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IoT e loro effetti collaterali

IoT e loro effetti collaterali

29 Giugno 2018 Redazione SoloTablet
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Provate a immaginare se il vostro termostato intelligente imponesse la temperatira di suo piacimento o se la serratura intelligente cambiasse di sua iniziativa le credenziali di accesso impedendo l'ingresso in casa. Ora provate a pensare che la vostra immaginazione è limitata perchè tutto ciò è già successo e succederà ancora.

Negli Stati Uniti, il paese probabilmente più avanzato al mondo e con la più ampia diffusione di dispositivi IoT, sta facendo parlare il numero crescente di chiamate ai call center delle aziende tecnologiche per segnalare abusi subiti da parte di apparecchiature tecnologiche. Abusi non certamente fisici ma che possono innervosire non poco e rendere infelici tutte le persone che hanno creduto alle promesse tecnologiche e continuano a crederci.

La tecnologia attuale non è certamente neutrale ma non può essere giudicata buona o cattiva a priori. Le storie che molti media americani stanno raccontando indicano però che può sicuramente essere usata male, ad esempio nella generazione di false notizie sulle piattaforme social o nella sorveglianza, può essere causa della perdita di posti di lavoro ma anche percepita come inadeguata quando utilizzata nella forma di IoT e altri dispositivi per la casa.

La casa intelligente, abitata da una miriade di apparecchiature di vario tipo, tutte connesse alla rete e interconnesse tra di loro, capaci di parlare con i loro proprietari, anticipare le loro richieste e soddisfare i loro bisogni,  ma anche di interagire tra di esse, grazie alla dotazione di sensori, algoritmi vari, accesso a banche dati utili ai processi decisionali, software di intelligenza artificiale, capacità di apprendere ecc., non è più una semplice ipotesi progettuale ma una realtà.

Alcuni comportamenti anomali di queste apparecchiature hanno però determinato narrazioni sfavorevoli apparse sui meida americani e sollevato la necessità di una maggiore responsabilità da parte dei costruttori così come della promulgazione di normative e leggi apposite in difesa del cittadino e consumatore. I racconti (Times) riportano storie tra loro simili, consumatori che si lamentano di avere subito dei danni da parte delle loro apparecchiature tecnologiche e di non avere ricevuto risposte concrete e utili a risolvere i problemi da parte dei call center dei produttori. I fatti riportati meritano l'attenzione di tutti e alimentano l'ilarità di coloro che non sono propriamente tecnofili a sufficienza da trasformare le proprie case in una spazio cyber e iper-tecnologico. L'ilarità è garantita se la notizia di cronaca parla di termostati che si ribellano ai comandi dei loro padroni imponendo di loro scelta la temperatura ambientale di casa, o di serrature intelligenti e iper-sicure che decidono, per sicurezza, di cambiare le credenziali di accesso alla casa senza renderle note ai legittimi proprietari. Lo è meno quando le setsse apparecchiature e le loro intelligenze tecnologiche sono usate per abusi perpetrati direttamente da chi le possiede.

E' quanto ha raccontato il New York Times in un articolo focalizzato sugli abusi domestici. In più di trenta interviste condotte dal quotidiano, le vittime di abusi domestici, i loro avvocati e lavoratori di call center di prima assistenza per chiamate di urgenza, hanno raccontato in che modo la tecnologia domestica può diventare strumento di violenza, di prevaricazione e di abuso, soprattutto di genere. Un problema di cui si parla poco, almeno molto meno di quanto non si parli della vulnerabilità dei dispositivi IoT e della loro sicurezza. La ritrosia nel parlarne dipende probabilmente dal ruolo passivo del dispositivo, usato in modo attivo da chi lo possiede per molestie, intimidazioni e altre forme di violenza.

Le case intelligenti (Smart Home) e le tecnologie che le caratterizzano sono spesso scelte e acquisti maschili. Non è un caso che a essere abusate siano quasi sempre persone di genere femminile. Maschi sono principalmente chi le configura e ne gestisce funzionalità e impostazioni. Controllando le APP solitamente associate ai dispositivi e alle apparecchiature casalinghe, spesso sviluppate da maschi per altri maschi, possono determinare il funzionamento di termostati e assistenti personali, di videocamere per sorvegliare e filmare a sua insaputa partner e familiari, di speaker e sistemi di illuminazione usandoli con lo scopo di spaventare le loro vittime e di intimidirle.

I dispositivi tecnologici non sono sicuramente stati sviluppati come potenziali strumenti  di abusi e violenze ma chi li produce dovrebbe assumersi la resposnabilità di verificarne l'eventuale uso improprio, soprattutto dentro le quattro mura di casa e in particolare verso persone vulnerabili. Sta emergendo anche la necessità di creare una legislazione adeguata e utile per fare giurisprudenza su ambiti di vita delle persone ancora poco consociuti e dai risvolti spesso imprevedibili. Una necessità tanto maggiore quanto grande è stato il tempo richiesto alla giustizia criminale per formulare interventi adeguati sulle violenza domestiche e quanto sia ancora imperfetto, in particolare quando gli abusi sono di tipo psicologico e difficili da provare.

La tecnologia è su un percorso segnato dalla sempre maggiore velocità, accelerazione e sofisticazione, ma anche dalla crescente intelligenza e autonomia. La realtà sociale invece non è molto cambiata rispetto al passato ed è sempre caratterizzata da un numero elevato di persone pronte a trarre vantaggio delle tecnologie per finalità criminali o violente. Si può cercare intervenire o, in alternativa, sperare fortemente che il meglio non sia  solo una semplice opzione futura.

 

 

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