Lifestyle /

Le relazioni costose della rete: dove quasi nulla è gratis!

Le relazioni costose della rete: dove quasi nulla è gratis!

22 Maggio 2014 Redazione SoloTablet
SoloTablet
Redazione SoloTablet
share
Facebook, Twitter, Pinterest sono gratuiti, nel senso che non richiedono alcuna sottoscrizione. Molti altri servizi sono a pagamento. Si comincia con il telefono cellulare o lo smartphone per arrivare ai vari servizi ad essi collegati come Dropbox, Evernote, Pandora, Onedrive, ecc. L’interazione, l’accesso e la relazione che ci offrono non sono mai a costo zero. Anche il gratuito Facebook ci costa in maggiori consumi e acquisti di prodotti!

La tecnologia è sempre servita nella sua evoluzione a rendere la vita delle persone più facile. Oggi questa sua destinazione di scopo è diventato un mantra che nasconde in realtà qualche trappola e comporta alcuni costi economici da tutti accettati come se facessero parte delle cose naturali della vita tecnologica odierna.

Quando si osserva l’uso ossessivo e persistente che le nuove generazioni fanno del loro dispositivo ci si chiede quanto siano consapevoli dei costi ad esso associato e di quanto siano diventate semplici target consumeristici di garndi marche e aziende della grande distribuzione. Il social network aiuta a socializzare ma è sempre più veicolo potente di messaggi promozionali e subliminali finalizzati a promuovere prodotti e soluzioni e a suggerire accompagnandoli nuovi processi decisionali di acquisto. Alla fine del percorso il social networker felice della socialità sperimentata si ritrova ad avere acquistato un prodotto non necessario e a elencare nel conto delle uscite una spesa imprevista da sommare alle molte altre che seguiranno.

 

L’innovazione sociale dei media della rete e delle sue applicazioni è in realtà una contesa aperta e competitiva tra grandi marche per conquistarsi l’attenzione, la volontà di spesa, la fedeltà di social netwroker trattati come semplici consumatori e profili inanimati ricchi di utili informazioni marketing e commerciali quali appartenenza generazionale, di classe e di reddito, stili di vita e abitudini, propensioni e comportamenti all’acquisto, amicizie e soprattutto disponibilità di budget.  La contesa non mira necessariamente a vendere prodotti ma è spesso collegata alla proposizione di servizi continui e duraturi per i quali viene richiesto un abbonamento o una sottoscrizione.

Il tutto avviene in un contesto nel quale dire di NO sembra essere diventato impossibile, ritenuto quasi stupido e soprattutto ritenuto non conveniente. Forse non ha molto senso scaricare decine di APP al costo di 1.99 euro se poi non le si usano e diventano tante icone zombie che popolano i nostri dispositivi mobili. Ma perché non farlo se tutto è alla portata di un semplice click, se la carta di credito è già nota e agganciata ai sistemi di pagamento dei produttori e se tutti, o quasi tutti, fanno la stessa cosa? La sorpresa finale che si presenterà sotto forma di estratto conto online potrà sempre essere giustificata con auto-spiegazioni capaci di fugare ogni tristezza o preoccupazione. Ci si riprometterà di terminare alcune sottoscrizioni, di scaricare meno APP, di fare minori acquisti e poi, con un semplice click, si riprenderà a fare ciò che si era fatto prima, in attesa del prossimo estratto conto che regalerà altre sorprese e perdite di denaro.

Vietato anche attivarsi con soluzioni drastiche di abbandono. Essendo i nostri profili online un semplice cambio di abitudini scatenerà robot e emailifici vari che segnaleranno sulle nostre pagine del muro delle facce o con semplici cinguettii e messaggi illustrati WhatsApp offerte scontate di nuovi gadget tecnologici e applicazioni ma anche di prodotti farmaceutici e di largo consumo e perché no anche di dentifrici, carta igienica e cure specializzate per emorroidi e verruche. Continueranno la loro attività promozionale finchè battuti dalla insistenza e dalla creatività dei messaggi e delle proposte non ricominciamo a fare nuovi acquisti. L’unica alternativa di difesa totale vera esiste e comporta la cancellazione degli account Facebook, Twitter, Foogle Plus, WhatsApp ecc. ma questo sembra sinceramente troppo…..

 

Chi cercasse spiegazioni e riflessioni approfondite sul tema, non ne troverebbe molte, tanto siamo tutti intrappolati nelle nuove tecnologie della comunicazione  e nei media sociali tecnologici che ci hanno convinti che le relazioni digitali online siano più importanti di quelle nella vita reale. Queste relazioni in realtà sono veicoli potenti e virali di passaparola consumeristici che non generano benefici reali ma assottigliano, realmente, portafogli e conti correnti. Non è un caso che su queste reti di relazioni gli investimenti siano sempre più elevati e che nulla viene lasciato intentato nell’azione mirata a far spendere sempre qualche dollaro in più. Uno qui, uno là, due per una APP e tre per un ebook e siamo già a sette euro che graveranno sul bilancio mensile finale. E meno male che la tecnologia e Internet in particolare dovrebbere essere il paradiso delle libertà, dell’autodeterminazione e del libero arbitrio e del potere decisionale di ognuno finalizzato alla propria felicità, senza alcun disastro economico incombente.

Fuggire sarà sempre più complicato e difficile. Le grandi marche tecnologiche (Google, Amazon, Apple, Facebook, ecc.) si stanno coalizzando con la grande distribuzione e i produttori dei marchi più conosciuti per rincorrerci in ogni luogo (i vantaggi della mobilità e della tracciabilità) con nuove allettanti proposte e servizi capaci di trasformare bisogni impliciti o inesistenti in bisogni espliciti e urgenti. Se non prenderemo decisioni drastiche e rapide il rischio è di finire intrappolati in celle dalle quali neppure il Conte di Montecristo riuscirebbe ad evadere. A quel punto saremo tutti social networker felici ma solo un po’ più poveri e con le case intasate di beni di consumo di cui abbiamo scoperto presto l’inutilità.

Chi ritiene di non avere la forza o la volontà per staccare la spina può ricorrere agli amici perché aiutino a farlo. Ciò che conta è di non inoltrare la richiesta di aiuto tramite un cinguettio o Facebook. Potrebbe arrivare la proposta di un assistente personale che interviene per strappare di mano lo smartphone già attivato per la nuova transazione.

Il servizio dell’assistente personale sarebbe naturalmente a pagamento, una tantum o sotto forma di sottoscrizione, anche  a  tempo, a progetto, pagato a voucher, ecc…

 

 

 


PS: Spunto tratto da articoli di Techpinions

comments powered by Disqus

Sei alla ricerca di uno sviluppatore?

Cerca nel nostro database


Fingerlinks

Siamo una startup tecnologica estremamente dinamica. Ci occupiamo di system...

Vai al profilo

Techmobile

Vai al profilo

Engitel

Engitel è una digital company che si occupa di Web e Mobile sin dal 1995. Realizza...

Vai al profilo

Esse Solutions srl

Quello che ci contraddistingue è una forte competenza tecnica e metodologica...

Vai al profilo