che nessuno può impedire che venga ripetuta con grave danno alle persone coinvolte e ricadute reali nella loro vita relazionale e emotiva di tutti i giorni.

Le critiche sono state così numerose da provocare una presa di posizione diversa da parte di facebook, concretizzatasi in un comunicato nel quale uno scienziato/psicologo che ha partecipato all'esperimento ha illusrato modalità e finalità dell'iniziativa, motivandola come una ricerca per verificare l'impatto emotivo sull'uso delle risorse Facebook. Una spiegazione poco convincente e leggibile come un tentativo un pò goffo di correre ai ripari in modo da prevenire ulteriori reazioni negative prodotte dal diffondersi della notizia sull'esperimento condotto. Un spiegazione poco convincente perchè numerosi sono gli studi in merito a quanto testato e perchè la critica principale non è nel merito ma nel metodo usato e che è stato applicato all'insaputa delle persone coinvolte. Inaccettabile anche la giustificazione addotta di un esperimento finalizzato a migliorare i servizi di Facebook!

 

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