Lifestyle /

Le distopie tecnologiche che le nuove generazioni non vogliono vedere!

Le distopie tecnologiche che le nuove generazioni non vogliono vedere!

08 Dicembre 2013 Redazione SoloTablet
SoloTablet
Redazione SoloTablet
share
Giovani al bar, al pub, in piscina, allo stadio, in auto, in metropolitana, ovunque e sempre con le dita, sempre più prensili, posate sui loro dispositivi mobili e lo sguardo perso e concentrato su messaggi che spesso non arrivano e aggiornamenti di stato che forse sarebbe stato meglio non avere! Tutti immersi in nuove distopie tecnologiche che hanno sostituito le utopie del passato.

In rete circola da tempo un meme curioso e provocatorio che si rifà a pensieri rubati ad Einstein (ma sono in molti a sostenere che mai il genio della fisica li avrebbe espressi, tanto meno scritti), lo scienziato icona della genialità e della ricerca scientifica. E’ un meme che, attraverso immagini, mostra quanto siamo ormai immersi in un mondo virtuale che le molte manifestazioni attuali della tecnologia ci stanno costruendo intorno.

Sono immagini che mostrano ragazzi al bar, allo stadio, al ristorante e in mille altri luoghi, ma sempre appiccicati ai loro telefonini, smartphone ed anche tablet. Si colgono anche altre forme di interazione e di conversazione ma sempre mediate dalla tecnologia. L’attenzione è sempre però rivolta alla finestra che il display, più o meno grande, del loro dispositivo tecnologico, apre sul mondo sociale e molto virtuale della rete e dei social network.

La presenza di amici e amiche, fidanzati e fidanzate, genitori e parenti è vissuta quasi come un disturbo o come una esperienza che deve avere una durata breve e fuggente. Più è breve e maggiore sarà il tempo da dedicare ad altri amici e conoscenti e poco importa se, alcuni di loro, molto virtuali.

 

Non disturbatemi, sto bevendo un caffè in compagnia dei miei più cari amici......

Questi comportamenti, che cominciano a manifestarsi anche in generazione diverse da quelle dei nativi digitali, sembrano dare ragione al meme che richiama Einstein e la sua idea che qualora la tecnologia fosse in grado di sostituire l’interazione umana, il mondo si sarebbe popolato di idioti. Parole di Einstein! O di chi gliele ha fatte dire!

I nuovi gadget tecnologici sono diventati così importanti nella vita di molte persone perché veicolo di così tanta informazione, conoscenza, relazione e divertimento, da obbligare a scegliere cosa amputare e mettere in secondo piano. Ad essere amputata finisce sempre più frequentemente la interazione sociale, solitamente caratterizzata da rapporti di vicinanza (prossimità) più stretti, da maggiore qualità, emotività e durata.

Tutto l’opposto di una relazione mediata dalla macchina e dalla sua tecnologia. La scelta viene spesso compiuta come in estasi e conseguenza diretta dell’atto stesso di comunicare (il premere compulsivo dei polpastrelli sulla testiera mignon di uno smartphone o phablet). Si finisce così per scrivere (battere su tasti virtuali), parlare e comunicare per il solo piacere di farlo (display e smartphone, ergo sum).

 

Fonte: www.chartwellinc.com

Si comincia così....ma dove sono i genitori?

La cosa interessante di questo meme che tende a demonizzare la tecnologia è che già Platone nel Fedro lo aveva anticipato sostenendo che anche la scrittura avrebbe fatto danni, trasformando i cittadini ateniesi più poveri in ‘iloti idioti’’.  Ancor più interessante è che allora come oggi i diversi punti di vista si confrontano sulla percezione di due realtà, quella strettamente umana e quella mediata tecnologicamente, come se solo una di esse rappresentasse la realtà e la verità. Nessuna delle due realtà è superiore all’altra ma entrambe obbligano a fare i conti con la paura che, sempre il genere umano ha manifestato e anche raccontato, la tecnologia possa generare mostri (Frankestein) ed effetti negativi capaci di negare la nostra stessa natura.

Il ruolo dei gadget tecnologici di ultima generazione è intrigante e manipolatorio. Questi dispositivi si presentano come oggetti perfetti di narcissimo e auto-compiacimento e, qualcuno ritiene, anche di auto-erotismo. Il semplice possesso è già in grado cioè di generare piacere e benessere, prima ancora che il dispositivo venga usato per la sua finalità di scopo che è quella di comunicare e interagire. Ciò che conta di più, è rimanere costantemente connessi, sentirsi parte di una o più reti sociali ed essere pronti ad accogliere ed a reagire a messaggi in arrivo. L’identificazione con il gadget è tale da produrre una vera e propria vertigine tecnologica che fa perdere il senso di sé stessi come essere pensanti e capaci di immaginazione, creatività, attenzione e libertà di scelta.

 

Impegnati in un pranzo sociale ad alto tasso di conversazione e socializzazione.....

La pervasività del dispositivo tecnologico è diventata tale perché attraverso di esso passa molta delle nostra vita relazionale utile e combattere la nostra solitudine e difficoltà a comunicare (quanti sono i giovani che conversano con i loro genitori durante un pasto?). Il ruolo e il peso delle nuove tecnologie si misura dalle reazioni, spesso di panico, che si verificano di fronte alla loro perdita o assenza forzata. Sono reazioni che mostrano una forte dipendenza con effetti ancora del tutto sconosciuti se non nei costi che obbligano la persona che ha perso il suo smartphone a ricomprarne un altro, meglio se nell’ultima versione o modello.

