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Perchè bisognerebbe abbandonare Facebook

Perchè bisognerebbe abbandonare Facebook

17 Novembre 2015 Redazione SoloTablet
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Per gli immigrati digitali che, pur frequentandolo e postando, non hanno ancora compreso fino in fondo perchè Facebook esiste e sia così popolare, potrebbe essere utile conoscere le ragioni che hanno portato loro contatti online ad abbandonarlo. Alcune spiegazioni interessati io le ho trovate in una nota di Mark Gibson che ha comunicato pubblicamente di avere lasciato Facebook!

Il messaggio che mi è capitato di leggere è stato pubblicato sul mio network professionale di Linkedin con il titolo Why I quit Facebook. L’autore è Mark Gibson, Sales enablement and content development consultant di una società americana.

Durante una consulenza con Centrify, una società che si occupa di sicurezza, Mark deve essere venuto a conoscenza di informazioni che lo hanno portato alla decisione di chiudere il suo account in facebook. Il motivo principale la sicurezza dei dati personali e i rischi che dalla loro visibilità sul muro delle facce possono derivare per ogni utente online.

Il testo ha una introduzione divertente nella quale viene illustrata con leggera ironia cosa succederebbe se un immigrato digitale applicasse nella realtà sociale le pratiche suggerite da quella virtuale di Facebook per fare rete sociale. Applicando le stesse regole ogni mattina, uscendo di casa, bisognerebbe raccontare alla portinaia, al giornalaio, al barista ma anche alle persone che si incontrano per strada, cosa si è mangiato la sera precedente, che spettacoli televisivi si sono visti, cosa si è pianificato di fare in giornata e con chi. L’incontro mattutino potrebbe servire a condividere e regalare fotografie del cane, della famiglia o dell’amante, do se stessi impegnati sul balcone, in garage o sulla bicicletta per la salute. E con le persone incontrate casualmente si potrebbero anche condividere opinioni politiche, visioni future e cercare di conoscere le loro. Chi lo facesse, dice Mark, potrebbe trovarsi ad avere numerosi Like e alcuni contatti… due poliziotti, un investigatore privato e uno psichiatra!

Fin qui l’umorismo che ben descrive molta della stupidità che emerge dalle attività condotte sul muro delle facce da migliaia di persone. Sono attività che da sole non suggeriscono di abbandonare il social network. Chi non ha compiuto azioni stupide, senza senso e con risvolti non sempre positivi?

Le ragioni dell’abbandono di Facebook vanno invece ricercate nella conoscenza acquisita delle potenziali vulnerabilità del social network in termini di sicurezza personale, di potenziali frodi e attacchi da parte di cybercriminali e di furto di identità.

L’aumentata capacità e abilità di hacker e cybercriminali dotati di strumenti sempre più sofisticati e pericolosi e capaci di implementare tattiche di attacco di nuova generazione, deve essere considerata come una minaccia reale da tutti gli utilizzatori dei social network ma in particolare di Facebook.

La vulnerabilità nasce dall’aver fornito in Facebook il profilo perosnale e dall’alimentarlo continuamente con informazioni che persone malintenzionate possono usare per attacchi personali o per azioni idesiderate dopo avere rubato le identità di altri. Gli effetti collaterali possono essere costosi e poco convenienti, soprattutto se l’uso di Facebook è limitato a semplice passatempo e divertimento.

Meglio evitare di lasciare tracce sensibili e meglio controllare di non avere disseminato nei vari cambiamenti di stato informazioni che possano essere usate per un acquisto o un accesso fraudolento a una carta di credito, a un conto corrente o a una banca.

Prima ancora di porre attenzione alle informazioni pubblicate è utile riflettere sul fatto che ogni input, ogni preferenza espressa o menu cliccato, ogni scelta fatta o gusto condiviso viene registrato e usato per comporre profili demografici e personali utili per grandi marche e uffici di marketing per definire le loro potenziali audience per iniziative future.

La raccolta di questi dati, avviene all’insaputa dell’utente, ma con la sua complicità o disattenzione. Il primo furto di dati lo fa proprio Facebook che usa le informazioni disponibili nel suo social network per creare immense banche dati da vendere ai suoi clienti.

Il fatto che tutta la logica sottostante a Facebook sembra essere quella della raccolta di dati, hacker e cybercriminali vari trovano grande facilità a ingegnerizzare le loro trappole di Phishing, Maldvertising e malware. Chi non credesse alla pericolosità dei rischi derivanti dalle azioni di jacker operanti su Facebook dovrebbero conoscere e riflettere sul fatto che il 95% dei problemi sono stati causati dal furto di identità o da profili Facebook compromessi e usati in modo improprio, all’insaputa del loro proprietario o proprietaria.

Il furto di identità significa che un cybercriminale qualsiasi possa inviare una email con informazioni così personali da indurre a leggere e a cliccare link proposti senza prestare troppa attenzione o cura a quello che si fa. Il semplice click può portare alla installazione di malware sul dispositivo in uso e alla attivazione di  cavalli di troia e applicazioni capaci di catturare ogni azione che viene fatta, comprese quelle con cui si accede a un conto corrente online o all’account di PayPal.  Se il dispositivo è usato anche per accedere alle reti aziendali, il malavitoso digitale può accedere anche alle reti e alle risorse ben più ricche dell’azienda.

Le motivazioni fornite da Mark per giustificare l’abbandono di Facebook possono sembrare risibili e note ai più. Il fatto di averle riprese e condivise è legato solo alla convinzione che siamo sempre più indifesi di fronte alla tecnologia perché la nostra interazione con essa è sempre meno razionale e dettata dalla rapidità di esecuzione. Poco importa se il click veloce su un Link produce gli stessi effetti della farfalla della complessità che provoca un terremoto.

Nessuno è obbligato a lasciare Facebook e forse non è neppure necessario. Per evitare o prevenire rischi meglio però informarsi adeguatamente leggendo i numerosi testi pubblicati sul tema anche su SoloTablet o visitando siti italiani e stranieri dedicati al problema come quello di Brian Krebs, un giornalista dedicato al crimine digitale, che offre una cornucopia di informazioni e approfondimenti sui crimini, sui criminali, sulle loro tattiche e sulle vulnerabilità degli utenti della Rete.

Se Facebook è un esperimento interessante e un luogo della Rete in cui è piacevole abitare, considerando la sua popolazione di un miliardo e mezzo di iscritti, quasi nessuno si accorgerà che qualcuno se ne è andato. Forse solo i poliziotti, l’investigatore privato, lo psichiatra e i molti cybercriminali che stavano già pianificando il loro prossimo colpo!

 

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