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Identità virtuali crescono

Identità virtuali crescono

26 Maggio 2014 Redazione SoloTablet
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Tutti siamo dotati di personalità multiple, la rete non fa che mostrarle in formato digitale. Possiamo decidere a quali dare forma e quali provilegiare, confezionandole ad hoc. A dare oggi l'impronta a queste identità sono anche le APP che ognuno di noi ha scaricato sul proprio dispositivo mobile. Sono queste APP a raccontare, più di quanto non riusciamo a fare noi stessi, la stretta combinazione tra i nostri interessi, abitudini, relazioni amicali e sociali. Quella che ne esce è una identità sfaccettata ma personalizzata e molto reale.

Senza smartphone ci sentiamo persi e senza APP non sappiamo più cosa fare. Il primo è diventato una protesi con cui esploriamo il mondo e sperimentiamo le molte vite che ci sono date, le seconde ci servono per informarci, interessarci di sport, suonare e ascoltare musica, fotografare e condivider fotografie, interagire e partecipare a comunità online alla ricerca di nuove esperienze sociali e di nuove relazioni. Quella che ne esce è spesso una identità confezionata o preconfezionata ma che ci soddisfa e della quale siamo, in molti casi, orgogliosi.

Come ha scritto la Turkle molte realtà online assumono la forma di oggetti inanimati che hanno vita propria. Anche l'identità è un oggetto di questo tipo, costruita e adattata nel tempo in modo da rappresentare l'mmagine desiderabile che ognuno ha di sè stesso. Una volta online questa identità diventa autonoma e continua a raccontare non ciò che realmente siamo ma quello che vorremmo essere. La sua realtà e il modo con cui è stata costruita  finisce per affievolirne la dimensione interiore, ridurre conflitti e contrast e nascondere progetti personali. L'aspetto positivo è che possiamo disfarcene e crearne una nuova, più adatta a ciò che siamo o a come ci sentiamo in un determinato momento o per confrontarci con nuovi scenari di vita e contesti sociali.

 

L'identità non è assimilabile al profilo che ci viene sottoposto come scheda da compilare da qualsiasi social network decidiamo di frequentare. Sono gli strumenti che usiamo e i contesti nei quali li usisamo a dare forma e personalità alla nostra identità digitale e a permetterci di esplorarne di nuove. Questi strumenti sono sempre più disponibili attraverso dispositivi digitali e attivati attraverso un numero infinito di APP che finiscono per plasmare il nostro modo di stare in rete e di raccontare chi siamo attraverso le cose che facciamo e i messaggi che comunichiamo.

L'uso delle APP è facilitato dalla uniformità e similarità delle loro interfacce utente che diventa parte integrante del modo con cui le persone decidono di raccontare sè stessi e di farlo anche attraverso APP specifiche che permettono di giocare con la propria immagine costruendosi una faccia, una voce, aspetto fisico, sesso, altezza e colore degli occhi (My Monster Voice) e molto altro. Le APP diventano giochi con cui sperimentare liberamente identità e versioni di sè diverse da quelle reali e provare a diventare persone completamente diverse.

L'uso diffuso di smartphone, tablet e APP ha ampliato la possibilità per le persone di essere trovate e riconosciute e di intrecciare la loro vita con quella di altri. Online è più facile essere identificati e proprio per questo è possibile mantenere una coerenza tra identità offline e online in modo da trarne vantaggi e benefici reali e non solo virtuali o digitali. Il profilo online può diventare uno strumento strategico importante per rappresentare la propria identità affinando nel tempo le informazioni condivise online, anche se in qualche modo artefatte e confezionate.

La ricerca di una identità online non è un percorso lineare e presenta numerose contraddizioni. Molti giovani ad esempio sostengono di mantenere piena coerenza tra la loro identità offline e online ma poi mostrano una preoccupazione elevata per la privacy e l'uso che delle loro identità può essere fatto online. L'uso che di queste identità online viene fatto è diverso a secondo dei contestì frequentati, del ceto sociale, del genere e dell'obiettivo da raggiungere, sia esso professionale, scolastico o sessuale/amicale. L'identità online in alcuni casi diventa un vero e proprio strumento 'marketing' e utilitaristico per il raggiungimento di scopi pragmatici e concentrati su un tornaconto immediato e concreto.

