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Nostalgia e voglia di lentezza degli immigrati digitali

Nostalgia e voglia di lentezza degli immigrati digitali

08 Febbraio 2018 Redazione SoloTablet
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Le nuove tecnologie hanno impresso l'accelerazione in ogni ambito della vita di ogni giorno. Si corre, si clicca, si cinguetta, ci si messaggia e ci si fotografa senza respiro. Scaraventati nel tunnel del vento tecnologico gli immigrati digitali percepiscono la nostalgia della lentezza dei tempi passati. I nativi digitali ne hanno un vago sentire!

Ciò che oggi rappresenta velocità e prestazione assume la forma di artefatti tecnologici come lo smartphone, il tablet, i lettori di libri digitali, le auricolari, i lettori musicali e le applicazioni Mobile (Generazione APP: la vita racchiusa in una APP!). La nostalgia che fa sempre da sottofondo riporta a galla alla mente degli immigrati digitali il ricordo di altri strumenti, analogici e lenti (Voglia di analogico), come i libri cartacei, le macchine fotografiche analogiche (Cartoline del passato alla ricerca di futuri in technicolor!), i lettori CD o di audio-cassette, i giradischi per vinili a 33 giri, gli orologi da polso meccanici, i video-registratori VHS, le macchine fotografiche analogiche e  le radio portatili (chi si ricorda i ghetto-blaster?).

La nostalgia per molti immigrati digitali è più di un semplice ricordo. Come d'altra parte spiegare il calo di vendite di e-book (non in tutte le nazioni ma certamente negli USA, il paese dei libri digitali e degli store online) che sta facendo morire gli e-reader, la ripartenza delle vendite di dischi in vinile, il recupero del vecchio telefonino o dispositivo mobile stupido (per distinguerlo dallo smartphone - Il telefono intelligente è noioso, quello più stupido lo è di meno!).

La nostalgia crescente che si manifesta in nuovi comportamenti va di pari passo con l'affermarsi di un'interazione con la tecnologia più critica, venata da un sano tecno-scetticismo e tecno-cinismo. L'approccio critico suggerisce una riflessione, critica appunto, sulle mitologie della tecnologia che non si traducono nei benefici e nei vantaggi promessi e sui suoi effetti nella vita di ogni giorno. Un approccio tecno-scettico e tecno-cinico permette di guardare alla tecnologia con indifferenza, ironia e senso dell'umorismo, di usarla al in modo curioso e empatico senza per questo lasciarsi ingannare dai suoi valori.

L'approccio scettico e cinico, oltreché critico, non è solo nostalgico ma permette di cogliere gli aspetti magici, irreali e illusori delle molteplici realtà digitali che si abitano. Grazie alla nostalgia può diventare possibile distinguere le esperienze perfette digitali da quelle imperfette della vita reale e acquisire nuova consapevolezza di quanto si vada perdendo nella vita prolungata e virtuale online.

L'esperienza digitale è così attrattiva perché assomiglia a quella reale. Chi la vive sa che non lo è ma la vive come se lo fosse. Ciò che attira non è la sua somiglianza con il reale ma il fatto di farcelo percepire e vivere come se fosse un mondo a parte, diverso, parallelo...un altro mondo. Un atteggiamento diffuso che va oltre il sano realismo e cinismo di quanti colgono l'artificio sottostante costruito sulla magia, sulle cortine fumogene e sul gioco di riflessi tipico degli specchi.

Le esperienze dei nuovi media digitali e delle loro piattaforme sono immersive e coinvolgenti. Così immersive da fare nascere in un numero crescente di utenti il desiderio di esperienze diverse, fatte attraverso media e tecnologie meno perfette e performanti, proprio per questo capaci di ricordare che in fondo si sta semplicemente giocando, ascoltando un brano musicale, guardando un video o un film. Semplici attività, già sperimentate in precedenza, capaci di soddisfare il senso estetico di ognuno perché capaci di ricordarci che siamo umani e che la tecnologia è impegnata al massimo nel farci dimenticare che lo siamo (Darsi tempo, non volere tutto e subito sembra diventato impossibile.).

L'essere umani spiega come mai molte esperienze tecnologiche si trasformino in noia. La loro pretesa di essere reali le trasforma in esperienze ripetitive, sempre uguali e con minore capacità di sorprendere e attrarre di quanto non siano capaci quelle reali. Provate a pensare a molti film attuali (Al cinema per vedere Blade Runner 2049), realizzati in modo perfezionistico, con mezzi tecnologici all'avanguardia, e paragonateli a molti film datati e vecchi, anche nelle tecniche filmiche utilizzate. I primi finiscono per essere percepiti come tutti uguali e per rendere così trasparenti i trucchi usati da renderli noiosi. I secondi continuano ad attrarre da un punto di vista estetico e per la loro capacità di continuare ad alimentare sogni e immaginazione.

Il paradosso è che ci si rivolge ai mondi virtuali digitali per sfuggire alla realtà e ci si trova proiettati in mondi che stanno facendo di tutto per simulare la realtà (Non simulare virtualmente il viaggio ma fai la valigia e parti ) dalla quale scappiamo. Come in ogni fuga il ritorno a casa non è immediato ma, una volta compreso il trucco e la magia illusoria dei nuovi mondi e percepito il malessere che ne origina, il percorso a ritroso diventa la via per un'altra fuga, alla ricerca del benessere che si credeva di avere dimenticato, quello della vita reale prima di quelle virtuali.

E' probabile che le nuove realtà virtuali stiano predisponendo un mondo abitato da macchine intelligenti e robot che non avranno le imperfezioni, i desideri e i bisogni di persone in carne e ossa. Per questi esseri futuri, superumani e/o transumani, la noia, la nostalgia, il gusto estetico non saranno nulla di diverso da quanto sarà stato loro impresso e programmato.

Nel frattempo gli esseri umani che abitano le molteplici realtà virtuali della tecnologia rischiano di sperimentare gli stessi sentimenti di noia, fastidio, uggia, seccatura, stanchezza e nausea che già hanno sperimentato nelle loro vite reali. Mentre le macchine e i robot stanno sviluppando la loro intelligenza e specializzandosi in ambiti nei quali eccellere, agli umani continua a rimanere una possibilità che le macchine non hanno (Stiamo guadagnando la consapevolezza di ciò che andiamo perdendo.). Possono continuare a riflettere e nel farlo produrre pensieri critici e porsi delle domande, ad esempio sul loro reale benessere, su cosa significhi vivere bene nell'era digitale, su dove ci stia portando la cosiddetta innovazione tecnologica e su cosa significhi oggi continuare a rimanere umani.

 

 

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