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Big Data e manipolazione del senso comune

Big Data e manipolazione del senso comune

09 Marzo 2017 Redazione SoloTablet
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La manipolazione delle folle non è certamente nulla di nuovo, anzi è una attività molto praticata da sempre. Un tempo veniva fatta con grande dispendio di risorse, carta e tempo, oggi può essere perseguita con maggiore successo e grande efficienza grazie ai miliardi di dati raccolti e analizzati dentro grandi contenitori tecnologici noti come Big Data.

Qualsiasi ufficio marketing o responsabile di prodotto è impegnato costantemente nel tentativo di capire cosa desiderano e cosa vogliono sentirsi dire i consumatori identificati come potenziale target dei loro programmi e delle loro iniziative promozionali. La comprensione è sempre passata attraverso la lettura e l'analisi dei loro comportamenti per poi fare delle scelte e prendere decisioni ponderate, spesso dettate da ciò che i consumatori probabilmente faranno dopo avere udito un messaggio marketing, commerciale, politico a loro destinato.

Oggi uffici marketing, agenzie di comunicazione, responsabili del marketing politico di personaggi più o meno importanti (il caso eclatante è Trump) per manipolare il senso comune o le opinioni di cittadini, consumatori, elettori posseggono potenti tecnologie con le quali poter accedere ai dati necessari per arrivare a fare le scelte migliori e a prendere le decisioni più efficaci. Sono tecnologie di raccolta e acceso ai dati, di organizzazione, categorizzazione e analisi dei dati, di algoritmi psicometrici capaci di svelare bisogni impliciti e espliciti ma anche comportamenti abituali e futuri, intelligenze artificiali con le quali arrivare rapidamente alla conclusione dei processi decisionali necessari alla implementazione di nuove iniziative e attività.

Non è un caso che Trump si sia avvalso della collaborazione di una società software come la Cambridge Analytica, una società che fa uso di strumenti di analisi psicometrici per misurare come le persone pensano, come arma letale per vincere la sua campagna presidenziale. Una collaborazione provvidenziale che ha fornito ai gestori della sua campagna le impronte digitali su cui inserire la comunicazione attraverso approcci marketing di micro-targeting legati ai comportamenti. Il tutto mente i concorrenti rimanevano ancorati agli approcci demografici che non sono riusciti a cogliere ad esempio quello che passava nella testa degli operai della Steel/Rust Belt degli stati centrali degli Stati Uniti e ad anticiparne i probabili comportamenti elettorali.

La miriade di dati fornita dai Big Data usata per la campagna di Trump ha permesso la costruzione di profili individuali e di costruire la personalità di ogni singolo elettore in modo da adattare i messaggi della campagna elettorale con una precisione molto elevata. Apparentemente un approccio normale, neppure magico, sempre praticato anche nel passato ma che preoccupa per la facilità con cui oggi è possibile manipolare l'opinione pubblica grazie alla disponibilità di dati forniti da milioni di profili Facebook o Instagram e da dati raccolti in Rete e rubati alle attività dei singoli individui online.

L'uso commerciale e politico della manipolazione è reso oggi facilmente praticabile, ha chi ne ha i mezzi economici per dotarsi degli strumenti utili per farlo, dalla evoluzione delle tecnologie dell'informazione. Tecnologie sempre più intelligenti, capaci di apprendere, di analizzare in modo predittivo grandi quantità di dati e di agire autonomamente. Una capacità dalle conseguenze potenzialmente pericolose, soprattutto quando si tratta di usare la comunicazione e il linguaggio e in contesti come quelli digitali nei quali le informazioni spazzatura e le false notizie sono numerose e facilmente sfruttabili a fini non sempre etici. Ad esempio a scopi di pura propaganda o per intervenire socialmente alla ricerca del consenso di massa intorno a un'idea, una Marca, un prodotto, un candidato, un'idea, una emozione o visione del mondo.

I proprietari e produttori dei nuovi strumenti in forma di piattaforme tecnologiche sono oggi preoccupati per avere scoperto le vulnerabilità dei loro sistemi e algoritmi evidenziate dalle informazioni pubblicate da Wikileaks sulle attività della CIA in giro per il mondo.  Sono gli stessi signori del Silicio o club dei GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazon) che negli ultimi dieci anni hanno costruito il grande impero globale dei dati che oggi animano non solo il commercio, il marketing e la pubblicità ma anche la politica, i media, la finanza e l'economia.

Come in passato anche oggi non bisogna esagerare più di tanto l'influenza che i nuovi media digitali e gli strumenti tecnologici a essi sottostanti possono giocare a livello politico. E' però un fatto che la televisione abbi giocato un ruolo fondamentale nella politica italiana ai tempi di Berlusconi e lo sta ancora giocando, ma con minori risultati, nei tempi di Renzi e che le nuove tecnologie siano servite a Trump per vincere inaspettatamente le elezioni americane del 2016.

Sena esagerazioni è però necessario raccontare, sviscerare e riflettere sul ruolo delle tecnologie e di chi le sa usare nella manipolazione delle persone. La riflessione è tanto più necessaria quanto più è aumentata la disponibilità a farsi complici della stessa manipolazione. Una complicità che inizia dalla leggerezza e superficialità con la quale milioni di persone condividono online dati, immagini e informazioni, anche sensibili, sulla propria vita personale e professionale e non prestano alcuna attenzione a quanto i loro comportamenti online possano essere utilizzati a scopi puramente marketing e commerciali ma anche politici ed elettorali.

Forse i tempi sono diversi ma non farebbe male se tutti tornassero a praticare una qualche forma di presa di coscienza sui contesti tecnologici frequentati e ad elaborare pensiero critico utile sia per una maggiore consapevolezza e difesa della privacy ma anche per una sana azione di controinformazione e disvelamento dei molteplici tentativi manipolatori messi in atto.

 

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