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Millennial e generazione Y in azienda: flessibili, sempre connessi e ricchi di nuovi talenti

Millennial e generazione Y in azienda: flessibili, sempre connessi e ricchi di nuovi talenti

26 Ottobre 2015 Redazione SoloTablet
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Le nuove generazioni di Millennial stanno rimpiazzando nelle aziende i lavoratori delle generazioni Baby Boomers e X e imponendo nuovi comportamenti, culture e modi di lavorare di cui i datori di lavoro devono tenere conto. Il successo aziendale dipende anche dal saper comprendere e soddisfare le aspettative di una generazione tecnologica ricca di nuovi talenti e conoscenze da capitalizzare e remunerare.

Entro il 2025 i millennial costituiranno il 72% della forza lavoro. Lo racconta una ricerca di Deloitte che sottolinea la diversità di una generazione alla ricerca di successo e nuove forme di carriera professionale che presenta numerose sfide ai datori di lavoro così come infinite opportunità e vantaggi. A patto che sappiano comprenderne la cultura e le differenze con le generazioni precedenti e che sappiano individuare i modi più adeguati per trarre vantaggio dai loro talenti e adattare le loro strategie, organizzazioni e processi lavorativi a ragazzi e ragazze sempre connessi e sempre allacciati ai loro dispositivi mobili ma soprattutto legati a nuovi valori.

Cresciuti in modo individualistico i ragazzi delle nuove generazioni hanno sviluppato un modo egoistico  di soddisfare le loro aspirazioni, vogliono sentirsi parti di una rete sociale di cui vogliono avere feedback e riconoscimenti formali e non amano essere rinchiusi in recinti definiti a priori preferendo la massima libertà e flessibilità. Le aziende che vogliono trarre vantaggio dalle capacità professionali delle nuove generazioni non possono eludere i principi guida che sembrano determinare i loro comportamenti e gli stili di vita e devono trovare il modo di offrire percorsi professionali e opportunità coerenti con le loro aspettative, prima quelle personali e individuali e poi professionali e lavorative.

 

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L’individualismo delle nuove generazioni fa il paio con il loro egoismo. Entrambi spiegano la loro voglia di affermarsi in posizioni apicali e di successo. Secondo Deloitte il 53% del campione di Millennial intervistati aspira a posizioni aziendali di comando e il 28% ritiene che l’azienda per cui lavorano non è in grado di trarre vantaggio dalle loro competenze e potenzialità. Il 45% di loro cambierebbe posto di lavoro pur essendo contenti della posizione corrente. Un segnale importante per le aziende interessate a trattenere persone e professionalità sulle quali hanno investito in formazione e sviluppo professionale. La facilità con cui i millenial sperimentano la flessibilità e il cambiamento nella loro vita privata è un segnale forte che indica come lo stesso approccio possa essere facilmente applicato anche sul piano lavorativo. Le aziende devono essere consapevoli della nuova cultura del lavoro e gestire i loro dipendenti millennial come individui alla ricerca costante di nuove opportunità.

Obbligati a confrontarsi con un mercato flessibile e con rapporti di lavoro sempre più precari e con contratti a tempo determinato, i millennial sono alla ricerca costante di una relazione biunivoca con i loro datori di lavoro allo scopo di riuscire a definire percorsi condivisi di crescita professionale e coltivare relazioni utili a migliorare le loro condizioni lavorative e a sostenere le loro aspirazioni di carriera. Tra coloro che un lavoro già ce l’hanno il 57% aspira a cambiare. Una scelta sintomatica del mercato in cui sono obbligati a muoversi ma anche del loro approccio più agile e meno vincolato dei loro genitori al mercato del lavoro. Un approccio determinato dalle difficoltà della precarietà, ma anche dalla loro costante ricerca di un tornaconto individuale. E’ un individualismo che si basa sulla consapevolezza di possedere nuovi talenti e conoscenze di cui le aziende hanno bisogno e sulle quali dovrebbero investire.

Una molla potente delle motivazioni dei millenial sta nelle gratificazioni che ricevono dai loro superiori o dalle persone che frequentano il loro contesti lavorativo e professionale. Così come apprezzano e vanno alla ricerca dei Like di Facebook, i millennial desiderano ricevere il riconoscimento formale e pubblico delle loro attività e capacità, ad ogni livello e in ogni ambito lavorativo. Alla base di tutto c’è la richiesta, quasi la pretesa, di vedere le loro opinioni notate e considerate, valutate e commentate. Una richiesta di attenzione che sembra mutuata dai social network e che può essere volta in positivo a numerosi vantaggi e benefici individuali e aziendali. Prendere in considerazione le opinioni delle nuove generazioni significa saper ascoltare e disporre degli strumenti di ascolto adeguati, significa saper comunicare e conversare in modo diverso, fornire feedback e creare nuove opportunità di interazione e collaborazione.

Molti comportamenti dei ragazzi e delle ragazze nati dopo gli anni 80 sono dettati dalle loro abitudini e pratiche nell’utilizzo di dispositivi e tecnologie mobili. Queste pratiche li hanno abituati a una grande libertà e flessibilità e a mescolare la vita personale con quella lavorativa e professionale. Queste abitudini fanno prevedere l’emergere di ambienti di lavoro sempre più dematerializzati e virtuali (il 72% dei millennial vorrebbero lavorare da casa) e di approcci al lavoro  votati alla massima flessibilità e lontani dai modi e dai rapporti di lavoro tradizionali.

Le preferenze e gli stili di vita dei Millennial suggeriscono alle aziende nuovi e rapidi cambiamenti. In paesi all’avanguardia come gli Stati Uniti, le novità vengono da rapporti di lavoro che permettono ai dipendenti di usare liberamente una percentuale del loro tempo lavorativo e di usare nuovi strumenti e modalità di lavorare e interagire con i colleghi. L’obiettivo continuano a essere la produttività e l’abilità a portare a termine un compito o un’attività, ma cambiano il formato, le modalità, gli strumenti, le leadership in azienda e i modelli organizzativi.

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