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Mobile e Mobilità: e se il gap generazionale non esistesse?

Mobile e Mobilità: e se il gap generazionale non esistesse?

16 Luglio 2014 Redazione SoloTablet
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La percezione dei più suggerisce che, quando si parla di tecnologie mobili, internet e nuovi gadget tecnologici, esista un gap generazionale tra nativi digitali e immigrati digitali, tra Millennial e Baby Boomers. Ma se fosse solo, appunto, una percezione? Se la realtà fosse un pò diversa? Bisognerebbe analizzarla nella sua complessità!

Una breve introduzione

Si chiamano Millennial, generazione Y , generazione touch, generazione APP, tutti insieme, Nativi Digitali. Un termine usato per distinguerli da persone più anziane rappresentate dai Baby Boomers e dalla generazione X e noti come immigrati digitali. Una distinzione che distingue tra i nati dopo il 1980 e che hanno vissuto una adolescenza molto tecnologica e quelli nati dopo, la cui esperienza tecnologica è stata sicuramente inferiore.

La percezione e la semplice osservazione dei comportamenti suggeriscono che tra le due categorie generazionali un gap esista realmente. Quanto meno nell’uso che viene fatto dei nuovi dispositivi mobili, delle loro applicazioni e dei media sociali.

L’evoluzione tecnologica è stata così rapida da mutare completamente lo scenario dentro al quale si sono mosse le nuove generazioni. Oggi probabilmente il 100% dei ragazzi dei paesi occidentali sono dotati di un dispositivo mobile, in molti casi di uno smartphone e forse anche di un tablet. La spinta verso I nuovi dispositivi è avvenuta grazie all’arrivo di nuovi media sociali e al social networking. Le nuove tecnologie hanno portato le nuove generazioni online e lì ci sono rimaste, a messaggiare, a postare su Facebook, a bloggare, a navigare ma soprattutto a rimanere sempre connessi, in contatto e perennemente raggiungibili. Grazie alle nuove tecnologie le generazioni di nativi digitali hanno potuto scegliere audience diverse, curare meglio il loro profilo online e la loro reputazione, coltivare le proprie reti sociali amicali e relazionali e aprirsi al mondo vasto e flobale perchè interconesso tecnologicamente.

E gli immigrati digitali? Sono poi così diversi? Esiste veramente un GAP generazionale?

Una definizione necessaria

Definire cosa sia un gap generazionale è tanto arduo quanto lo è definire con cura ogni singola generazione presa in considerazione. Solitamente un gap generazionale indica una difficoltà nella comunicazione tra giovani e anziani e il tempo anagrafico che separa gli uni dagli altri così come le loro culture, comportamenti, stili di vita e abitudini sociali. Ogni generazione manifesta una sua cultura che finisce per dare forma al carattere di una generazione e alle personalità delle persone che la rappresentano.

Il gap generazionale si manifesta solitamente quando persone più anziane fanno fatica a comprendere quelle più giovami e viceversa a causa di esperienze di  vita, crescita e formazione, opinioni e approcci alla vita diversi, compresi quelli verso la tecnologia. Il termine è stato usato negli anni 60 per descrivere il conflitto tra i Baby Boomers e i loro genitori, un conflitto che per la prima volta nella storia si manifestava in modo significativo su quasi tutti gli aspetti della vita personale e sociale, oltre che politico: gusti musicali, modi di vestire e stili di vita, moda, droghe, passione politica. Oggi il gap generazionale tra nativi e immigrati digitali è pari in intensità e profondità a quello delle generazioni precedenti. Come in passato le generazioni più giovani hanno acquisito, anche grazie all’uso della tecnologia, maggior potere, influenza e capacità di interagire con il mondo e di cambiarlo.

