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Media sociali e produttività aziendale, un connubio impossibile?

Media sociali e produttività aziendale, un connubio impossibile?

01 Febbraio 2017 Redazione SoloTablet
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La pervasività dei media sociali e dei dispositivi Mobile, la pratica del BYOD e un cervello modificato tecnologicamente che induce al ricorso continuo alla informazione e al mezzo tecnologico pongono interrogativi seri a tutte le aziende. Uno su tutti, se permettere all'interno delle loro organizzazioni l'accesso ai media sociali e ai social network per un uso personale. Una scelta che viene percepita come necessaria per difendere produttività e garantire efficienza ed efficacia lavorativa, di processo e organizzativa.

Anche se siamo tornati ai tempi della schiavitù e del lavoro precario, tutte le aziende e le organizzazioni sanno che non si raggiunge la produttività ottimale senza pause e senza qualche forma di distrazione, fisica e mentale. Per questo tutte le aziende o quasi hanno una macchinetta del caffè o uno spazio per fumatori e per questo in molte di esse è anche permesso distrarsi conversando animatamente su WhatsApp o su Facebook. Le altre che non permettono l'accesso alla rete e alle sue applicazioni sociali ritengono che il livello di distrazione indotto dal loro utilizzo sia troppo oneroso in termini di produttività complessiva ed efficienza nel portare a termine attività e azioni lavorative.

La proibizione trova ottime motivazioni nelle abitudini diffuse dall'uso dei dispositivi tecnologici e dal tempo a essi dedicato. Le abitudini fanno riferimento a comportamenti compulsivi che portano a consultare più volte un dispositivo (tra le duecento e le trecento volte al giorno dicono statistiche e studi sugli stili di vita) in assenza di messaggi, a rispondere istantaneamente appena ne arrivasse uno o a navigare online alla ricerca di informazioni e di risposte.

Le stesse abitudini non escludono l'ambiente di lavoro, un luogo nel quale nessuno sembra realmente convinto di poter fare a meno di cinguettare, navigare, condividere immagini o conversare online. Sono abitudini con costi che sono stati quantificati da numerose indagini che hanno valutato in tre ore al giorno (quasi 800 ore in un anno) il tempo passato interagendo con strumenti o applicazioni tecnologiche. Questi comportamenti pongono a molte aziende problemi molto seri in termini di costi ma soprattutto di mancata produttività e suggeriscono azioni urgenti e decisioni non necessariamente molto popolari.

La necessità e l'urgenza delle azioni devono però fare i conti con la pervasività della tecnologia che ha cambiato comportamenti, stili di vita e abitudini ma anche con lavoratori che non sembrano facilmente disposti a sottostare a semplici diktat aziendali. Soprattutto se questi diktat provengono da dirigenti e capi che chiedono loro di essere sempre online, di rispondere alle email aziendali anche da casa e di non spegnere mai i loro dispositivi in modo da poter sempre essere contattati e attivi online.

L'uso di Internet e oggi anche dei social network è regolamentato da policy praticamente in ogni azienda. Nessuna di esse rimpiange i tempi prima di Internet ma tutte cercano di trovare rimedio a quelli che considerano i problemi maggiori, il surplus cognitivo da informazione e la distrazione (distrattenzione) derivante dal troppo tempo passato online, anche per motivi personali. Un tempo che impedisce la concentrazione e la focalizzazione e favorisce il rilassamento determinato dalla piacevolezza della navigazione e delle conversazioni online con effetti negativi sulla produttività e l'efficienza lavorativa.

Benchè la maggioranza delle aziende che definiscono policy restrittive sull'uso di media sociali sul lavoro siano convinte dei loro potenziali effetti negativi, altre aziende credono maggiormente all'importanza di lasciare la scelta al dipendente in modo che possa esercitare la sua autonomia. La libera scelta è per alcuni generatrice di maggiore benessere mentale e di conseguenza anche di maggiore produttività. Senza contare che le pause e le distrazioni possono avere un loro effetto positivo anche sulla produttività e sull'efficacia con cui vengono svolte le attività che seguono un'interruzione che può indurre relax. L'unico problema è che spesso queste pause o interruzioni sono fittizie perchè comportano solo il passaggio da un computer o dispositivo mobile a un altro. Meglio sarebbe se la pausa comportasse attività sportive o fisiche e servisse realmente a ricaricare le batterie fisiologiche, mentali e psicologiche.

Le scelte delle aziende sul tema continueranno a essere diverse. Alcune potrebbero anche puntare alla completa libertà d'uso dei media sociali come strumenti utili alla sorveglianza e al controllo dei dipendenti. Quelle che si oppongono strenuamente potrebbero fare i conti con le nuove tecnologie indossabili, meno visibili e sicuramente meno controllabili di quanto non siano i dispositivi mobili odierni.

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