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Millennial e giornalismo

Millennial e giornalismo

13 Luglio 2016 Redazione SoloTablet
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Il giornalismo non è morto ma i giornali quasi! Tutti i giornali vendono meno copie, alcuni sono in fase agonica, altri sono già passati alla sola versione digitale senza avere alcuna garanzia di mantenere i propri lettori. Il fenomeno non è nuovo, risale al boom di Internet ma soprattutto all’arrivo dell’iPhone nel 2007. Un debutto che nessuno avrebbe mai collegato al boom attuale degli smartphone e al loro ruolo come strumento di informazione.

Il 2007 è ormai lontano e la rivoluzione digitale nel frattempo ha fatto passi da gigante. Alcuni analisti previdero la morte lenta dei giornali. Una previsione coraggiosa ma neppure troppo difficile. Bastava osservare i comportamenti emergenti dei consumatori e i loro desideri. Ma soprattutto analizzare i modelli di business editoriali per capire gli effetti su di essi delle trasformazioni tecnologiche con i conseguenti processi di adattamento. I consumatori non hanno smesso di essere interessati alle notizie ma il loro consumo non passa più attraverso forme di giornalismo e modelli redazionali tradizionali.

Molti editori di giornali sono stati colti di sorpresa e non sono riusciti a maturare alcuna capacità di adattamento e cambiamento. Ne è derivata una crisi che ha colpito soprattutto i giornalisti, compresi quelli veterani o prime firme dei loro giornali. Ad esempio negli Stati Uniti i giornalisti professionisti sono quasi 33.000 ma erano 55000 nel 2007. Sempre negli USA durante il 2015 tutti i principali giornali sono stati protagonisti di riorganizzazioni che hanno comportato licenziamenti e ristrutturazioni o, in alcuni casi, fusioni e acquisizioni.

Tradizionalmente i giornalisti hanno sempre potuto contare su un lavoro a tempo indeterminato, con una carriera professionale certa e buoni guadagni. Oggi tutti i giornalisti si devono confrontare con la volatilità dei loro posti di lavoro e con editori nella costante necessità di allineare le loro redazioni alle condizioni cangianti del mercato e ai loro risultati nelle edicole e/o online. In molti casi la riorganizzazione ha comportato il licenziamento di grandi firme a causa del loro elevato stipendio, non più sopportabile da aziende editoriali in carenza di ossigeno per il calo continuo delle vendite di giornali in edicola come conseguenza di un numero calante di lettori e di un fenomeno diffuso che vede un numero sempre meno consistente di persone praticare la lettura.

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Quando si parla di condizioni di mercato mutate ci si riferisce in genere all’avvento di nuove generazioni, cresciute con una testa modificata tecnologicamente, che leggono sempre meno, o leggono in modo diverso. A leggere i quotidiani sembrano essere rimasti gli anziani o le persone delle generazioni più vecchie. Sempre adulti e anziani sono coloro che ascoltano i dibattiti radiofonici, si sintonizzano sulle trasmissioni di informazione o seguono i dibattiti notturni. Esclusi da questo tipo di comportamenti sono invece i cosiddetti Millennial. Una generazione che dopo avere passato dodici ore appiccicati al display del loro smartphone non riescono a considerare le notizie come nuove. Esse sono infatti state consumate in tutte le salse possibili e nella loro forma riciclata e rimasticata tipica delle piattaforme di media sociali che i Millennial frequentano e abitano. L’essere sempre collegati permette ai Millennial di conoscere le ultime notizie, persino prima che esse raggiungano gli uffici dei giornali e diventino oggetto di una trasmissione online o vengano stampate. L’essere sempre impegnati nella interazione con i loro smartphone finisce per togliere qualsiasi interesse per le notizie televisive e, ancor più, per quelle stampate su carta.

La prima conseguenza che ne deriva è che l’unico giornalista che dispone ancora di un lavoro è quello che è oggetto di click e di Like, che è condiviso e il cui articolo genera commenti. Senza Like e senza condivisioni i nuovi giornalisti non sono nessuno. Non lo sono perché la loro attività da professionisti indipendenti li obbliga a ricercare il gradimento dei nuovi lettori della Rete adattandosi alle loro regole e ai loro comportamenti. In questa ricerca può capitare, come alcuni opinionisti sottolineano, che ne risenta la qualità e l’integrità del lavoro da giornalista. Molti Like si ottengono più con notizie brevi, rimasticate, superficiali, meno con notizie che contengono interpretazioni, analisi degli eventi e approfondimenti.

Adattarsi per non morire (sparire) sembra essere l’unico rimedio. I Millennial, diventando adulti e più maturi,  potrebbero anche cambiare atteggiamenti ma difficilmente cambieranno i modi con cui accedono alle notizie e alle informazioni e il modo di leggerle. Questo è quanto evidenziano numerose indagini che mostrano come i ragazzi dai 18 ai 34 anni non visitano siti online di notizie, non leggono i quotidiani e non guardano i telegiornali televisivi. La loro preferenza va ai media sociali e le notizie sono solo avvenimenti ed eventi che capitano tra un commento e un altro, tra un cinguettio e una notifica Facebook. I canali delle notizie sono sempre più Facebook, usato dall’88% dei Millennial, YouTube (83%) e Instagram (50%).

Se questa è la realtà è chiaro a tutti che il giornalismo non è morto ma è diventato sicuramente una cosa diversa.

 

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