Il gap attuale è determinato principalmente dal ruolo delle nuove tecnologie e dei nuovi media nella vita delle persone, ma anche da un mutato atteggiamento degli adulti verso i più giovani. Il dialogo generazionale sembra aver lasciato il posto ad un disagio che nasce anche da un ritardo tecncologico rispetto ai più giovani. Ne deriva una forma di disagio che porta spesso alla passività e al distacco. Il tutto avviene proprio mentre i nuovi media offrono ad entrambe le generazioni maggiori possibilità di comunicazione digitale, simultanea e intercognitiva, di interazione, dialogo e collaborazione.

 

 

Le differenze ci sono

Per le generazioni più anziane la reputazione pubblica deriva da affidabilità, fiducia e esperienza. E’ un valore che serve per l’acquisto di una casa, per accendere un mutuo, trovare un posto di lavoro o dotarsi di una carta di credito. La reputazione è legata anche al reddito e alla posizione sociale o ruolo aziendale, alle reti sociali frequentate, alla visibilità pubblica e molto altro.

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Tecnonativi e tecnologia

Per quelle più giovani tutto ciò vale ma assume significati diversi e viene valutato in ambienti diversi, quelli delle reti tecnologiche di Internet e dei social media. La reputazione che conta è quella dei ‘MiPiace’ e delle valutazioni positive su un testo pubblicato o su un aggiornamento di stato sul muro delle facce, dei tag e delle foto scambiate, della interazione online e delle reti di contatti numerose. Fiducia, affidabilità nella relazione e esperienza contano anche per I nativi digitali ma in modo diverso. Le interazioni e le relazioni assumono lo stesso significato di quelle reali offline anche se sono digitali. In molti casi proprio perchè sono digitali, virtuali e online.  Ne derivano comportamenti, sistemi valoriali e percettivi, modi di pensare diversi sui quali gli immigrati digitali sono chiamati a interrograsi per mantenere un dialogo generazionale sempre aperto e proficuo. Un dialogo che può servire a facilitare da parte dei più giovani nuove esperienze utili a fornire loro maggiori strumenti di giudizio e di valutazione delle molte realtà parallele da loro frequentate.

Nel frattempo le generazioni di nativi digitali hanno acquisito un maggiore capacità nel gestire la loro reputazione digitale e nel muoversi nel mondo digitale e online che presidiano quotidianamente. Le loro esperienze li portano a conoscere meglio le nuove tecnologie e ad avere maggiore consapevolezza delle possibilità e opportunità ad esse collegate. Al tempo stesso possono fare da tutor alle generazioni più anziani per una frequentazione online meno timorosa e più proattiva e così facendo facilitare a loro volta il dialogo, l’interazione e lo scambio generazionale.

Fonte: www.economist.com

E se il gap o digital divide generazionale non esistesse...?

.... e  se gli smanettoni digitali non fossero più solo nativi? E se il tablet e lo smartphone con la loro interfaccia tattile che ha reso obsoleti mouse e tastiere avesse facilitato l'accesso alle nuove tecnologie e ridotto il digital divide generazionale? E se i Baby Boomers fossero più smart dei nativi nell'uso di Internet (nato e cresciuto con loro) e delle nuove tecnologie mobili e digitali? E se l'uso di Internet e del web degli immigrati digitali fosse più proficuo di quello dei nativi digitali?

La realtà emergente sembra indicare comportamenti assimilabili tra generazioni diverse e una integrazione possibile tra nativi e immigrati, capace di portare ad una loro efficace collaborazione e interazione tecnologica e digitale.

Indagini sociali recenti sembrano indicare che la distanza nell’uso delle tecnologia da parte delle diverse generazioni è calata e in alcuni ambiti scomparsa. Tutti sono dotati di dispositivo mobile, spesso uno smartphone accompagnato, in alcuni casi, anche da un tablet. I più anziani hanno solitamente anche un personal computer, desktop, laptop o entrambi. Questi dispositivi vengono usati diversamente a seconda della generazione di appartenenza ma sempre più simili sono le attività in cui sono impegnati con il loro dispositivo: TV e video, navigazione web, lettura e media sociali, gioco, ecc.

