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La democraticità del motore di ricerca.

La democraticità del motore di ricerca.

05 Dicembre 2016 Redazione SoloTablet
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Il motore di ricerca di Google è in grado di soddisfare quasi 70.000 ricerche ogni secondo, miliardi al giorno. Con i suoi algoritmi intelligenti è anche capace di facilitare la ricerca proponendo, mentre si sta scrivendo, la composizione della frase con cui svolgere la ricerca stessa. Il come Google lo fa è però esemplificativo di quanto la Rete sia diventata uno strumento potente per la creazione di realtà e verità, anche quando quelle proposte non lo sono o andrebbero quantomeno falsificate.

Siamo talmente allacciati al motore di ricerca da non fare probabilmente caso al suo modo di funzionare. Ad esempio chi presta attenzione alla capacità del motore di ricerca di prevedere le parole chiave che si vogliono usare per la ricerca? Quanti poi hanno riflettuto sul tipo di testi e frasi che Google presenta come suggerimenti? La rapidità con cui interagiamo con la tecnologia e la velocità, anche mentale, con cui ci affidiamo al motore di ricerca per qualsiasi informazione che ci serve, ci impedisce di osservare in che modo Google, ma anche Facebook o Amazon, siano impegnati nel fornirci servizi che stanno cambiando la nostra percezione della realtà ma anche quella della verità.

Il fatto che una notizia sia disponibile nella parte alta della prima pagina di Google non significa che sia vera, nè tantomeno che sia rilevante o di qualità. Il fatto poi che alcune dei contenuti mostrati siano palesemente falsi, abilmente artefatti per veicolare un pensiero o una ideologia, sembra passare inosservato al motore di ricerca e, visto il suo cieco affidamento al mezzo tecnologico, anche  chi lo usa. Può succedere così che personaggi pessimi possano diventare eroi, o persone diverse possano essere fatte passare per diavoli o portatori di malattie, trasgressioni e negatività varie.

Per capire come funzioni reamente il motore di ricerca è sufficiente provare a comporre nello spazio per la ricerca frasi molto semplici che cominciano con "le donne sono", "i neri sono", "gli omofobi sono",  "i gay sono", ecc. Le frasi che Google propone cercando di anticipare quello che si sta scrivendo sono indicative di come molte notizie riescono a trovare spazio nel surplus informativo delle sue banche dati e dell'elevata inconsapevolezza che il motore ha dei loro contenuti.

Google con il suo motore di ricerca rende visibile una piccola parte dei contenuti disponibili sulla Rete delle reti ma è oramai usato da tutti come se aprisse le porte all'intero patrimonio informativo digitale e alle conoscenze a esso associate. E' con questo spirito infatti che usiamo Google per trovare risposte a ogni tipo di interrogativo invece di usare un dizionario (chi ne possiede ancora unno?) o di chiedere alla persona vicina. Google da parte sua agisce al meglio per fornire le risposte più adeguate per soddisfare i bisogni che associa come importanti ad ogni profilo utente che si è costruito con l'intento di personalizzare le ricerche e molto altro. Il problema è che su molti di questi contenuti Google, così come Facebook, non ha alcuna contezza, in termini di idee o punti di vista da essi comunicati. Un bene per la democrazia ed una indicazione che il Grande Fratello non è ancora completamente realizzato ma al tempo stesso un problema, considerando la violenza associata a molti contenuti che circolano online e soprattutto alla spazzatura e alle falsità della Rete.

Contenuti falsi, non veritieri rischiano di apparire nella parte alta della prima pagina dei risultati di Google Search e di essere visualizzati dopo che il motore di ricerca ha favorito la scelta, da parte del navigante, di frasi da esso stesso proposte per anticipare ciò che l'utente sta scrivendo.

I contenuti proposti e il modo con cui lo sono hanno effetti importanti sul formarsi dell'opinione pubblica, sulle opinioni politiche delle persone, sulle scelte commerciali e degli acquisti, sulle visioni del mondo e sulla percezione della realtà.

Il tutto viene solitamente presentato come dettato dalla volontà di facilitare la circolazione delle informazioni e la libertà del singolo individuo nell'accedervi e usarle. Spesso però non vengono analizzati gli effetti collaterali e sono sottovalutate le capacità di molti utilizzatori delle tecnologie della Rete per acquistare grande visibilità, influenza e popolarità. Un esempio recente porta alle elezioni americane e all'abilità con cui i gruppi di estrema destra che hanno appoggiato l'elezione di Trump hanno saputo usare la Rete per diffondere notizie palesemente false, diventate in tempi rapidi in Rete notizie da far circolare come vere, per scelta di molti utenti che non hanno sentito la minima necessità di verificarne la veridicità e sensatezza.

La quantità di spazzatura che gira in Rete è in continua aumento e molta è anche quella che Google Search continua a mantenere in circolazione contribuendo all'inquinamento delle falde informative di Internet e alla confusione cognitiva della mente di quelli che lo frequentano. Per anno si è valutata la ricchezza di Google Search come un fatto positivo, oggi si comincia a riflettere su cosa sembra essere andato fuori controllo. Cosa succede ad esempio se una parte politica decide di investire pesantemente sulla Rete per dare visibilità alla sua ideologia in modo da superare ogni filtro, alimentare la propria propaganda e influenzare con successo mente e comportamenti di un numero crescente di persone?

Il rischio è tanto più grande quanto più potente diventa l'algoritmo della personalizzazione di Google Search. I contenuti che verranno presentati saranno sempre più in sintonia con il profilo che Google si è fatto di ogni utente, un profilo molto legato al tipo di ricerche fatte e alle parole chiave utilizzate. Tutto ciò avviene con la complicità passiva delle persone che pensano all'ambiente della Rete come naturale considerano Internet alla pari dell'aria che respirano senza curarsi o interrogarsi più di tanto sulla sua qualità e assenza di inquinamenti vari. L'aria che si respira dentro gli spazi digitali di Google e Facebook è da loro prodotta ma sulla sua qualità non viene assunta alcuna responsabilità. I contenuti, i link, i risultati delle ricerche che appaiono sulle pagine delle loro applicazioni non sono mai neutrali e molti sono commercialmente determinati ma nessuna responsabilità viene assunta per garantire all'utente la qualità e la veridicità dell'informazione.

La situazione è aggravata dalla crisi profonda in cui versa il giornalismo e dal ruolo crescente che hanno assunto le piattaforme di social networking per l'informazione e la diffusione di conoscenze. Il problema più grande rimane comunque quanto poco ormai sappiamo delle tecnologie che utilizziamo e di cosa facciano per soddisfare i nostri bisogni; la nostra complicità nel favorire la continua evoluzione delle piattaforme tecnologiche che usiamo anche quando sono impegnate in una raccolta continua di dati e informazioni sul nostro conto per un loro uso commerciale; la credulità con cui ci affacciamo alla Rete e alle notizie spazzatura o false che in essa vengono pubblicate; la scarsa voglia di riflettere criticamente su ciò che facciamo, sulle informazioni che riceviamo e sulle loro fonti e la pigrizia nella elaborazione di nuovo pensiero utile ad acquisire maggiore conoscenza degli ambienti e degli strumenti da noi frequentati. Non agire criticamente sta mettendo a rischio la nostra libertà, la democrazia e anche la capacità di distinguere il vero dal falso, la realtà dalla finzione e di sviluppare un'opinione in modo indipendente, anche nella scelta delle fonti e delle risorse per farsela.

 

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