Reazioni minori ma assimilabili in termini di ansia sono quelle che si manifestano all’uscita di nuovi modelli. Tutti vogliono possederene uno e molti sono pronti a scelte poco razionali pur di entrarne in possesso prima di altri. L’ansia è tanto più grande quanto più forte è la sensazione che non disporre dell’ultimo modello non garantisce di comunicare e rimanere connessi con le persone sulle quali si è costruita la propria sicurezza, affettività e attenzione.


 

Al parco con amici, impegnati in attività altamente sociali!

Per alcuni studiosi, esperti di tecnologie, di media e di comportamenti consumeristici, i nuovi gadget tecnologici sono strumenti erotici ma che soddisfano solo i piaceri del narciso che si rispecchia nel loro display. Non è prevista cioè alcuna forma di scambio con altre persone e il rapporto che ne deriva è di stretta dipendenza e servitù (volontaria) dallo strumento usato.

A chi non vuole fermarsi alla superficie è facile percepire come, anche nel campo della tecnologia, come in molti altri della realtà contemporanea, siamo in realtà navigando su quello che gli scienziati della complessità chiamerebbero l’orlo del caos.

La tecnologia ha raggiunto un apice di evoluzione finora mai raggiunto e sembra ora pretendere di superare chi le ha dato forma e sostanze per procedere per conto proprio. Il problema nasce dal determinismo che sembra caratterizzare la tecnologia e dall’impossibilità, tipicamente umana,  di prevedere il futuro che si potrebbe manifestare anche attraverso cambiamenti radicali. Questa incapacità umana confrontata con la certezza lineare con cui sembra muoversi la tecnologia può generare ancora maggiore sudditanza e servitù.

 

Un museo fantastico con una mostra ancor più interessante......

A questa evoluzione sembra impossibile resistere, tanto sono diventate ormai poco libere le nostre azioni. Più che provare a farlo bisognerebbe recuperare alcune buone abitudini del tempo andato come la camminata lenta, l’ozio, il fare niente di Oblomov, lo studio e la lettura, il relax, tutte attività che non richiedono alcun strumento tecnologico.

Si possono sviluppare nuove arti difensive nei confronti delle tecnologie e nuove discipline culturale e comportamentali utili a riconsiderare, coltivare e trarre piacere dalla relazione umana, abbandonando quella fredda e virtuale mediata dalla tecnologia. Il solo pensare a queste vie di fuga significa lavorare per nuove utopie, luoghi non ancora esistenti nei quali sperimentare nuove forme di benessere technolofy-free.

La battaglia da combattere non deve solo essere per liberare sé stessi ma deve essere condotta nella prospettiva di aiutare le nuove generazioni a coltivare la loro intelligenza ed a produrre nuova cultura. La prima e la seconda sono messe in discussione dalla pervasività della tecnologia che ruba loro attenzione e capacità di concentrazione ma anche la capacità a pensare con una logica non-binaria e semplificatoria e di guardare anche al futuro invece di concentrarsi solo e sempre sulla immediatezza del tempo reale e del beve-termine (tipicamente finanziaria).

Il compito non è reso semplice dall’overflow cognitivo in cui siamo tutti immersi e dalla difficoltà a concentrarsi distraendosi dal flusso costante di informazioni, immagini, animazioni, messaggi che raggiungono ognuno dei nostri sensi. Per farlo dobbiamo forse aspettare che passi l’attuale vertigine da gadget tecnologico e ritrovare, anche psicologicamente, la capacità di costruire il futuro attraverso nuova creatività e immaginazione.


Per chi volesse approfondire i temi qui trattati:

PERVASIVITA' DELLA TECNOLOGIA E SUOI EFFETTI

Mobilità e cloud, due acceleratori per un'unica velocità di fuga - Tecnologie mobili forze potenti di trasformazione - Consumatori digitali e customer experience - Internet degli oggetti e trend globali 2014 - Perché è corretto sviluppare un pensiero critico sulla tecnologia! - Adolescenti in cerca di benessere online - Non siate timidi nè esibizionisti, ma fatevi vedere! - 2014 e tendenze tecnologiche - Rischi connessi al tecno-attivismo: una conversazione con… - Le distopie tecnologiche che le nuove generazioni non vogliono vedere! - Pervasività Mobile e buone pratiche nella cura del cliente - Tecnologie indossabili: vademecum futuristico per stili di vita futuribili!

 

comments powered by Disqus

Sei alla ricerca di uno sviluppatore?

Cerca nel nostro database


100 Things App e giochi per Bambini Genitori e Nonni

La vita di per sé è la favola più fantastica! (Andersen) Anche noi da bravi danesi...

Vai al profilo

Mobile App

Mobile app offre una serie completa di apps per tablet e smartphone B2B e B2C, la sua b.u...

Vai al profilo

Simplicissimus Book Farm srl

Simplicissimus Book Farm nasce nel giugno 2006, alla fine di una vera e propria indagine...

Vai al profilo

Disruptive Innovation

Management Consulting

Vai al profilo