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Foxconn taglia 60000 posti di lavoro sostituendoli con altrettanti robot

Foxconn taglia 60000 posti di lavoro sostituendoli con altrettanti robot

27 Maggio 2016 Redazione SoloTablet
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La notizia ha raggiunto le prime pagine di numerosi media online anche se il taglio della forza lavoro è stato smentito dall’azienda che preferisce parlare di intervento per rendere più efficienti gli impianti. L’iniziativa ha coinvolto uno degli stabilimenti portando la sua manodopera da 110000 a 50000.

La Cina sta investendo pesantemente (500 milioni di dollari) in forza lavoro robotizzata. Foxconn e le aziende cinesi non sono nuove a questo tipo di interventi ma la notizia assume una sua rilevanza in un contesto nel quale l’automazione sta accelerando in tutti gli ambiti lavorativi con l’introduzione di robot e macchine intelligenti in sostituzione di lavoratori umani. La notizia relativa alla decisione di Foxcon non è che la prima di molte che seguiranno evidenziando un fenomeno di cui si parla ancora poco ma che potrà avere effetti devastanti sul mondo del lavoro (per approfondimenti: Tu chiamala se vuoi flessibilità…ma per molti è una grande fregatura!).

Foxconn, l’azienda cinese che assembra gli iPhone e gli iPad di apple ma anche i Galaxy di Samsung, le Palystation di Sony e i prodotti di molte altre aziende elettroniche,  ha confermato alla BBC inglese l’intervento negando l’eliminazione dei posti di lavoro e l’impiego dei lavoratori in mansioni che richiedono competenze più elevate. Negati sono stati anche gli effetti di perdita di posti di lavoro sul lungo termine.

I robot sono usati in funzioni lavorative che prevedono attività ripetitive. I lavoratori sono stati spostati, anche dopo un opportuna formazione, a compiti di ricerca e sviluppo, controllo di processo e di qualità.

La notizia relativa alla Foxconn conferma quanto molti studiosi del mercato ed economisti stanno evidenziando sulla tendenza all’automazione in corso che potrebbe portare nei prossimi 20 anni alla perdita del 35% dei posti di lavoro attualmente ricoperti da lavoratori umani. A guidare l’automazione è l’evoluzione tecnologica ma anche la continua ricerca di salari più bassi che caratterizza molte delle economis mondiali. Negli USA ad esempio un compenso minimo di 15 dollari all’ora favorisce gli investimenti in robot e macchine intelligenti, anche in ambiti lavorativi di tipo cognitivo e non solo manuale.

In paesi come la Cina e Taiwan il processo di automazione sta accelerando, certamente non per motivi legati ai salari degli operai coinvolti. A guidare le scelte dell’azienda sono la ricerca di maggiori guadagni e di maggiore efficienza produttiva ma anche la volontà di gestire le crescenti rivendicazioni salariali dei dipendenti (Se i robot si prenderanno posti di lavoro non rimane che regalare soldi a tutti)e le loro lotte che possono rovinare l’immagine pubblica dell’azienda.

 

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