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Facebook: trasparenza, personalizzazione e algoritmi per mondi plasmati a sua immagine

Facebook: trasparenza, personalizzazione e algoritmi per mondi plasmati a sua immagine

31 Agosto 2016 Redazione SoloTablet
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Google, Facebook e altre piattaforme simili agiscono ormai come un medico che distribuisce placebo a pazienti che lo desiderano. Lo fanno usando semplici algoritmi, anche Facebook che ha recentemente chiuso il suo dipartimento editoriale che si occupava di decidere cosa fosse trendy e pubblicabile e cosa no. La scelta era dettata da pregiudizi e opinioni personali e ora sarà in mano ad algoritmi disegnati da ingegneri…senza pregiudizi e opinioni individuali?

L’algoritmo più famoso di questi mesi estivi è sicuramente quello del Ministero della scuola che ha deciso trasferimenti e assegnazioni di cattedre sradicando migliaia di professori dai loro territori e dalle loro abitudini. Poi c’è l’algoritmo di Google costruito sulla personalizzazione ossia la presentazione dei risultati della ricerca sulla base della percezione che il motore ha del profilo di chi fa la ricerca. Ora ci sono gli algoritmi con cui Facebook ha deciso di controllare quello che viene pubblicato e di farlo senza entrare nel merito delle storie raccontate.

Introdotti da poco gli algoritmi di Facebook sembrano avere già mostrato la loro vulnerabilità per non essere in grado di valutare quando una storia o una notizia è falsa e di intervenire prima che diventi trendy grazie alle migliaia di Like che è in grado di ricevere. La vulnerabilità è emersa dalla pubblicazione di notizie false associate a firme famose del canale televisivo Fox News come il licenziamento di Megyn Kelly o notizie create appositamente per diventare virali come la storia dell’uomo scoperto a masturbarsi con un sandwich di McChicken. Entrambe le notizie sono diventate virali in pochissimo tempo raggiungendo le centinaia di migliaia di Like prima che Facebook fosse in grado di eliminarle.

Alla scoperta dell’esistenza di un gruppo di redattori incaricati di determinare con le loro scelte le notizie da censurare molti media avevano gridato allo scandalo contribuendo così alla decisione di Facebook di chiudere la sua redazione licenziando tutti i redattori. Ora si sottolinea come notizie non controllate, come ad esempio quella di una persona armata a passeggio all’interno di una aeroporto, potrebbero causare reazioni isteriche e provocare panico in ambienti pubblici.

Tutte le notizie dovrebbero essere prese dal lettore con una dose di sano scetticismo ma un controllo umano preventivo probabilmente sarebbe meglio di quello che può eseguire un semplice algoritmo computazionale.

Facebook si chiama fuori dai rischi associati a questo tipo di incidenti affermando il suo essere azienda tecnologica e non un editore che crea contenuti. Una dichiarazione questa, fatta da Zuckerberg stesso, che appare una labile difesa per una società che possiede una piattaforma mediatica che offre e cura gli spazi che vengono usati per la redazione e pubblicazione di storie e notizie.

Il problema vero però non sta nella capacità di Facebook di controllare e censurare ciò che deve essere pubblicato e di farlo usando algoritmi tecnologici ma nella sua pretesa di sapere quello che gli utilizzatori del suo social network vogliono. Una pretesa che nasce dalle conoscenze di ogni singolo utente che Facebook ha acquisito grazie alla trasparenza radicale a cui sono sottoposti i dati e le informazioni degli utenti. Una pretesa che può portare a selezionare e segmentare gli utenti americani in base a chi, secondo gli algoritmi di Facebook, voteranno alle presidenziali americane di novembre o al referendum costituzionale italiano di fine anno. Una pretesa che potrebbe anche decidere che una persona è un anarchico insurrezionalista, un marxista o un terrorista sulla base di semplici dati associati ad un profilo online. Un profilo anch’esso algoritmico e digitale e non necessariamente riflettente le personalità multiple di chi lo ha creato. A differenza di quanto pensa Zuckerberg sull’esistenza di un’unica personalità, la realtà è caratterizzata dalla molteplicità.

L’altro problema che emerge dall’approccio di Facebook è la realizzazione di un mondo virtuale artificiale costruito come una grande stanza degli specchi. Un mondo nel quale agli utenti è permesso di leggere e allinearsi con persone che hanno le loro stesse opinioni ma sconsigliato o impedito di confrontarsi in modo dialettico con punti di vista diversi o con notizie capaci di far riflettere e far scattare una qualche forma di consapevolezza e riflessione critica.

Così come la tecnologia non può più considerarsi neutrale, anche Facebook ha la capacità di plasmare i suoi utenti e di farlo attraverso la completa trasparenza applicata alla sua piattaforma. L’assurdo è che questa trasparenza è ben accetta e alimentata dagli stessi utenti con dati e informazioni che così diventano complici di Facebook nella creazione dei mondi artificiali che plasma.

 

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