 

 

Il ruolo assunto dal profilo individuale sui social network non è casuale. Esprime il diffuso individualismo che caratterizza la vita sociale dei nativi digitali e la competitività che mette a confronto tra di loro i cittadini della rete, tutti tesi a cercare un numero elevato di Like e di post sul proprio muro delle facce, in modo da far emergere il proprio profilo e conoscere la propria identità 'confezionata' e artefatta, costruita appositamente per la rete. Il successo è determinato dall'apprezzamento degli altri e obbliga ad una elevata competitività alla ricerca della fama e del successo sociale e di gruppo. E' una competitività che richiede un elevato grado di concentrazione su di sè che non fa che aumentare l'individualismo e l'egoismo che molti psicologi riscontrano come caratteristico nelle nuove generazione di nativi digitali.

Ecco allora che le APP, per numero, tipologia, qualità, costo, scaricate su un dispositivo finiscono per raccontare molto della identità dell'utente che le usa. Le icone che animano le schermate di un dispositivo non sono semplici immagini ma veri e propri marchi valoriali e testimoni di stili di vita con relativi significati associati che trovano espressione in comportamenti, abitudini e relazioni. Più che le funzionalità dell'applicazione conta la sua immagine, la sua capacità attrattiva, l'uso che ne viene fatto all'interno di gruppi sociali o comunità di persone. Da qui nasce il successo di APP come WhatsApp e SnapChat e altre ad esse simili.

Le identità digitali nel loro essere oggetti fatti di codice, algoritmi e banche dati diventano strumenti potenti di misurazione, quantificazione e valutazione dei comportamenti, degli stili di vita, delle preferenze delle persone. Gli utenti della rete non ignorano ciò e non sembrano esserne preoccupati, anche se cresce comunque la sensibilità per la propria privacy. Il fatto di poter essere misurati non fa che amplificare il ruolo e il peso della influenza che si riesce ad ottenere con il proprio profilo online. La battaglia è tutta a livello di follower, di amicizie, gruppi di appartenenza, post, commenti, messaggi e cinguettii. Una eccessiva attenzione ai 'Mi Piace' finisce però per spostare l'attenzione dal profilo e dalla identità reale a quella digitale e con il limitare la riflessione sul sè e la propria identità personale reale. Ne può derivare una menomazione che se non porta a forme di schizofrenia può comunque impedire una sana maturazione individuale, soprattutto nelle persone più giovani.

 

 

Studiosi e psicologi sono impegnati a studiare quali siano gli effetti delle nuove tecnologie e a comprenderne i meccanismi che stanno incidendo e cambiando la vita delle persone, soprattutto di quelle più giovani. La realtà nella quale si muovono è sempre più tecnologica e spesso costruita ad hoc da produttori di applicazioni capaci di catturare interesse, attenzione e partecipazione di un numero crescete di persone. In questi ambienti online crescono le opportunità ma anche i rischi e le ansie. L'opportunità è data dalla possibilità di sperimentare e dare forma alla molteplicità del porprio sè. Le ansie e i rischi nascono dal fatto di aver trasferito online i problemi della vita reale e dallo scoprire la scivolosità e artificialità di molte delle soluzioni tecnologiche offerte dalla rete.

Le APP sono canali di informazione, strumenti di gioco e di produttività ma soprattutto vie di accesso a nuovi mondi e nuove opportunità. Non tutti possono però trarne gli stessi vantaggi e benefici e non per tutti le APP possono diventare strumenti di successo e visibilità. Tutti possono però utilizzare le loro APP per ampliare conoscenza, conoscenze e consapevolezza, per aumentare le proprie relazioni sociali e migliorare la propria vita sociale e per sperimentare esperienze e identità non sperimentabili nella vita reale e offline. I vantaggi e i benefici dipendono però sempre dall'uso che di queste APP ciscuno è in grado di fare e dalla  sua capacità o meno a saperne sfruttare le possibilità evitandone gli effetti collaterali. Le APP racchiuse nelle schermate di un dispositivo mobile esternalizzano e fanno conoscere l'dentità di chi le ha scaricate e offrono opportunità inedite, a patto però che non fiiscano per subordinare la vita e le identità reali a quelle tecnologiche e confezionate online.

 

 

* Spunti per l'articolo tratti dal libro 'Insieme ma soli' si Sherry Turkle e 'Generazione APP' di Hoeard Gardner

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