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Il web come possibilità.

Il web come possibilità.

20 Marzo 2017 Biancamaria Cavallini
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Biancamaria Cavallini
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Internet ha permesso la creazione di una vera e propria realtà parallela: il web.

Web che a sua volta si declina in sfaccettati mondi in cui trovano rifugio appassionati di gaming, divoratori di informazioni, fruitori di social network e fatti altrui, puristi della condivisione e individualità sfaccettate.

Ciò che caratterizza questa realtà digitale è il rapporto con i contenuti e gli utenti, che si poggia sulla testa della possibilità.

Il web è infatti il mondo del possibile.

E l’aspetto più incredibile è che lo sia nella sua astrattezza così concreta.

La Regina di “Alice attraverso lo specchio” è in grado di credere anche a sei cose impossibili prima di colazione. Oggi, il web ci permette di pensarne ben di più.

“L’enigma non esiste. Se una domanda può essere posta in modo compiuto, allora le si può anche trovare una risposta” affermava Wittgenstein per esprimere il concetto che nel momento in cui qualcosa viene pensato, viene anche reso possibile.

“Se puoi sognarlo, puoi farlo” diceva Walt Disney con un’espressione decisamente più romantica.

Il web come possibilità non si declina tuttavia solamente come ciò che con il web si è in grado di fare: sebbene questo sia un mondo sfaccettato e ancora solo relativamente esplorato, è la possibilità come mancanza di declinazione quella a cui mi riferisco.

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Il web come possibilità assume infatti una declinazione neutra e non dovrebbe pertanto assumere oggettivazione, positiva o negativa che sia, fino a quando in esso non si agisce.

Esattamente come nel mondo reale, dove non si giudica il mondo in sé ma le azioni che nel mondo si attuano. Nel web, invece, troppo spesso non si giudicano le azioni ma si giudica il web in sé.

Il web è tuttavia l’utilizzo che di esso se ne fa: è positivo se lo si utilizza in maniera positiva e negativo se lo si utilizza in maniera negativa.  Come un coltello. Come qualsiasi altro strumento.

Il web è possibilità.

Possibilità in senso ontologico e in senso etico-morale.

Ascolto persone dire che i social network sono il male, ma i social network non sono il male. È l’uso che se ne fa a poter essere negativo. E a poterlo anche non essere.

Dipende sempre dalla scelta.

 

Biancamaria Cavallini

Psicologa del lavoro

 

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