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Mi chiamo Nadine e sono molto umano…ide!

Mi chiamo Nadine e sono molto umano…ide!

11 Marzo 2016 Redazione SoloTablet
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Le loro origini vengono fatte risalire al mitico Dedalo e al medioevo ma i primi automi risalgono al seicento e sono opera di artisti che già allora presagivano il passaggio delle loro creazioni a età adulte e mature come quelle di oggi con macchine intelligenti, robot, umanoidi e cyborg vari. Gli automi hanno ispirato da sempre la creatività e la scienza, artigiani e filosofi e hanno soddisfatto il desiderio umano di imitare la vita con la creazione di macchine intelligenti e con un’anima. Oggi i robot rubano i posti di lavoro di molti umani e si preparano a continuare a farlo.

L’attenzione sulla rivoluzione delle macchine è ancora scarsa perché, quando la maggioranza delle persone pensa che i robot stiano rubando posti di lavoro agli umani, pensa che riguardi altri. Un errore di previsione del futuro che può essere dannatamente sbagliato soprattutto se si osserva con attenzione la rapida evoluzione delle macchine, sempre meno semplici robot e sempre più veri e propri umanoidi come Nadine, la macchina creata da un team di ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore.

Gli automi hanno una storia lunga che affonda nei molteplici tentativi, prima di tutto creativi e artistici, di dare movimento a statue e altre creazioni artistiche. All’oscuro di questo lungo viaggio verso l’automazione compiuto dal genere umano nell’arco degli ultimi due millenni, i più hanno imparato molto dai film di fantascienza che hanno costruito l’immaginario collettivo di futuri dominati da macchine, più o meno intelligenti e cattive. I protagonisti di molti di questi film hanno fatto innamorare moltitudini di persone, giovani, adulte e anziane, ma hanno dato forma anche a nuove ansie e preoccupazioni per il futuro. Ansie comprensibili se si leggono alcune delle previsioni degli studiosi che ipotizzano un ruolo sempre più rilevante dell’automazione e delle macchine nella distruzione di posti di lavoro. Nel 2013 ad esempio alcuni ricercatori hanno previsto che negli Stati Uniti i posti di lavoro a rischio sono il 50%, altri come quelli del Pew Research Center prevedono un 65% entro il 2065.

Se questa è la tendenza fa tenerezza pensare che, quando sono coinvolte in indagini di mercato, l’80% delle persone ritengono che il rischio esiste ma non tocca i loro lavoro e non li riguarda direttamente perché la loro professione rimarrà fondamentalmente la stessa. 

Quelli che pensano di non essere coinvolti dovrebbero guardare i numerosi filmati disponibili in Rete che mostrano robot sociali e con sembianze umane che affiancano persone reali o le sostituiscono in posti di lavoro fino a ieri appartenuti solo e soltanto a umani. Nadine ad esempio è un robot umanoide che ha fatto la sua apparizione nella veste sperimentale di addetta alla reception. E’ un robot con fattezze femminili, gentile e sorridente, capace di ricordare le persone già viste e le conversazioni avute con loro. Ha una sua personalità che esprime umori del momento ed emozioni. Può essere triste o allegra a seconda delle conversazioni e degli incontri in cui è coinvolta e dei ricordi registrati su incontri precedenti . Sviluppata da un team di ricercatori Nadine è la controfigura della sua creatrice, la ricercatrice Nadia Thalman. Nadine è dotata di software di intelligenza artificiale simile a quello usato dagli assistenti personali di Siri e Cortana e può svolgere funzioni simili ma nel corpo artificiale di un automa robotizzato. Come tale può svolgere funzioni sociali con la sua presenza fisica ma anche trasformarsi in semplice interfaccia virtuale per operare da uno schermo televisivo o dal display di un dispositivo low-cost.