Che l’uso delle tecnologie sia maggiore tra le nuove generazioni non è una sorpesa. La sorpresa è che tutti, anche gli immigrati digitali, mostrino una crescente attitudine e dimestichezza nell’uso di smartphone e APP, Web e media sociali. E’ come se l’uso prolungato di strumenti tecnologici abbia favorito una evoluzione cognitiva oltre che manuale e tattile che oggi rende confortevole, affidabile e facile la vita virtuale online anche a persone che per età non hanno avuto esperienze tecnologiche precedenti così intense come quelle dei nativi digitali. La preferenza maggiore che gli immigrati digitali affidano al personal computer è una differenza generazionale destinata a scomparire con l’affermarsi sul mercato dei nuovi tablet ibridi e dei tablet a schermo grande (12 pollici).

Ad oggi le diverse generazioni sono accomunate anche da un utilizzo limitato del tablet (il 10% che lo possiede lo usa solo per il 10% del tempo passato online) e dalla preferenza accordata allo smartphone. Infine le accomuna anche l’approccio multi-device e relativo multi-schermi. Un approccio che indica come entrambe le generazioni sanno scegliere quale dispsoitivo tecnologico o media meglio si adatta ad ogni tipo di attività o compito nel quale sono impegnati.

Fonte: nrctech.weebly.com

E le generazioni future?

Sia che il gap generazionale persista sia che prevalga l'integrazione e la parità 'tecnologica e digitale' c'è da chiedersi quali sorprese il futuro possa ancora riservarci. La tecnologai progredisce ad un livello mai visto nè sperimentato finora e le generazioni di nativi digitali devono già fare i conti con nuove generazioni in arrivo che hanno maggiore dimestichezza con novità come la realtà aumentata, le tecnologie indossabili, il cyborg e il transumanesimo incipiente che si sta affermando.

Quali di queste tecnologie crearà nuovi gap generazionali? Se le generazioni di nativi digitali sono cresciute senza supervizione da parte di adulti, genitori e educatori, hanno pur sempre sperimentato le nuove tecnologie insieme e vicino a loro. I bambini delle più recenti generazioni nascono, crescono e maturano dentro mondi virtuali chiusi dei quali sembrano essere gli unici a percepirne l'esistenza e ad averne l'accesso.

Le loro esperienze tecnologiche saranno così completamente diverse da quelle sperimentate dagli immigrati digitali prima e poi dai nativi da non poterle neppure indovinare e raccontare. Sappiamo però che saranno esperienze aumentate e molto tecnologich e che saranno vissute da esseri umani già in qualche modo integrati con componenti tecnologici come gli occhiali intelligenti di Google o l'Oculs Rift.

Le nuove generazioni non avranno problemi a interagire con i nuovi gadget tecnologici e ad usarli. Saranno aiutati in questo anche dalla evoluzione fisiologica e neurologica così come cognitiva del loro cervello e da nuove abilità da essi sviluppate con il supporto della tecnologia. Per loro non risulterà strano vivere come un Avatar di Secondlife o disporre di vere e proprie protesi tecnologiche sia per interagire con il mondo che per prendere decisioni.

Le nuove generazioni faranno i conti con la nanotecnologia e la miniaturizzazione, con la realtà aumentata, con la Internet degli oggetti e la domotoca robotizzata, con la medicina mobile e tecnologica, e molto altro ancora.

Se l'evoluzione dovesse decelerare è facile prevedere una qualche forma di condivisione inter-generazionale delle stesse tecnologie e esperienze. Se succedesse diminuirebbe il gap generazionale e aumenterebbero la condivisione, lo scambio e la collaborazione.

Se poi l'evoluzione tecnologica accelerasse e si arrivasse alla singolarità tecnologica di Kurzweil e ai cyborg transumani (post-umani) i gap sarebbe da misurarsi tra modelli diversi di cyborg. Alle generazioni X. Y, Z si sosttuirebbero le famiglie o categorie di modelli V1, V2, V3, Un pò come in Robocop o Terminator......

A quel tempo però i Baby Boomers saranno quasi completamente estinti.

Parola di un Baby Boomer!

 

 

 

 

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