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Millennial e lavoro: mitologia e realtà!

Millennial e lavoro: mitologia e realtà!

12 Luglio 2017 Redazione SoloTablet
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Nelle aziende è il tempo dei Millennial, destinati a sostituire immigrati digitali e personale, ritenuto non sempre a ragione, inadeguato per affrontare le sfide digitali del terzo millennio. Non tutti sono però d'accordo nel valutare positivamente la carica innovativa dei Millennial. In realtà ci sono alcuni miti da sfatare!

I nati tra il 1980 e l'anno 2000 costituiscono la generazione dei cosiddetti Milllenial, una categoria di persone al centro di molte narrazioni e dell'attenzione generale di questi anni digitali dominati dalla tecnologia, dalla mobilità lavorativa e dall'emergere di una infinità di novità che stanno trasformando il mondo.

Sui Millennial sono state fatte innumerevoli indagini, si sono sprecati fiumi di inchiostro per raccontare le loro caratteristiche generazionali e comportamentali e i loro stili. I racconti che ne sono derivati hanno contribuito alla percezione di una generazione caratterizzata da pigrizia, inefficienza, superficialità, mancanza di cultura e fuga dalle responsabilità (matrimonio, acquisto casa ecc.). Questi racconti hanno dato forma a una mitologia dei Millennial che non necessariamente corrisponde a verità ed anzi andrebbe in qualche modo analizzata e demitizzata/smitizzata.

Lo si può fare in molti modi, con una lettura più attenta di quanto viene pubblicato in Rete sui Millennial o prestando maggiore attenzione a studi e indagini, dedicate soprattutto al mondo del lavoro, che cercano di comprendere meglio una generazione destinata a entrare presto in ruoli di responsabilità crescete nelle aziende e nelle organizzazioni.

In una situazione di crisi del lavoro caratterizzata da tanta precarietà e, almeno in Italia, elevata disoccupazione giovanile, molte percezioni legate ai Millennial sembrano dettate da molta approssimazione, superficialità e dall'adozione acritica di molti stereotipi prodotti negli anni da molta letteratura giornalistica e online.

Analisi recenti, condotte in paesi anglo-sassoni, evidenziano alcuni di questi stereotipi mostrando una realtà diversa che merita una maggiore attenzione. Ad esempio da uno studio inglese emerge che il comportamento dei Millennial nei confronti del lavoro non è molto diverso da quello delle generazioni che li hanno preceduti. I Millenial sembrano rimanere legati a un posto di lavoro mediamente di meno dei loro colleghi più anziani ma, come loro, cercano di far durare la loro carriera nel tempo. Mentre la durata media di un posto di lavoro di un immigrato digitale è oggi scesa a 10 anni (era di 14 negli anni 80), quella dei Millennial è di cinque e in crescita rispetto a pochi anni fa.

I Millennial che hanno la fortuna di trovare un posto di lavoro stabile condividono con le precedenti generazioni lo stesso atteggiamento verso benefit aziendali e gratificazioni varie. Un altro mito da sfatare è la ricerca da parte dei Millennial di organizzazioni orizzontali o poco gerarchiche. Tutti sono alla ricerca di benefit ma non necessariamente determinati a puntare su organizzazioni piatte nelle quali ognuno è responsabile di se stesso.

I Millennial sono simili ai loro predecessori anche nella relazione con il denaro. Una ricerca di HSBC condotta su 11 nazioni e che ha coinvolto 12000 individui, ha evidenziato come i Millennial interagiscano con banche e istituzioni finanziarie più o meno come loro. Ad esempio nel tipo di interazioni con le banche fisiche, nonostante la loro elevata predisposizione e pratica nell'usare l'online banking. Condividono con le generazioni precedenti anche gli stessi timori, ad esempio sul furto di dati personali, sul furto e clonaggio di carte di credito e sul furto di identità.

Un altro stereotipo da analizzare e smitizzare è la vita sociale dei Millennial. Una vita sociale percepita come complicata e tale da convincerli a rimanere in famiglia a lungo per evitare di fare i conti da soli con la realtà complicata della crisi e del mondo del lavoro. La supposta imprenditorialità dei Millennial è smentita dall'elevata percentuale di individui che continua a fare conto sulle risorse dei genitori e degli adulti e sembrano intimiditi dalle realtà con cui si devono confrontare.

Ciò che molte indagini stanno evidenziando va contro la percezione comune di una generazione felice e in fase di affermazione. E' al contrario una generazione immersa nei problemi e in crisi, soprattutto quando si tratta di lavoro e sviluppo professionale. E' un aspetto noto a molti uffici del personale di medie e grandi aziende ma anche alle agenzie immobiliari che vedono i Millennial in percentuale inferiore rispetto agli individui delle generazioni precedenti. Un'altra indicazione delle difficoltà che le nuove generazioni stanno affrontando è l'uso diffuso di applicazioni di incontri (dating)  e il loro scarso effetto nel produrre relazioni durature e sulle quali poter contare. Questa e altre difficoltà non interessano tutti i Millennial allo stesso modo. I Millennial ricchi stanno meglio di quelli poveri e hanno maggiori e migliori opportunità, di lavoro, di possedere una casa, di essere meno soli e di sposarsi.

In sintesi ciò che le indagini recenti sembrano evidenziare è quanto sia complicato abbracciare in modo semplicistico e in una visione univoca una generazione come quella dei Millennial. Evidenziano anche però che la loro diversità rispetto alle generazioni precedenti non sono poi così grandi, anzi forse sono inesistenti, a parte la loro maggiore e conclamata abilità nel conoscere e destreggiarsi con la tecnologia.

* Spunti per questo articolo tratti dal portale Raconteur

 

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