Nadine non è che uno dei numerosissimi progetti in corso. Resi possibili dall’evoluzione della tecnologia in termini di sensori, microchip, software e componenti vari, i nuovi robot possono anche contare sull’evoluzione nella produzione di nuovi materiali e nell’abilità di dare forme e sembianze umane alle macchine.

Questa evoluzione ha subito una accelerazione negli ultimi anni che ha favorito l’arrivo dei nuovi robot che animano i nuovi film di fantascienza ma soprattutto la produzione di varie tipologie di machine sempre più autonome, capaci di prendere decisioni e di provare sentimenti. Non solo droni, macchine da guerra, robot casalinghi, automobili senza autista, ma anche algoritmi intelligenti usati per automatizzare catene di produzione, di far funzionare macchine fatte atterrare sulle superfici spaziali e di prendere decisioni rapide in caso di disastri ambientali o emergenze.

La crescente abilità delle macchine è tale da determinare una crescente fiducia da parte degli esseri umani che li frequentano. Negli Stati Uniti un esperimento nel quale un robot che faceva da guida verso una sala riunioni e all’improvviso lanciava un allarme incendio con relativa richiesta di evacuazione dell’edificio è stato ritenuto affidabile dall’80/85% delle persone coinvolte. L’affidabilità nella macchina è rimasta tale nonostante esperienze negative precedenti nelle quali il robot aveva mostrato lacune nello svolgere le sue attività di guida. Un segnale di quanto stia cambiando la percezione delle macchine ma anche di quanto esse stiano diventando simili a noi. Nella stessa situazione del robot, persone in carne e ossa potrebbero compiere errori simili di valutazione e causare reazioni altrettanto simili.

Ciò che sta succedendo è molto interessante e intrigante. Siamo tutti affascinati dal progresso delle macchine tecnologiche e al tempo stesso preoccupati per la loro crescente pervasività e capacità di assomigliarci e, a tendere, forse sostituirci. La fascinazione corrente impedisce di comprendere meglio la rivoluzione in atto e quanto essa possa interessare direttamente la nostra vita e soprattutto lavoro. Disporre di una Nadine factotum in casa è affascinante oltre che utile, ma solo per chi abita la casa. Lo è meno per la domestica in carne ed ossa che è stata licenziata dopo la consegna di Nadine da parte di un drone di Amazon. Un drone che a sua volta ha eliminato o ridotto il lavoro e le opportunità di guadagno di un ‘padroncino’ o dipendente DHL.

L’ansia diffusa rispetto al lavoro dipende sicuramente dalla crisi economica che dal 2007/2008 non ha facilitato alcuna ripresa dell’occupazione e dalla diffusa precarietà e riduzione del reddito salariale. Una parte di ansia dipende però anche dalla percezione che le macchine stanno penetrando, come nuovi strumenti di produzione in mano a pochi, in ambiti di lavoro sempre più vasti come quelli governativi, dell’educazione, manifatturieri, ecc. Ad essere interessati dall’automazione non sono più semplici lavori manuali ma anche quelli cognitivi e dei colletti bianchi.

E’ tipico di ogni essere umano pensare che nessuno sia in grado di svolgere un lavoro o un’attività professionale meglio di lui/lei. Nella fase attuale dell’evoluzione delle macchine questo pensiero non cambia ma deve fare i conti con una realtà consolidata: la storia della tecnologia racconta di macchine che hanno sempre sostituito gli esseri umani nel tempo. Lo hanno fatto ieri e non c’è alcuna ragione che non lo facciano domani. Inutile che oggi gli esseri umani fingano di non saperlo. Meglio elaborare il lutto o comprendere meglio quello che sta succedendo per attrezzarsi a conviverci o a trarre dalla nuova situazione occasione per nuove opportunità.

Nel frattempo perché non sperimentare Nadine o andare a trovarla là dove è già stata impiegata. Potrebbe servire a tenerla allegra con conversazioni rilassate e simpatiche, a ridurre la propria ansia e a prefigurare collaborazioni o relazioni future.

 

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