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Mobilità tecnologica e lavorativa

Mobilità tecnologica e lavorativa

15 Maggio 2015 Redazione SoloTablet
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La mobilità non è solo tecnologica ma anche lavorativa. Il lavoro si è fatto precario e mobile. Le aziende investono in tecnologie e lavoratori mobili. Le prime servono ad alimentare la mobilità lavorativa, i secondi a far crescere i guadagni e la flessibilità lavorativa.

Dicono che le nuove tecnologie mobili hanno dato forma a nuovi stili di vita legati alla mobilità. Prima di essere tecnologica la mobilità è innanzitutto sociale e lavorativa. Lo smartphone e il tablet possono aver fatto emergere nuovi modi di vivere e di interagire con il mondo ma hanno anche favorito la flessibilità lavorativa, il lavoro da remoto e da casa e quello precario.

Le aziende hanno ottenuto dalla mobilità tecnologica la possibilità di migliorare efficienza e produttività favorendo l’accesso continuo ai dati e alle risorse informative aziendali, la collaborazione di gruppo e la capacità di soddisfare meglio bisogni e necessità dei clienti. Grazie ai dispositivi mobili, alle nuove applicazioni e servizi in cloud computing la forza lavoro è oggi in grado di fare di più e meglio ma soprattutto di farlo a qualsiasi ora della giornata, anche fuori dalle ore lavorative. Con lo smartphone si naviga, si gioca, si socializza e si lavora. Dalle nuove abitudini discendono i nuovi stili di vita e in essi rientra anche un rapporto di lavoro più flessibile e, in molti casi, anche più precario perché definito nei tempi e nei modi dalle opportunità, offerte alle aziende e alle organizzazioni, dalle nuove tecnologie.

 

 

A sperimentare e a dare forma ai nuovi stili di vita sono in primo luogo le generazioni dei nativi digitali. Anche grazie al nuovo rapporto che hanno da sempre con le tecnologie, essi hanno contribuito all’emergere di un nuovo tipo di forza lavoro, sicuramente mobile grazie alle tecnologie ma anche molto più precaria dal punto di vista dei rapporti di lavoro e delle opportunità di guadagno.

Entro il 2030 le nuove generazioni dei Millennial costituiranno il 75% della forza lavoro impiegata. Sarà una forza lavoro iper-connessa e sempre online, frequentatrice di social network e capace di navigare la rete alla ricerca di nuove opportunità lavorative ma anche più debole perché distribuita, legata a rapporti personali e meno capace di interagire con altri nella difesa di diritti e bisogni condivisi.

Il rischio è che la precarietà possa diventare per i nativi digitali naturale come lo sono diventati lo smartphone, Internet e Facebook. Con una differenza sostanziale. Mentre le nuove tecnologie hanno rappresentato una innovazione rivoluzionaria, la precarietà è un semplice ritorno al passato. E poco importa che la precarietà odierna sia spesso legata a modelli di business economicamente vincenti perché costruiti sulla innovazione tecnologica che ha fatto crescere la produttività dei lavoratori, migliorata la capacità di penetrazione sul mercato e rafforzato le relazioni con la clientela.

La tecnologia è diventata sinonimo di flessibilità e di maggiore libertà. Lo è anche per il lavoratore, non più legato alla sua scrivania o al posto di lavoro e più libero di agire consapevolmente e liberamente nello svolgimento delle sue attività. Lo è il per il datore di lavoro che può trarre vantaggio dalle tecnologie e dalla mobilità  aziendale che rende possibile e che può interessare non soltanto i Millennial ma tutte le generazioni di lavoratori, compresi i Baby Boomers, cresciuti nell’era nella quale il lavoro indeterminato e fisso non era una chimera ma una possibilità reale.

Oggi nativi digitali e immigrati digitali, Baby Boomers e Millenial si trovano a dover fare i conti con gli innumerevoli benefici e vantaggi derivanti dalle nuove tecnologie ma anche con il nuovo ambiente lavorativo da esse reso possibile. Un ambiente che chiede loro un adattamento evolutivo e non sopporta modelli organizzativi e lavorativi diversi da quelli su cui si è sviluppato fatti di flessibilità, mobilità e tanta precarietà.

La tecnologia non è certamente l’unica responsabile del nuovo ambiente lavorativo ma vi ha contribuito ampiamente rendendo possibili nuovi modelli di business, nuove forme organizzative, nuove modalità operative e nuovi strumenti operativi di lavoro. Ne sono derivati nuovi stili di vita lavorativi e soprattutto individuali e sociali. Stili di vita non necessariamente migliori o piacevoli. Non resta che allentare lo stress e la tensione giocando con il proprio smartphone o condividendo ansie e arrabbiature su un social network. Meglio ancora se lo smartphone lo si usa per cercare nuove opportunità lavorative e per socializzare i propri bisogni sui network professionali come Linkedin.

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